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Con il pane carasau sul Sole24ore

IAPC, il progetto coordinato da Alessandro Fanti, ricercatore del DIEE, finanziato dal MISE con quasi 5 milioni di euro che coinvolge 11 gruppi di ricerca di quattro dipartimenti dell’Università di Cagliari, rilanciato con forza sulle pagine dell’edizione cartacea e sul sito web del quotidiano economico. Un goal di grandissimo pregio che i tecnici del Ministero applaudono e rilanciano sui profili social del Governo italiano
18 aprile 2020
Un ritaglio dell'articolo pubblicato da IlSole24Ore

Sergio Nuvoli

Cagliari, 17 aprile 2020 – Prima sulle colonne dell’edizione cartacea de “IlSole24ore”, poi poche ore dopo subito nella versione on line in primissimo piano: e al posto d’onore, nella sezione “Economia” del quotidiano economico più conosciuto e letto in Italia. Un privilegio riservato a pochissime notizie, oggi.

Il merito della prestigiosa vetrina conquistata per l’Università di Cagliari è del progetto IAPC, acronimo che sta per “Ingegnerizzazione e Automazione del Processo di produzione tradizionale del pane Carasau mediante l’utilizzo di tecnologie IOT”, che coinvolge i ricercatori di ben quattro dipartimenti dell’Università di Cagliari e che si avvale di un finanziamento di quasi 5 milioni del Ministero dello Sviluppo economico.

Un goal di grandissimo pregio, che i tecnici del dicastero romano applaudono e rimbalzano anche sui profili social del Governo nazionale.

Dopo aver occupato a febbraio e per diverse settimane la scena dell’informazione regionale, dai quotidiani ai TG e alle radio, dai siti web ai quotidiani cartacei dell’Isola (clicca e vai alla pagina del sito con la rassegna stampa), IAPC è così arrivato anche sulla stampa nazionale, sempre più incuriosita dai progetti del nostro Ateneo. Interdisciplinarietà, collaborazione, ricerca scientifica, rapporti con il territorio, “palla lunga e pedalare”: questi i principali asset mostrati dall’iniziativa, che fa la spola tra Cagliari, Fonni e Serramanna.

Una parte del team del progetto coordinato da Alessandro Fanti, ricercatore del DIEE
Una parte del team del progetto coordinato da Alessandro Fanti, ricercatore del DIEE
RIVEDI IL SERVIZIO DEL TG DELLA RAI ANDATO IN ONDA NEL MESE DI MARZO CON L'INTERVISTA AI PROTAGONISTI DEL PROGETTO

“Un viaggio sperimentale – lo definisce Davide Madeddu sul Sole24ore - che 11 gruppi di ricerca di 4 dipartimenti dell’università di Cagliari portano avanti, assieme a una decina di aziende sarde”, e che” andrà avanti per 36 mesi, è finanziato dal ministero dello Sviluppo economico sul Fondo per la Crescita Sostenibile “Agrifood” PON I&C 2014-2020, con un importo di quasi 5 milioni di euro (di cui oltre 2 milioni di pertinenza dell’Università di Cagliari)”.

Squadra di primissimo livello, quella coordinata da Alessandro Fanti, giovane ricercatore del DIEE guidato da Fabrizio Pilo: il progetto, infatti, fortemente caratterizzato da un approccio multidisciplinare, coinvolge gli studiosi di quattro dipartimenti: Piero Cosseddu, Mauro Franceschelli, Giorgio Fumera, Gianluca Gatto, Giuseppe Mazzarella, Giovanna Mura (Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica), Renzo Carta e Massimiliano Grosso (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei materiali), Alberto Angioni (Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente) e Roberto Baccoli (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura).

«Questa iniziativa nasce dall’incontro tra le richieste di un forno di Fonni e i ricercatori dell’università di Cagliari - racconta al Sole24ore Alessandro Fanti, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica, e coordinatore scientifico del programma -. L’obiettivo era migliorare la produzione garantendo però qualità e artigianalità». Quindi, attraverso un percorso fatto di “piccoli passi”, l’analisi sul sistema di produzione, sugli elementi utilizzati e gli impianti. In campo anche un’azienda di automazione “tutta sarda”, per “migliorare ancora il processo produttivo”.

