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L’obbligo morale di una trasformazione culturale

Intervista con il primo Preside della neonata Facoltà di Architettura, prof. Carlo Aymerich
13 dicembre 2006
Intervista con il primo Preside della neonata Facoltà di Architettura
 
(unicaweb) - 13 dicembre - Il professor Carlo Aymerich è il primo preside della neonata Facoltà di Architettura di Cagliari. Ordinario di Architettura tecnica e libero docente di Composizione architettonica, a 69 anni ammette di aver provato una forte emozione nell’essere chiamato a ricoprire il nuovo incarico. Ma l’emozione ha lasciato presto il posto all’impegno per risolvere i problemi che inevitabilmente comporta l’avvio di una nuova facoltà. “Si tratta – spiega - di affrontare una trasformazione dal punto di vista culturale dei corsi che sono stati trasferiti da Ingegneria, ponendo un maggior accento sulla cultura architettonica, individuando spazi più ampi per alcune discipline”.
 
La carta d’identità della neonata Facoltà è già pronta: tre corsi di laurea (i triennali “Tecnologia per la conservazione ed il restauro dei beni culturali” ed “Edilizia”, e il Corso di Laurea Magistralis quinquennale a ciclo unico UE in “Architettura delle Costruzioni”); circa 40 docenti – per ora -, e 360 matricole, a cui devono sommarsi gli studenti degli anni successivi.
I punti di forza?
Sicuramente i laboratori di progetto del corso di laurea in Architettura delle Costruzioni – dettaglia – Questo corso è la nostra vera punta di diamante, perché gli studenti diventano architetti a tutti gli effetti. E’ un corso simile a tutti gli altri attivi nel resto d’Italia: forma figure professionali assolutamente competenti, in grado di progettare il nuovo e recuperare l’antico. Forniremo loro una competenza davvero completa.
I corsi triennali?
Edilizia è più centrato sugli aspetti tecnici, più vicino all’Ingegneria edile, mentre Tecnologia approfondisce gli aspetti tecnici della conservazione. Si tratta di aspetti certamente fondamentali per la nostra Isola.
Come si colloca la nuova Facoltà rispetto alla gemella sassarese?
La nostra intenzione è trovare sinergie, in modo da articolare gli studi e fornire una formazione davvero completa. E’ necessario per le attività professionali e per la società sarda. Si tratta di due poli: ora finalmente i ragazzi sardi possono iscriversi nella facoltà più vicina alla loro residenza, e possono in questo modo usufruire di una formazione competitiva.
L’idea è anche di far rientrare in Sardegna gli studenti che sono stati finora costretti ad andar fuori per studiare architettura.
Esatto, Sassari non riusciva da sola a risolvere il problema: è stato calcolato che più di mille studenti sono iscritti in facoltà della Penisola. Molti di loro vengono dalle zone di Cagliari e Oristano. In questo senso era doveroso istituire la nuova facoltà.
Qualcuno parla di un fatto morale. E’ così?
Lo è anche dal punto di vista estetico: la Sardegna non brilla certo per architettura contemporanea. Finora non c’era una preparazione specifica così approfondita. Abbiamo l’obbligo morale di formare tecnici preparati.
Come tutte le Facoltà di nuova istituzione, avete il problema dei locali.
Sì, almeno per ora. Il Rettore ha però prospettato diverse soluzioni, alcune anche suggestive, come uno sviluppo della facoltà nel Centro storico di Cagliari, intorno al nucleo attuale di via Corte d’Appello.
Recentemente avete incontrato gli studenti in un’affollata assemblea. E’ stato posto il problema della laurea specialistica per i corsi triennali. Come pensate di risolverlo?
In Italia ci sono pochi corsi specialistici di quel tipo, ma siamo impegnati a risolvere questo problema. Stiamo aspettando i decreti Mussi, perché volevamo istituire le specialistiche aggiornate alle nuove disposizioni. E’ chiaro che, se i decreti del nuovo Ministro per l’Università dovessero tardare ancora, presto procederemo con la vecchia normativa.

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