UniCa UniCa News Notizie LE INTERVISTE DI UNICA. Luca Saba: “Formazione di qualità e gioco di squadra per una sanità migliore”. L'incontro con il 'preside' di Medicina e chirurgia fa parte del ciclo di conversazioni con personalità dell'ateneo e del contesto locale e nazionale

LE INTERVISTE DI UNICA. Luca Saba: “Formazione di qualità e gioco di squadra per una sanità migliore”. L'incontro con il 'preside' di Medicina e chirurgia fa parte del ciclo di conversazioni con personalità dell'ateneo e del contesto locale e nazionale

Lo specialista del dipartimento di Scienze mediche e sanità pubblica è il numero uno della facoltà dal primo ottobre scorso. “L’Università ha compiti precisi, creare i professionisti del futuro abili e preparati per garantire assistenza e cure ai cittadini. Studentesse e studenti sanno che da noi trovano risposte adeguate”
16 febbraio 2022
Monserrato. Luca Saba in ufficio di presidenza di Medicina e chirurgia

Diagnostica per immagini, radioterapia e medicina nucleare: in ateneo un polo di eccellenza

Mario Frongia

“Nella vita ci sono momenti di vario genere. Quel che conta è lavorare sodo per far diventare giusti quelli che ci capitano”. Luca Saba vola leggero. Eppure, gli è stata affidata una macchina complessa. Eletto lo scorso 17 settembre presidente della facoltà di Medicina e chirurgia, lo specialista sa che lo attende un compito impegnativo. “Un regalo? No, un passaggio di grande responsabilità. Con onore e oneri: sono stato eletto per rappresentare le esigenze della popolazione studentesca, dei colleghi e della componente amministrativa”. Costruire i medici del futuro, farlo con competenza e conoscenza, al passo con l’innovazione tecnologica e scientifica. Sì, la missione di un preside non è mai semplice. E se guidi Medicina lo è meno che mai. Il professor Saba annuisce. Incrocia le mani. La scrivania è in ordine. Alle pareti una ventina di targhe, riconoscimenti e attestati. Ma anche le foto della moglie Tiziana e del figlio Lorenzo. Poco distante quella con un folto gruppo di specializzandi. La radiologia, al primo piano del Policlinico Duilio Casula, è una sorta di alveare silenzioso. La macchina funziona al top. Il via vai nell’andito, fra strette di mano, pacche e saluti, genera fiducia. Il caffè? Lungo e senza zucchero. Luca Saba sorride. Ma sa che come qualsiasi partita di pregio, la posta è alta. Così come è certo che, nella quotidianità, la sensibilità e la condivisione che esalta le capacità dei collaboratori, il pragmatismo, la competenza e i saperi, sono il mix vincente. Il buon senso e il garbo fanno il resto. “Anche prima della carica avevo ritmi alti. Guido un reparto complesso e ho anche la fortuna di avere attività di ricerca che mi appassionano”.

Cosa ha avuto in eredità dal professor Finco?

Grande entusiasmo, Gabriele ha operato con passione. In uno scenario complesso come l’ultima fase della pandemia da Covid, ci ha messo energia e passione. Le nostre attività devono avere equilibrio, intelletto e amore per quel che si deve fare.

Lei viene eletto il 17 settembre. Quali priorità ha messo in agenda?

Intanto, mi sono consultato con i colleghi. Dobbiamo mantenere e migliorare il posizionamento e il ruolo della sanità universitaria. Per formare gli studenti dei sedici corsi laurea è necessario un corpo docente di qualità e numero adeguato con strutture idonee. Non si possono imparare concetti teorici senza approfondire la pratica e quindi occorrono strumenti all’altezza, dalle sale operatorie a laboratori, posti letto, degenze.

Qual è il suo raggio d’azione?

Il preside non ha funzioni operative ma deve sensibilizzare chi decide, valuta e può portare avanti le istanze. Politica universitaria e governance devono sapere da noi cosa occorre per acquisire e trovare soluzioni. Senza, non possiamo formare al meglio i nostri studenti. I corsi portano ricchezza culturale ed economica. La crescita globale va capita e perseguita senza esitazioni.

Come procede l’intesa con i vertici dell’ateneo?

Devo ringraziare il rettore: il professor Mola ha un compito gravoso e ci sta mostrando vicinanza e sensibilità. E sono grato al collega Giorgio La Nasa, prorettore delegato alla Sanità, ai colleghi dell’Azienda ospedaliero-universitaria e a quanti in reparto mi supportano, e sopportano, un giorno dopo l’altro. La facoltà cammina grazie a loro e ai tanti, come il segretario di presidenza Giuseppe Manca, che operano con esperienza e passione.

Parliamo di numeri. I docenti sono sufficienti?

Tutto sta nel sapere quanti studenti vogliamo formare. I parametri ministeriali dicono che per 240 studenti di medicina, più quelli degli altri corsi, servono un tot di docenti. Se si vogliono formare più studenti servono più docenti e altri spazi. Noi insegniamo la medicina che i cittadini avranno nel 2030. Per farlo serve ambizione e innovazione. E i decisori devono capire che per formare il professionista del domani si deve progettare da oggi il cammino, le strutture, la preparazione e le dotazioni.

