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Un anno senza Camilleri

Nel primo anniversario della morte dello scrittore siciliano, l’Università degli Studi di Cagliari ne onora la memoria ricordando in particolare la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa, giunta nell’ambito di un consolidato rapporto culturale e scientifico avviato tanti anni prima da Giuseppe Marci, docente di Filologia della letteratura italiana. A beneficiarne fin dall’inizio furono gli studenti del nostro Ateneo: è ancora vivo il ricordo dello straordinario incontro in Aula Capitini, la sera prima della cerimonia a Palazzo Belgrano
17 luglio 2020
Andrea Camilleri con l'allora Rettore Giovanni Melis e il professor Giuseppe Marci

Lo scrittore siciliano tenne una vera lectio magistralis sul rapporto tra genitori e figli spaziando da Verga a Grazia Deledda, da Gavino Ledda a Pirandello a Italo Svevo. Di quest’ultimo commentò in particolare un capitolo de “La coscienza di Zeno”

Sergio Nuvoli - fotografie di Francesco Cogotti

Cagliari, 17 luglio 2020 – Il conferimento della laurea honoris causa ad Andrea Camilleri, il 10 maggio 2013, fu uno sviluppo – logico, ma inatteso – del rapporto con l’Università di Cagliari consolidato nel tempo grazie alle iniziative del professor Giuseppe Marci. A lui, all’epoca preside della giovane e dinamica Facoltà di Lingue e letterature straniere, si rivolse nel 2013 l’allora Rettore Giovanni Melis per organizzare la complessa procedura di assegnazione del titolo. Quella laurea, per Camilleri, non fu né la prima né l’ultima. La discussione in Aula Magna fu un momento storico per il nostro Ateneo, con il volto dello scrittore solcato da una lacrima nel momento più intenso della lectio, dal significativo titolo “Padri e figli”, quando ricordò la morte del padre.

L’aspetto sorprendente, che rende quell’episodio unico nella storia, fu però l’incontro del pomeriggio precedente - concesso alla vigilia grazie ancora una volta al docente di Filologia italiana - in un’Aula Capitini affollata come non mai di studenti che vollero dialogare a lungo con l’inventore del Commissario Montalbano. Con una perla in più: la presenza accanto a lui di Pinuccio Sciola. L’artista di San Sperate portò con sé le sue pietre sonore e le fece risuonare con la consueta maestria. Abbiamo chiesto al professor Marci di ricordare per UniCaNews quelle ore: l’ha fatto con la grandissima disponibilità che da sempre lo contraddistingue, nel video che potete vedere e nello scritto riportato in calce.

Andrea Camilleri con Pinuccio Sciola in Aula Capitini
Andrea Camilleri con Pinuccio Sciola in Aula Capitini
Giuseppe Marci, intervistato da Sergio Nuvoli, ricorda la due giorni trascorsa all'Università di Cagliari da Andrea Camilleri

Il ricordo del professor Giuseppe Marci: "Camilleri e Sciola, due grandi artisti che avevano in comune la generosità con la quale donavano il proprio tempo a chiunque"

Vorrei parlare di Andrea Camilleri, nel primo anniversario della morte, ricordandolo insieme a Pinuccio Sciola, scomparso nel mese di maggio del 2016.

Due grandi artisti: l’uno scrittore e l’altro scultore che mi hanno dato la loro amicizia, consentendomi di osservarli, in silenzio e da vicino.

Avevano tratti comuni e, per questo, volli farli incontrare nell’ambiente per loro il più adatto, in un’Aula magna gremita di studenti che conoscevano le opere e desideravano sentire la parola degli autori. Sciola, a dire il vero, più che parlare suonò le sue mirabili arpe litiche, mentre Camilleri lo ascoltava: le foto documentano la reciproca soddisfazione per quella memorabile serata.

Avevano in comune la generosità con la quale donavano il proprio tempo a chiunque: studenti, anche delle scuole elementari, laureandi, giornalisti, troupe televisive. Non era solo un tratto del carattere, ma il nucleo stesso della loro arte: producevano con generosità, come fonti perenni che elargiscono acqua preziosa per un impulso incoercibile. Sciola scolpiva le grandi pietre destinate ai luoghi pubblici, religiosi e civili, ma anche le piccole statue di terracotta, i bronzi, i legni, le pietre che diventavano semi dell’arte e non di rado venivano seppelliti nella terra: perché nascessero le montagne.

