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Senza test niente università

Quest’anno sono circa un terzo i corsi di laurea a numero chiuso. Una guida del settimanale Panorama per iscriversi e prepararsi alle prove di ammissione
09 agosto 2006
Quest’anno sono circa un terzo i corsi di laurea a numero chiuso. Una guida per iscriversi e prepararsi alle prove di ammissione. E capire perché tanti sbarramenti
 
Panorama
  
 
di Isabella Colombo
  
Anche chi ha superato brillantemente gli esami di maturità deve prepararsi al test di ammissione all’università. Lo prevede ormai un buon terzo delle facoltà, e non solo quelle mediche il cui numero di iscritti, per legge, viene programmato dal ministero dell’Università e della ricerca.
 
sbarramento
Negli ultimi cinque anni le facoltà che impongono uno sbarramento alle iscrizioni è aumentato moltissimo. Attualmente su 3.100 corsi di laurea in 1.060 è richiesto il superamento di un test per essere ammessi a frequentare gli esami.
Secondo i dati del ministero, su 350 mila nuovi iscritti all’università circa 250 mila si ritrovano di fronte a un test di ammissione. Oppure a un test di valutazione, quello ciò che non impedisce l’iscrizione ma, se viene non superato, assegna un debito formativo.
 
attenzione alle date
Tutto questo vuol dire studiare nel bel mezzo dell’estate che un tempo era la più spensierata e meritata della giovinezza. I test, infatti, si svolgono tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Il bando con le date e le modalità è disponibile in ogni ateneo (e scaricabile dai rispettivi siti internet, vedere il riquadro a fondo schermata) già dall’inizio di luglio.
 
per partecipare
Per partecipare bisogna iscriversi e questo in genere è possibile fino a pochi giorni prima dell’esame. «Ecco il primo problema» avverte Pietro Lucisano, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma. «Chi non sa che il corso scelto ha messo uno sbarramento, si reca in segreteria per avviare l’iscrizione non prima di ottobre, come si è sempre fatto, e si trova tagliato fuori».
 
test in più sedi
La prima cosa da fare, quindi, è informarsi sui termini stabiliti dalla facoltà scelta.
Molti studenti provano il test in più sedi universitarie, così, se uno va male c’è sempre un’altra possibilità. Di solito, infatti, le prove avvengono in date vicine ma diverse.
Certo, l’iscrizione comporta anche un costo, di solito intorno ai 30 euro.
È una spesa irrisoria, quindi vale la pena tentare.Questo consiglio, però, non è valido però per le facoltà nelle quali il numero chiuso è stabilito dal ministero e la data del test è uguale in tutti gli atenei: medicina e chirurgia (5 Settembre), odontoiatria e protesi dentaria (6 Settembre), veterinaria (7 Settembre), lauree triennali delle professioni sanitarie (8 Settembre), architettura (4 Settembre), scienze della formazione primaria (11 Settembre).
 
in cosa consiste il test
Ogni facoltà decide il contenuto del proprio esame di ammissione, la quantità dei quesiti e i tempi per consegnarli. Nel bando di ogni test, che si può richiedere alla facoltà, si spiega tutto.
In genere si tratta di test a risposta multipla, cioè di domande con almeno tre risposte fra le quali scegliere quella giusta.
«Ci sono poi dei quesiti psicoattitudinali per capire se il candidato è in grado di affrontare i problemi e trovare una soluzione» spiega Stefania Bianchi, responsabile del servizio orientamento universitario della Bocconi di Milano.
«Ma, a differenza di quello che si può pensare, sono cose molto semplici: chi alle scuole superiori ha studiato con continuità e non ha avuto grosse difficoltà non deve preoccuparsi.
I contenuti, infatti, riguardano, oltre alle domande di logica, elementi basilari di cultura, matematica e inglese, cioè, quello che si è già studiato.
 
come prepararsi
«Esistono tante possibilità» dice Bianchi. «La migliore è esercitarsi con i test degli anni precedenti che si trovano nei siti internet delle università o presso le associazioni degli studenti».
In aggiunta, anche sotto l’ombrellone, si può fare qualcosa di molto semplice: leggere. Il giornale prima di tutto, (soprattutto Il Sole 24 ore, che fino a Ferragosto pubblica ogni giorno una pagina di esercizi per i test di ammissione) e poi qualche rivista specializzata per prendere confidenza con le materie scelte.
 
libri specifici per medicina
Per le facoltà mediche, in particolare, ci vuole una preparazione specifica perché i test sono complessi e hanno a che fare anche con materie non trattate alle superiori. Bisogna perciò acquistare dei libri specifici e informarsi presso la propria università se si organizzano dei corsi di preparazione.
 
manuali e corsi
I manuali (e anche i corsi) sono disponibili per tutte le altre facoltà a numero chiuso.
I più facilmente reperibili sono quelli della Alpha Test, la prima società in Italia specializzata nella preparazione degli studenti ai test universitari, che vende ogni anno (soprattutto nel mese di luglio) 100 mila volumi, e che quest’anno ha visto aumentare le vendite del 15 per cento, proprio per la forte crescita delle prove di ammissione.
 
perché lo sbarramento
Ma perché lo sbarramento, che prima era previsto solo per le università più prestigiose, adesso è regola diffusa? La risposta è nei "requisiti minimi" che il ministero chiede agli atenei per la ripartizione dei fondi.
Ogni università è tenuta a rispettare degli standard di qualità: sufficiente rapporto numerico tra docenti e studenti, disponibilità di aule, adeguatezza dei laboratori. Tutti elementi che poco si accordano con il gran numero di studenti immatricolati ogni anno. 
 
L’ESEMPIO DEL POLITECNICO DI MILANO

Programmare le iscrizioni, se per gli studenti è una limitazione del diritto allo studio, per le università è l’unico modo per mantenere alta la qualità. Ecco l’esempio del Politecnico di Milano, che da qualche anno ha previsto un limite di iscrizioni anche per la facoltà di ingegneria, l’unica dell’ateneo il cui ingresso non era contingentato.
«In passato ogni anno il 20 per cento dei nostri iscritti a ingegneria abbandonava gli studi» spiega il rettore Giulio Ballio. «Il test è l’unico modo per essere sicuri che gli studenti siano motivati. È una garanzia non solo per noi ma anche per loro. Chi non lo supera è in tempo per poter cambiare facoltà e non si ritrova poi nella condizione di abbandonare a metà strada. Chi lo supera ha la garanzia di seguire un percorso di studi qualificato che gli permetterà di trovare più facilmente lavoro».
 
7 agosto 2006
  
   

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