UniCa UniCa News Notizie Ricerca, brillano i neolaureati in chimica dell'Università di Cagliari

Ricerca, brillano i neolaureati in chimica dell'Università di Cagliari

Riconoscimento nazionale per Giovanni Emanuele Porcedda: la tesi sull'utilizzo innovativo degli scarti della lavorazione del marmo delle cave sarde per la bonifica di acque contaminate da piombo ha colto le attenzioni dei giurati. Un altro tassello di pregio per il team guidato da Antonella Rossi
28 giugno 2021
Il premio Giorgio Squinzi è finalizzato da Federchimica ad incentivare la collaborazione tra l’industria chimica, la didattica e la ricerca universitaria

Premiati giovani chimici e ingegneri chimici per le migliori tesi magistrali di interesse industriale

Ivo Cabiddu - Mario Frongia

I riconoscimenti - intitolati al recentemente scomparso Giorgio Squinzi, per anni presidente di Federchimica, quindi di Confindustria e del Consiglio europeo dell’industria chimica - sono stati assegnati alle migliori tesi magistrali di interesse industriale. Tra i 29 premiati per l’anno accademico 2019/2020, a cui spetta una somma di 2mila euro ciascuno (al netto delle ritenute erariali), c’è anche il dottor Giovanni Emanuele Porcedda, che ha conseguito la laurea magistrale all’università di Cagliari con la tesi “Studio dell’interazione del carbonato di calcio con soluzioni contenenti lo ione piombo”.

La tesi magistrale premiata approfondisce la capacità del CaCO3 di reagire in acque contaminate favorendo l'abbattimento di elementi tossici e nocivi come il piombo
La tesi magistrale premiata approfondisce la capacità del CaCO3 di reagire in acque contaminate favorendo l'abbattimento di elementi tossici e nocivi come il piombo

AWARD FEDERCHIMICA. Nel corso della cerimonia sono giunte ai vincitori dei premi di tesi anche le congratulazioni da parte del ministro dell’Università e della ricerca, Maria Cristina Messa, che nel suo messaggio ha evidenziato il ruolo fondamentale della chimica per lo sviluppo sostenibile, l’occupazione e la competitività del Paese. Rispetto agli altri settori produttivi, l’industria chimica italiana assume laureati in percentuale superiore alla media: “I laureati - ha dichiarato Paolo Lamberti, presidente di Federchimica - sono infatti pari al 23% degli addetti, il doppio della media nazionale (11%) e oltre la metà dei laureati impiegati nella chimica è in possesso di una laurea in materie scientifiche”. Tra gli altri dati significativi circa le grandi opportunità professionali in campo chimico, c’è anche la pressoché assenza di precarietà e l’aggiornamento continuo, con oltre il 95% dei collaboratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato e il 42% dei dipendenti impegnato in almeno un corso di formazione (a fronte di una media industriale del 26%). “È uno scenario positivo, che si apre ai giovani con solida formazione accademica, soprattutto nelle imprese a base scientifica e tecnologica che, in Italia, si confrontano con una cultura scientifica modesta, che non avvicina i giovani ai percorsi formativi STEM. Per questo Federchimica collabora con il Miur, con le scuole e le università”.

Clicca per il video di Federchimica relativo all’evento

La ricerca si inserisce nell’area della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare relativa ai sistemi e alle tecnologie “water e waste treatment”

IL VINCITORE. Grande appassionato per la chimica già da ragazzo, Giovanni Emanuele Porcedda ha conseguito a Cagliari il diploma di perito chimico industriale (Itis Michele Giua) per poi laurearsi nel nostro ateneo, conseguendo la laurea triennale in Chimica (relatore il professor Davide Atzei) e quindi la magistrale in Scienze chimiche con indirizzo chimica ambientale ed ecosostenibile, entrambe col massimo dei voti e menzione di lode. In ateneo ha ricoperto incarichi quale tutor didattico e assistente per il progetto Piano lauree scientifiche per la chimica, per il Corso di laboratorio di chimica della laurea triennale in Biologia, nonché in varie edizioni della Notte europea dei Ricercatori e delle Giornate di orientamento. “L’esperienza maturata all’Università di Cagliari mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente dinamico e stimolante che ha accresciuto il mio interesse per la chimica. Attualmente mi occupo, come borsista, di caratterizzare le superfici di silicati ad elevato impatto ambientale e proseguo le mie ricerche sulla rimozione di elementi tossici dalle acque mediante calcare”.