Camilleri ha pubblicato cento titoli. Chi dice che se ne avesse pubblicato solo dieci, con quelli avrebbe un posto imperituro nelle patrie lettere e nessuna accusa di eccessiva sovrabbondanza, non ha capito il concetto essenziale: quei cento titoli sono un unico affresco, amplissimo e magnifico, che dice della vita e della morte, delle passioni umane e della speranza. Occorre solo trovare la giusta prospettiva per vederlo nel suo insieme e capire le ragioni stilistiche e linguistiche che lo innervano.

Giuseppe Marci e Andrea Camilleri durante l'incontro del pomeriggio precedente al conferimento della laurea honoris causa
Giuseppe Marci e Andrea Camilleri durante l'incontro del pomeriggio precedente al conferimento della laurea honoris causa

Avevano in comune la ricerca del suono. Sciola, a ogni visitatore del Giardino sonoro, illustrava le virtù delle pietre: la memoria del tempo, l’elasticità, la capacità di custodire al loro interno una musica originaria, astrale. Lo osservavo, mentre accarezzava i suoi giganteschi strumenti litici, invitava i visitatori ad accostare l’orecchio per percepire le interne risonanze. Egli stesso lo faceva, e guardandolo con attenzione capivi che non si trattava di un gesto offerto all’ospite di turno, ma ogni volta in quell’atto ricostituiva un contatto, ricercava una nota custodita per millenni e che voleva trovare per comporre la sua melodia scultorea.

Camilleri era un “maestro concertatore” di parole: parole da tutti considerate come cosa vile, buone tutt’al più per gli usi rustici della campagna siciliana: sorde come una pietra. Le prendeva dalle zolle dei campi, dalla bocca dei viddrani, le incastonava in una collana di frasi, prima scritte e poi lette ad alta voce, fino a che germogliasse il suono voluto, percepito interiormente dallo scrittore e portato alla luce con un processo diverso da quello dello scultore, ma simile per determinazione e intensità d’ispirazione artistica.

Parole di contadini e gesti di scalpellini hanno più d’un punto di contatto e, come Sciola e Camilleri hanno mostrato, possono ispirare una poetica, diventare strumento per esprimere una visione del mondo.

Andrea Camilleri fotografato da Francesco Cogotti davanti ad un'opera della serie "Genti de bidda mia" creata da Pinuccio Sciola
Andrea Camilleri fotografato da Francesco Cogotti davanti ad un'opera della serie "Genti de bidda mia" creata da Pinuccio Sciola

Spero che presto qualche esperto della materia voglia studiare l’opera di Pinuccio Sciola riconnettendola con le ere geologiche dalle quali deriva, coll’ambiente umano e culturale che ne ha alimentato lo sviluppo e l’ha resa significativa, capace di parlare a genti di nazioni diverse.

Nel caso di Andrea Camilleri, molto è già stato fatto, e molto resta da fare: scavando nell’immenso vocabolario delle sue parole e chiedendosi perché abbia scelto quella lingua ‘volgare’ – e in qualche caso vastasa –, come l’abbia plasmata, da quale impulso spinto a coinvolgere il lettore, facendogli apprezzare l’effetto che deriva dall’accostamento di vocaboli divenuti necessari e indispensabili, anche per le loro variazioni ortografiche. E dovremo imparare a farlo non per una “fissazione linguaiola” che Benedetto Croce deprecava, ma proprio, come egli prescriveva, per “studiare e leggere il mondo”.

Nel nostro caso il mondo vastissimo (per certi versi ancora incognito) di Andrea Camilleri che non potrà essere compiutamente esplorato se non con il paziente esercizio volto a ricostruire il mosaico realizzato mischiando parole che il Verga avrebbe detto “raccolte tra i viottoli dei campi”, con quelle della grande letteratura italiana. Nella ininterrotta ricerca di un suono capace di esprimere in maniera consona la fatica e il dolore dell’umile mondo di Vigàta, ovvero di ogni luogo dove donne e uomini campano la vita con fatica, senza mai perdere la speranza e il gusto della battuta che esprime allegria. Come sa genti de bidda mia raccontata da Sciola nelle sue terracotte.

Giuseppe Marci

Laurea ad Andrea Camilleri: la foto di gruppo con la commissione
Laurea ad Andrea Camilleri: la foto di gruppo con la commissione
LA CONCLUSIONE DELL'INTERVENTO DI ANDREA CAMILLERI IL 10 MAGGIO 2013, L'ATTIMO IN CUI SI COMMOSSE PARLANDO DEL PADRE

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