UniCa UniCa News Notizie Digitale e sostenibilità ambientale, la strada per uscire dalla crisi

Digitale e sostenibilità ambientale, la strada per uscire dalla crisi

Intervistata dal Gruppo “L’Unione Sarda”, Emanuela Marrocu - docente di Economia politica del nostro Ateneo e ricercatrice del CRENoS - analizza la situazione economica: “Servono procedure lungimiranti e rapide. L’Europa deve valorizzare anche l’apporto delle donne, senza tagliare i fondi per ricerca e sviluppo tecnologico. Chi taglia i fondi per l'università, penalizza le future generazioni”. Doppia intervista, sul quotidiano cartaceo e nel TG di VIDEOLINA
26 dicembre 2020
GUARDA IL SERVIZIO CON L'INTERVISTA ANDATO IN ONDA IN TUTTI I TG DI VIDEOLINA DEL 26 DICEMBRE 2020

“La pandemia ha creato un clima di incertezza e di sfiducia molto forte ne mondo imprenditoriale – ha dettagliato la professoressa Marrocu, intervistata nel suo studio di viale Sant’Ignazio - che si ribalterà sulla mancata nascita di nuove imprese”

Sergio Nuvoli

Cagliari, 26 dicembre 2020 – “Bisogna ripartire dalle due linee che l’Unione europea ha individuato: la digitalizzazione di tutto il sistema economico, ma anche tutta l’infrastruttura al servizio della comunità. E poi dalle misure legate alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione dell’ambiente”. Lo ha detto Emanuela Marrocu, docente di Economia politica alla Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche e ricercatrice del CRENoS, intervistata oggi da Massimiliano Rai per il TG di Videolina.

Prosegue senza sosta, anche in queste festività natalizie – coordinato dall’Ufficio stampa di UniCa e dal Portavoce del Rettore - l’impegno dell’Ateneo per analizzare e spiegare i fenomeni legati alla pandemia da coronavirus, non soltanto quelli strettamente sanitari o clinici.

“La pandemia ha creato un clima di incertezza e di sfiducia molto forte ne mondo imprenditoriale – ha dettagliato la professoressa Marrocu, intervistata nel suo studio di viale Sant’Ignazio - che si ribalterà sulla mancata nascita di nuove imprese”.

Emanuela Marrocu con Stefano Usai, Presidente della Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche
Emanuela Marrocu con Stefano Usai, Presidente della Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche

L'analisi su "L'Unione Sarda": "L'apporto delle donne è stato fin qui sottovalutato: il riequilibrio delle politiche di genere può contribuire a innalzare il tasso di attività. Tagliare risorse per l'università genera problemi con le future generazioni"

Sulla strada per uscire dalla crisi, le indicazioni dell’economista del nostro Ateneo (che è stata la prima donna a dirigere il CRENoS, il centro studi che riunisce ricercatori delle due università sarde, incarico che ha ricoperto fino a ottobre) sono chiare. Già poche settimane fa, intervistata da Giuseppe Deiana per L’Unione Sarda, invitava alla prudenza e ad attendere marzo: “Certamente ci si aspettavano effetti forse anche più catastrofici, però le misure messe in campo per il sostegno al reddito dal Governo sono state molto importanti – argomentava sul giornale di domenica 13 dicembre - Se si va a guardare il reddito in media non è diminuito così tanto come ci poteva aspettare, soprattutto nei primi tre mesi del lockdown, anche se si tratta di una situazione artificiale e si dovrà vedere cosa accadrà da marzo in poi, quando finirà il blocco dei licenziamenti”.

“Di sicuro – aggiungeva sul quotidiano – all’interno delle misure previste dal Recovery fund è importante prevedere progetti efficaci per controbilanciare il calo del Pil. Per esempio è importante un richiamo alla sostenibilità ambientale, anche perché la pandemia ha messo in evidenza anche i danni provocati dall’inquinamento, così come gli eventi recenti in Sardegna hanno ribadito. E poi l’apporto delle donne è stato fin qui sottovalutato e il riequilibrio di politiche di genere può contribuire a innalzare in generale il tasso di attività. Infine l’Europa, a differenza degli Stati Uniti, ha ridotto i fondi per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, mentre se si tagliano le risorse per l’università e in generale per l’istruzione si avrà un problema serio con le future generazioni”.

“Tutti i finanziamenti che arriveranno dai programmi dell’Unione europea – ha chiarito oggi - devono basarsi su procedure lungimiranti e rapide”.