Professore, qual è il primo parziale bilancio?

Stiamo iniziando a capire le linee da percorrere, con le modalità e la strada corretta. Il mio è un ruolo di sintesi. Sul processo lavorano anche il professor La Nasa, i direttori di dipartimento, da Piergiorgio Calò ad Aldolfo Pisano, Antonio Capone, alla collega direttrice di Scienze biomediche, Iole Tommasini Barbarossa, i colleghi della ginecologia ed Ernesto D’Aloja che siede in cda. Il processo è corale, in tanti mettono tempo, energie e visione.

Cosa dice alle matricole?

Sappiano che manterremo Cagliari nella fascia medio-alta nei posizionamenti nazionali. La percezione degli studenti è positiva, la notiamo anche nelle sessioni di laurea. I nostri laureati lavorano anche oltre Tirreno in centri di pregio con risultati eccellenti. Certo, il processo deve migliorare, dobbiamo crescere e fare sempre meglio.

I buchi d’organico e le carenze di medici di medicina generale, anestesia, pediatria, emergenza-urgenza sono innegabili. Come la vede?

Esistono diversi modelli per l’accesso alla formazione sanitaria. Un sistema ideale non esiste. Ed è vero che per formare al meglio uno studente di medicina servono molte risorse e pesanti investimenti. Il numero chiuso serve a garantire che le risorse qualifichino. Certo, i quiz hanno vantaggi e svantaggi. In Francia c’è la rivalutazione dopo il primo anno. Da noi andrebbe tarato in modalità dinamica: Stato e regioni devono fare una previsione pluriennale, tenendo conto dei sei di laurea e quattro di specializzazione. Serve elasticità per la fluttuazione degli studenti. Un’elasticità che deve tener conto delle strutture e del resto

Quale può essere la risposta?

Le risorse vanno usate con modalità più ampie. Si potrebbe entrare nei contratti collettivi nazionali e garantire al medico una maggiore flessibilità, dal neolaureato al collega che ha vent’anni di esperienza. Un sistema a fisarmonica utilizzabile con rapidità sarebbe utile per allentare la rigidità che si manifesta nel territorio e poi evolve nel sistema ospedaliero.

Il collasso e le criticità degli ospedali sono materia delicata e attuale.

Mi rifaccio alla fisiologia: con le crisi, come quella pandemica, il corpo aiuta per sopravvivere prima gli organi importanti poi quelli periferici. Il numero chiuso deve avere soluzioni a lunga gittata ma nell’immediato vanno rivalutati i profili di attività, magari snellendone alcuni. Penso alla tecnologia e quindi alla telemedicina.

Monserrato. Il professor Saba e una quotidianità tra didattica, ricerca e gestione del reparto e della facoltà
Monserrato. Il professor Saba e una quotidianità tra didattica, ricerca e gestione del reparto e della facoltà

Dai rapporti con gli ospedalieri alle vocazioni, la pandemia e i no vax

Professor Saba, la diatriba ospedalieri-universitari ha ancora senso?

Se ne parlava anche quando sono entrato nella scuola di medicina. Ci sono stati errori storici che non possiamo più permetterci. Adesso lavoriamo in sinergia. Da noi un collega ospedaliero è parte piena con ruolo massimo. Sono diventato universitario dopo essere stato ospedaliero. E penso a un’anima unica che si declina in vari modi. Nel mio staff siamo tre universitari e diciotto ospedalieri: colleghi fantastici.

Fame di vocazione in alcune branche e una pratica indispensabile spesso venuta meno. Qual è la riflessione?

Intanto, la passione non basta più. E un’Università che non fa entrare in sala operatoria gli studenti è fuori dal tempo. Ma da quel che vedo i colleghi della chirurgia hanno incorporato bene questa esigenza. Tutti sanno che il nostro specializzando non può avere solo la teoria ma gli va garantita la pratica. Come per il pianoforte non puoi solo saper leggere la musica ma devi saper mettere le mani sulla tastiera.

Lei è diventato preside superando Andrea Figus con diciotto voti a diciassette. Cosa le rimane della campagna elettorale?

L’espressione di una positiva vitalità accademica. Il confronto è questo. Confrontarmi con il professor Figus, un grande professionista e docente di valore per la facoltà, è stato un piacere e un onore. Più in generale, sono abituato ad andare avanti e so che se non avessi vinto avrei garantito il pieno aiuto e supporto al preside. Così come lui sta facendo con me. C’è un tempo per tutto, superato quello del confronto si passa alla sintesi. La facoltà deve  andare avanti per fare formazione di alta qualità per gli studenti.

Passiamo alla pandemia. Come valuta la risposta della medicina?