Alessandro Fanti con il collega Mauro Franceschelli durante un incontro al CREA
Alessandro Fanti con il collega Mauro Franceschelli durante un incontro al CREA

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SARDEGNA

Il Pane carasau diventa 4.0 Obiettivo produzione +20%

Aziende e Università di Cagliari in campo per ridurre costi

di Davide Madeddu

Il pane carasau viaggia con i ritmi di industria 4.0. In un programma che unisce la qualità e artigianalità del prodotto tradizionale alla modernità di un processo “ingegnerizzato”. Il futuro della produzione del pane tradizionale a fogli croccanti e tostati della Sardegna passa per quella che viene definita come una rivoluzione tecnologica. Nessuno stravolgimento in merito a ingredienti e ricette, ma solo una ottimizzazione e razionalizzazione dell’intero sistema di preparazione dove si conservano “la tradizionalità e artigianalità” del prodotto che nell’isola conta una produzione annua di circa 200 mila quintali.

Un viaggio sperimentale che 11 gruppi di ricerca di 4 dipartimenti dell’università di Cagliari portano avanti, assieme a una decina di aziende sarde, nell’ambito del progetto IAPC, acronimo che sta per “Ingegnerizzazione e Automazione del Processo di produzione tradizionale del pane Carasau mediante l’utilizzo di tecnologie IOT (Internet of Things)”. Il progetto, che andrà avanti per 36 mesi, è finanziato dal ministero dello Sviluppo economico sul Fondo per la Crescita Sostenibile “Agrifood” PON I&C 2014-2020, con un importo di quasi 5 milioni di euro (di cui oltre 2 milioni di pertinenza dell’Università di Cagliari).

«Questa iniziativa nasce dall’incontro tra le richieste di un forno di Fonni e i ricercatori dell’università di Cagliari - racconta Alessandro Fanti, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica, e coordinatore scientifico del programma -. L’obiettivo era migliorare la produzione garantendo però qualità e artigianalità». Quindi, attraverso un percorso fatto di “piccoli passi”, l’analisi sul sistema di produzione, sugli elementi utilizzati e gli impianti.

«Si è partiti dalla caratterizzazione delle materie prime- prosegue il ricercatore -, lo studio di quello che avviene durante l’impastamento, il taglio della forma, la lievitazione, prima cottura, separazione, tostatura, impacchettamento e stoccaggio in magazzino». Poi il coinvolgimento di altre aziende del settore per dare forma al progetto che ha l’obiettivo di “unire il vecchio con il nuovo”, ossia il “più antico pane del mondo realizzato grazie a un progetto di ingegnerizzazione”.

In campo anche un’azienda di automazione “tutta sarda”, per “migliorare ancora il processo produttivo”. Il progetto propone «l’utilizzo di accurati modelli matematici e di metodologie di calcolo che consentiranno la riduzione del consumo di energia per unità di prodotto e dei costi associati». Poi la gestione delle tecnologie, i sistemi di tracciamento ottici e a radio frequenza per «una caratterizzazione più accurata della filiera produttiva dalle materie prime, ai semilavorati e garantendo così una maggiore qualità del prodotto finale». Strumenti che serviranno per superare i limiti, solitamente compensati con l’esperienza e l’intervento degli addetti ai lavori.

«Faccio un esempio - argomenta il ricercatore -: per la produzione di carasau e guttiau (la variante fatta con piccole sfoglie fritte) non ci sono mezzi ad hoc, ma si usano strumenti dell’industria dolciaria. Certi aspetti si superano con l’occhio e l’esperienza. Stiamo cercando di automatizzare in maniera che ci sia sempre l’intervento umano, ma eventuali scompensi siano corretti utilizzando sensori o altri dispositivi».

Quanto al risultato atteso, il ricercatore non ha dubbi: «si ipotizza una crescita nella produzione del 20 per cento cui si deve aggiungere un buon risparmio energetico».

La testata de IlSole24ore
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