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Covid, la variante A.27 scoperta dai team di Germano Orrù e Ferdinando Coghe

Gli specialisti dell’Università e dell’Aou di di Cagliari l’hanno identificata - la prima del genere segnalata in Italia - in quattro pazienti del Sud Sardegna
09 aprile 2021
Coronavirus, la corsa degli scienziati dell'ateneo procede spedita

Sinergia e competenze accreditate. Prosegue al top l'intesa tra specialisti

Mario Frongia

Una variante, l’ennesima. Pericolosa quanto basta a tenere sollevata l’asticella di guardia. La scienza che funziona dà un altro importante esempio di efficienza al servizio dei pazienti e del territorio: nei laboratori dell’Università e dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari è stata identificata una variante di Sars-cov-2, al momento non ancora segnalata in Italia. La scoperta di A.27 - nome tecnico della variante - è frutto della collaborazione dei tra i ricercatori guidati da Germano Orrù e Ferdinando Coghe.  I team del docente di Scienze mediche applicate al Dipartimento di Scienze chirurgiche diretto da Piergiorgio Calò e del direttore del laboratorio del Policlinico “Duilio Casula” si muovono da tempo in stretta collaborazione. Il gol scientifico del 18 marzo scorso è stato possibile grazie alla nuova piattaforma per il sequenziamento genico in Next generation sequencing (Ngs), con processività medio-alta. La piattaforma acquisita dall’Aou diretta da Giorgio Sorrentino consente di cercare e trovare nuove varianti del virus.

Il professor Orrù con le ricercatrici Miriam Loddo, Alessandra Scano e Sara Fais
Il professor Orrù con le ricercatrici Miriam Loddo, Alessandra Scano e Sara Fais

Trasmissione del virus e impatto sul funzionamento dei vaccini è uno dei bersagli degli studiosi

La variante Covid battezzata A.27 è già presente in alcuni paesi europei (Slovenia, Francia, Svizzera e Regno Unito) è stata individuata su quattro pazienti cagliaritani, uno dei quali deceduto. “Le mutazioni a cui i virus vanno incontro possono avere un impatto significativo sulla loro capacità di trasmissione e sull’efficacia dei vaccini e dei farmaci antivirali. Per questo motivo su scala planetaria il sequenziamento dell'intero genoma (Wgs) è ritenuto estremamente importante e ha consentito l’identificazione di varianti come la B.1.1.7 (variante UK), B.1.351 (Sud Africa) o P.1 (Brasile)” spiega una nota dell'Aou.  “La variante A.27 merita un’attenzione speciale in quanto presenta una combinazione di due mutazioni peculiari, la N501Y ed L452R che, in combinazione con alcune mutazioni aggiuntive, sembrano essere responsabili di una maggiore trasmissione del virus” dice il dottor Coghe. L’aumentato riscontro del numero di varianti, in particolare quelle che interessano la proteina Spike preoccupa la comunità scientifica: “Queste mutazioni potrebbero indurre una maggiore infettività, virulenza e addirittura la capacità del virus di sfuggire all’azione degli anticorpi” aggiunge il professor Orrù.

Ferdinando Coghe. La squadra del direttore del laboratorio dell'Aou collabora da anni con i ricercatori dell'Università di Cagliari
Ferdinando Coghe. La squadra del direttore del laboratorio dell'Aou collabora da anni con i ricercatori dell'Università di Cagliari

Il team di Biologia molecolare dell'ateneo utilizza il sistema diagnostico "Caterina"

Gli studi su farmaci antivirali e vaccini per la lotta al Coronavirus hanno nell’equipe guidata da Germano Orrù un riferimento consolidato nella comunità medico scientifica internazionale. L’intesa tra l'accademia e gli specialisti del Policlinico di Monserrato e l'Aou mette a segno un altro tassello di pregio. “Il sequenziamento serve a livello diagnostico per individuare le particolarità del nostro coronavirus, evitando errori diagnostici e porta a valutazioni dei bersagli che sono ottimi punti di partenza per trovare vaccini e farmaci antivirali. Il Covid 19 - rimarca il professor Orrù - contiene circa 30mila basi nucleotidiche, cioè il codice genetico del coronavirus. Nei nostri laboratori abbiamo sperimento, primi in Italia, un kit diagnostico che è stato anche in grado di rilevare il paziente zero”. I ricercatori dell’ateneo ha effettuato le ricerche su un sistema diagnostico battezzato “Caterina”. Il sistema, anche sulle base delle indicazioni del Centers for disease control and prevention di Atlanta, ha permesso la realizzazione di un kit speciale che ha permesso di scovare e studiare il coronavirus. “Ogni virus ha una sorta di codice a barre, il codice genetico. Grazie alla strettissima collaborazione tra biologici e medici, tra chi fa ricerca e i clinici, abbiamo costruito questo sistema che ci ha consentito di individuare subito i primi pazienti. Siamo riusciti a realizzare un miniradar che riesce a riconoscere un gene particolare, il gene N, che è il nostro gene bersaglio”. Il codice genetico è stato depositato in GenBank, la banca dati dove vengono depositate le sequenze di tutti gli organismi viventi.

 

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