L’abnegazione e la disponibilità mostrata dai medici è stata esemplare. Anche il vaccino è frutto di competenza e condivisione. Così come la validazione di terapie innovative. La capacità medico-scientifica è emersa chiaramente e ha dato soluzioni. Che poi ci siano state difficoltà di pianificazione strategica è un discorso che nelle pandemie e in emergenza non può sorprendere.

La Fnomceo (Federazione nazionale ordine dei medici e degli odontoiatri) parla di circa 2.300 medici sospesi, tra no vax e non vaccinati. Qual è il suo giudizio?

L’argomento è strano. Parliamo di colleghi che hanno la nostra stessa formazione culturale, quella che deve darti un orientamento proveniente dalla comunità scientifica. È importante parlarci e cercare di capirli, escluderli o stigmatizzarli non serve. Occorre pazienza, abbiamo il dovere di argomentare senza chiuderci a riccio.

Da sinistra, Luca Saba con Gavino Faa. L'intesa tra la Radiologia e l'Istituto di Anatomia patologica, diretto dal professor Faa, decano della facoltà di Medicina, procede spedita
Da sinistra, Luca Saba con Gavino Faa. L'intesa tra la Radiologia e l'Istituto di Anatomia patologica, diretto dal professor Faa, decano della facoltà di Medicina, procede spedita

Una squadra da Champions

Luca Saba coordina un reparto con ventuno specialisti: Anna Lisa Atzeni, Antonella Balestrieri, Giancarlo Caddeo, Francesca Carta, Luigi Casciu, Maria Valeria Cherchi, Valentina Curridori, Enrico Demelia, Gerardo Dessì, Salvatore Labate, Giuseppe Ledda, Silvia Loi, Anna Rosa Mascia, Salvatore Medde, Maurizio Piano, Carola Politi, Michele Porcu, Ignazio Senis, Rosa Sulcis, Valerio Tuveri e Virgilio Vinci. Nel team anche un fisico, Luigi Barberini. In amministrazione operano Maria Frongia, Graziella Contini, Anna Paola Picciau e Giovanna Pinna. Il pool degli infermieri è composto da Genoveffa Onida, Isabella Caredda, Simonetta Cancedda, Ivan Canu, Rita Cardia, Francesco Casciu, Caterina Crobu, Fausto Littarru, Matteo Murgia, Arianna Piludu, Liana Quartu, Lorella Satta e Innocenza Tintis. Il professor Saba coordina anche i tecnici Paolo Arba, Antonio Attanasio, Clemente Atzeni, Federico Baire, Annarosa Baldussi, Caterina Boi, Fulvio Buonaguidi, Carlo Cannavera, Diana Caravana, Aniello Cioffi, Alessandro Cocco, Franco Conti, Stefano Corrias, Marco Fais, Annarita Flore, Marcello Maffeis, Giovanna Manunta, Maria Damiana Massenti, Efisio Mulas, Alessandro Mura, Rosa Maria Murgia, Susanna Piga, Sergio Pili, Bernadetta Pirastu, Patrizia Pischedda, Alessandro Porcu, Federico Sanna, Elisabetta Serra, Nicola Serra, Federica Trudu e Piera Zampiello. Bonaria Sanna e Pierpaolo Spano sono gli ausiliari-Oss. 

 

 

Monserrato. Una recente immagine dello staff di Radiologia
Monserrato. Una recente immagine dello staff di Radiologia

Figlio d’arte, tra Mozart e Blade Runner. Gli spaghetti? Alla carbonara

Ricorda i suggerimenti di neuroradiologia avuti da Maurizio Castillo, eminenza della materia e docente negli States, così come quelli di Richard  Baron, autorità mondiale della disciplina con cattedra a Chicago. Ma alla base del proprio percorso ci sono gli incoraggiamenti e le indicazioni del padre Giovanni: “Mio padre è scomparso un mese prima che discutessi la tesi. Era medico, ha avallato e trasmesso l’amore per la professione”. Luca Saba accelera: “La medicina ha un fascino unico legato al processo del corpo umano che non funziona bene, al capire le cause del malfunzionamento. Ma è stato un amore tardivo, dopo un’estate passata a cercare di capire cosa avrei fatto da grande”. Il professor Saba - laurea e specializzazione a Cagliari con il massimo dei voti, esperienze formative in Diagnostica delle immagini e radioterapia negli Stati Uniti, premi e riconoscimenti in mezzo mondo - ha sul comodino “I pilastri della terra” di Ken Follet, va matto per la pasta (“Spaghetti alla bottarga, ma anche una bella carbonara, sono il top!”), in poltrona adora i fantasy: “Riguardo spesso “2001, odissea nello spazio” di Stanley Kubrick e Blade Runner con Harrison Ford”. La musica? Adora Mozart. Ha visto il festival ma, se la medicina fosse una canzone, “non sarebbe nessuna delle 25 che hanno gareggiato a Sanremo. Meglio un buon Fabrizio De Andrè”. (m.fr.)

Monserrato. Un'altra immagine del professor Saba impegnato nella  diagnosi di un caso clinico
Monserrato. Un'altra immagine del professor Saba impegnato nella diagnosi di un caso clinico

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