Un'altra foto di Emanuele Porcedda al lavoro nel Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche
Un'altra foto di Emanuele Porcedda al lavoro nel Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche

PRESENTE E FUTURO NELLA CHIMICA. Coltivando da sempre la passione per le attività sperimentali, per il suo futuro Emanuele Porcedda coltiva il desiderio di poter diventare tecnico di strumenti di analisi chimica avanzati: “Ho partecipato ad alcuni concorsi banditi dall’Ateneo e con grande soddisfazione mi sono piazzato al secondo posto, rispetto a persone che potevano vantare molti più anni di esperienza lavorativa. Sono convinto che la mia giovane età e la mia preparazione giocheranno a mio favore nell’immediato futuro”.

Ricerca universitaria e trasferimento tecnologico

GLI STUDI IN ATENEO. Per la tesi magistrale - premiata il 26 giugno a Milano - Porcedda ha approfondito i meccanismi di reazione del carbonato di calcio con acque contaminate da elementi tossici per l’ambiente e nocivi per l’uomo, come il piombo. La tesi si inserisce e affianca il filone dello studio “Environmentally relevant surface reactions involving carbonates for toxic elements removal", condotto nella cittadella universitaria di Monserrato dal gruppo di ricerca di Analisi di superficie, elettrochimica e corrosione (Surface analysis, electrochemistry and corrosion), l’équipe scientifica coordinata dalla professoressa Antonella Rossi, del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche, in cui il dottor Porcedda ha maturato gran parte della propria esperienza. In particolare, la finalità delle ricerche è rivolta alle possibilità di utilizzo pratico, altamente innovativo e sostenibile, degli scarti calcarei provenienti dalle cave sarde (materiali classificati come rifiuti speciali) per rimuovere elementi pericolosi dai reflui industriali e da acque inquinate. In base ai risultati preliminari di una ricerca internazionale iniziata nel 2018 e svolta dal gruppo di ricercatori guidati da Antonella Rossi - con la collaborazione del Department of Materials del Politecnico di Zurigo (ETHZ) e del Laboratorio chimico nuorese - le polveri calcaree di scarto delle cave di marmo, come quelle di Orosei, potranno essere infatti utilizzate per decontaminare le acque con presenza di piombo o altri elementi pericolosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente, ad esempio cromo, zinco e nichel. 

LA RESPONSABILE SCIENTIFICA. “La ricerca è scaturita da uno studio di fattibilità condotto nell’ambito di una tesi di laurea magistrale in chimica - spiega Antonella Rossi, ordinario di Chimica analitica e coordinatrice del gruppo di ricerca - con l’intento di trovare nuove metodologie utili per la salvaguardia dell'ambiente. Nello specifico, in caso di acque molto inquinate, il carbonato di calcio (finora considerato solo come materiale di scarto, con alti costi di smaltimento) ha dimostrato di avere un’elevata capacità ed efficienza, oltre il 90%, per la rimozione degli ioni di piombo presenti. Da qui la possibilità di nuove applicazioni pratiche per la bonifica di reflui e scarti industriali inquinanti”.

 

Nella foto la professoressa Antonella Rossi (al centro) con i laureati del 26 febbraio 2020: a sinistra Simone Murgia e Riccardo Serra, a destra Giovanni Emanuele Porcedda e Cristiana Crabiolu
Nella foto la professoressa Antonella Rossi (al centro) con i laureati del 26 febbraio 2020: a sinistra Simone Murgia e Riccardo Serra, a destra Giovanni Emanuele Porcedda e Cristiana Crabiolu

IL TEAM UNIVERSITARIO. Tutti i ricercatori del gruppo di ricerca di Analisi di superficie, elettrochimica e corrosione - di cui fanno parte, oltre alla professoressa Rossi, anche i docenti Davide Atzei, Bernhard Elsener e Marzia Fantauzzi - svolgono attività di consulenza per piccole e medie imprese sarde e nazionali per la risoluzione di problemi pratici che vanno dall’identificazione delle cause di corrosione alla proposta di soluzioni e si avvalgono della strumentazione avanzata dei loro laboratori in dipartimento. Attualmente lavorano con il gruppo di ricerca anche i dottorandi Deborah Biggio, Giulio Casula e Elio Fiorito.

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