La lunga analisi firmata da Giuseppe Deiana su "L'Unione Sarda" di domenica 13 dicembre 2020
La lunga analisi firmata da Giuseppe Deiana su "L'Unione Sarda" di domenica 13 dicembre 2020

UN BRANO DELL'ARTICOLO

L'UNIONE SARDA di domenica 13 dicembre 2020 - inserto speciale

Il Covid ha travolto l'economia ma l'Europa ha gli strumenti anticrisi

Per ora la crisi mitigata dalle misure del Governo. Marzo 2021 fa paura

Non siamo tornati indietro di circa cento anni, quando la crisi del 1929 portò a una situazione mai vista con la gente che andava a fare la spesa con i carrelli carichi di moneta (l'inflazione, è proprio il caso di dirlo, galoppava). Ci siamo però andati vicini dieci anni fa, quando la recessione ha iniziato a ledere le nostre certezze e a provocare una discesa del Pil durata molto a lungo nel nostro Paese, mentre nel mondo si rafforzavano altre economie. Poi una nuova botta. Già a luglio scorso, Francesco Daveri su La Voce.info sosteneva che quella attuale provocata dal Covid fosse la recessione più intensa di sempre in Usa, Europa e Italia. I numeri più recenti resi noti dall'Istat parlano di un calo del Pil, a fine anno, che si aggirerà intorno all'8,9 per cento, mentre nel 2021 si prevede una ripresa intorno al 4%. Senza avere troppa confidenza con i numeri, è facile intuire che l'anno prossimo sarà un ottimo risultato se si riuscirà a riprendere la metà di quanto abbiamo perso negli ultimi dodici mesi, ma per tornare ai livelli pre 2008 ci vorrà una grande spinta e molti stimoli.

La pandemia

Certamente l'impatto è stato duro. Proprio quando la curva della crescita riprendeva leggermente a tendere verso l'alto, è arrivata la mazzata: il lockdown ha spazzato via certezze, investimenti e cambiato le prospettive, delineando un mondo molto diverso rispetto a quello di inizio anno. Il punto di svolta è stato il 9 marzo quando il Governo Conte ha decretato il lockdown e fermato migliaia di attività, che hanno dovuto chiudere i battenti per un lungo periodo. Bar, ristoranti, attività commerciali ma anche produttive non strettamente necessarie si sono fermate mandando in frantumi alcune certezze. Da quel momento la nostra vita, anche dal punto di vista economico, è cambiata: le produzioni alimentari, ad esempio, ne hanno risentito poco e niente, anzi sono cresciute le transazioni e abbiamo riscoperto anche beni che avevamo messo da parte finendo con l'acquistare il prodotto bello e pronto. E poi è stata l'esplosione delle connessioni virtuali: chi era pronto ne ha tratto vantaggio, gli altri sono rimasti al palo, a iniziare dalla scuola, che ha dovuto attrezzarsi per non fermarsi. Il Paese, nella sua interezza, però, non era pronto e lo si vede da alcuni elementi. Ad esempio, dalla mancanza di connessione e cablatura del territorio, che funziona a macchia di leopardo: grande velocità con la fibra nelle città, neanche un bit in molte aree rurali.

Alti e bassi

In questo quadro, il Governo ha cercato di intervenire. Il primo decreto che stanzia 25 miliardi di euro risale ad appena una settimana dopo il lockdown. Ristori per tutte le attività chiuse, per gli autonomi, per le famiglie in difficoltà e così via. Ed è proprio qui che è emersa la fragilità del nostro Paese sul fronte della burocrazia, tra smart working e ritardi fisiologici, non sempre le somme sono arrivate in tempi celeri, anche perché la pubblica amministrazione era già provata da alcune misure, come il reddito di cittadinanza o quota cento, che hanno costretto l'Inps a fare gli straordinari finendo per spostare tutto lo sforzo dell'istituto (lo dimostrano anche i recenti numeri presentati in occasione dell'illustrazione del bilancio sociale) dall'ordinario allo straordinario, ritardando quindi in molti casi la pensione per le persone in uscita dai settori produttivi.

Il Paese, dunque, si è trascinato quei due mesi di buco economico e, come dimostrano anche le previsioni sul Pil, chissà per quanto tempo dovremo farci i conti. C'è da dire però che una parte, quella più avanzata, le imprese più innovative e quelle tecnologicamente e psicologicamente pronte all'innovazione, come sempre, ne hanno tratto e continueranno a trarne vantaggio. «Certamente ci si aspettavano effetti forse anche più catastrofici - spiega Emanuela Marrocu, docente dell'Università di Cagliari e ricercatrice del Crenos (Centro ricerche economiche Nord Sud) - però le misure messe in campo per il sostegno al reddito dal Governo sono state molto importanti. Se si va a guardare il reddito in media non è diminuito così tanto come ci poteva aspettare, soprattutto nei primi tre mesi del lockdown, anche se si tratta di una situazione artificiale e si dovrà vedere cosa accadrà da marzo in poi, quando finirà il blocco dei licenziamenti». Ai 400 mila posti di lavoro già persi e in parte comunque coperti dagli ammortizzatori sociali del momento (ecco perché il reddito medio non è sceso eccessivamente) se ne potrebbero aggiungere molti altri se non si interverrà con misure strutturali capaci di stimolare la crescita.

Il pezzo di Giuseppe Deiana continua su “L’Unione Sarda” di domenica 13 dicembre 2020

Il logo del Gruppo editoriale "L'Unione Sarda"
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