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Favorire la nascita di start-up. &È; questo il ruolo principale che dovrebbero ricoprire le università per promuovere lo sviluppo
16 dicembre 2006

Favorire la nascita di start-up. È questo il ruolo principale che dovrebbero ricoprire le università per promuovere lo sviluppo dell’Rfid in Italia. Almeno secondo la maggioranza dei votanti (il 42,5 per cento) al sondaggio ospitato da Rfid Italia. È significativo che un pubblico specializzato, informato e attento al tema, ritenga che ai primi posti tra le mission dei centri di ricerca ci sia contribuire alla formazione di nuove imprese, aziende, quindi, fondate appositamente per sfruttare commercialmente il potenziale di innovazione della radiofrequenza. Fin qui, le buone intenzioni. Ma qual è poi la realtà? Quante e quali sono le società nate all’interno dei nostri atenei che si occupano di Rfid? Che tipo di attività svolgono? Rfid Italia ha condotto un’inchiesta per indagare il mondo degli spin-off italiani, un fenomeno emergente e tutto in via di espansione.

Solo pochissimi anni fa non ne esisteva praticamente alcuno, mentre oggi si contano già diverse società nate sotto l’ala protettiva di università come il Politecnico di Milano, l’Università di Parma, di Siena, di Messina, di Lecco. Nel senso proprio del termine, non sempre si tratta di spin-off. “Nell’accezione giuridica, uno spin-off accademico è una società di cui l’università possiede una partecipazione nel capitale. Più spesso, però, si parla di spin-off in senso allargato, come start-up che provengono dall’attività di ricerca e sviluppo delle università, ma in cui l’ateneo non ha una partecipazione azionaria”, spiega Alessandro Perego, docente di logistica e supply chain management presso il dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano. “In genere, comunque, si tratta di aziende orientate allo sfruttamento commerciale di un prodotto brevettato”.


È nata, così, all’interno dell’acceleratore d’impresa Politecnico di Milano-Polo di Lecco la start-up Tag2Track, orientata verso soluzioni per il tracciamento e l’analisi dei dati con etichette Rfid in settori come logistica, produzione, sicurezza, manutenzione, assistenza sociale, protezione pubblica. Il vantaggio competitivo dell’azienda è proprio quello di avvalersi della collaborazione scientifica con gli atenei lombardi, in particolare con l’Rfid Solution Center, che fanno attività di ricerca nel settore. Ecco che i laboratori universitari diventano un propulsore per le neonate società.

Vale lo stesso per Id Solutions, spin-off accademico dell’Università di Parma in cui quest’ultima partecipa con una quota del 10 per cento. “Un’idea imprenditoriale che si è formata nel 2005 e concretizzata lo scorso maggio, dopo un anno di venture capital, con la partecipazione della SanGiorgio Spa”, racconta Giuseppe Delmonte, socio di Id Solutions, rivolta principalmente al settore agroalimentare. La società ha finanziato in parte il progetto universitario Rfid-Lab “perché dalla ricerca in laboratorio potremmo trarne know-how e portarlo verso l’esterno”.

Università e azienda, quindi, traggono vicendevoli vantaggi. Ma ci sono agevolazioni particolari a costituire uno spin-off? “No, ma è chiaro che l’azienda, essendo posizionata all’interno dell’università, gode di condizioni vantaggiose”, nota Antonio Puliafito, responsabile scientifico della società Inquadro, azienda nata lo scorso maggio all’Università di Messina e partecipata dal Gruppo Insirio. Anche Inquadro proviene dall’esperienza di un Rfid Lab, da cui si è staccata per prendere forma autonoma nel momento in cui “è stato riscontrato un notevole interesse da parte di aziende e centri di ricerca verso i prototipi sviluppati, in particolare uno che permette di tracciare le pratiche amministrative negli uffici”.

Conferma l’importanza di beneficiare del potenziale umano e tecnologico accademico Francesco Mariottini, direttore commerciale di Wave Comm nata tre anni fa presso l’Università di Siena: “L’azienda ha a disposizione spazi, attrezzature, infrastrutture, può attingere alle risorse umane di studenti e dottorandi e gode della garanzia, nei primi anni di vita, del periodo di incubazione universitaria”. Quello, notoriamente, più difficile per chi si lancia nel mondo dell’impresa. Le esperienze italiane, sebbene non siano ancora numerosissime, rivelano quindi che gli spin-off Rfid siano già una realtà, seppur giovane, un fenomeno recente, ma già capace già di trainare il mercato e fare massa critica.

Fonte: http://www.rfiditalia.com



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