UniCa UniCa News Notizie Coronavirus, la ricerca a portata di mano: le indicazioni di decine di specialisti dell'ateneo

Coronavirus, la ricerca a portata di mano: le indicazioni di decine di specialisti dell'ateneo

La risposta alla pandemia, scientifica e accreditata. Tra articoli e pubblicazioni su riviste internazionali, con informazioni corrette e puntuali, dei ricercatori dell'Università di Cagliari. Coordinati dal pro rettore Micaela Morelli hanno già preso parte all'iniziativa Luciano Colombo, Cristina Cabras, Aldo Manzin, Vittorio Pelligra, Donatella Petretto, Marco Pistis, Enzo Tramontano, Miriam Melis, Mauro Carta, Germano Orrù, Paola Fadda, Stefano Angioni, Maurizio Nicola D'Alterio, Eugenia Tognotti, Valentina Paraluppi, Marianna Boi, Sara De Matteis, Marco Guicciardi, Luigi Atzori, Fabrizio Sanna, Roberta Fadda. Focus su farmaci, cure, quarantena, stress, impatto su economia e sociale, risposte mediche e cliniche, valutazioni epidemiologiche, percorsi e prospettive
03 aprile 2020
La ricerca dell'Università di Cagliari ai tempi del Covid-19

Senso civico, responsabilità e gioco di squadra: gli scienziati dell'ateneo nell'anno del Covid-19

Mario Frongia

"In questo periodo così difficile, l’Università di Cagliari offre a docenti, studenti, personale tecnico amministrativo, ma anche a un pubblico più vasto, un servizio di aggiornamento scientifico sul tema della ricerca intorno al nuovo Coronavirus Sars-Cov-2 e alla malattia da esso causata, Covid-19.  Il servizio, fruibile anche dai non esperti, mette a disposizione di tutti voi, le ricerche scientifiche più rilevanti che riguardano questo tema. Per raccogliere e coordinare questi materiali si è costituito un gruppo di colleghi che operano negli ambiti della Microbiologia, Virologia e Virologia clinica, Epidemiologia e Sviluppo di antivirali (Aldo Manzin e Enzo Tramontano), della Farmacologia (Micaela Morelli e Marco Pistis), della Economia e scienze comportamentali (Vittorio Pelligra), della Psicologia sociale e Psicologia clinica (Cristina Cabras e Donatella Petretto), della modellistica computazionale (Luciano Colombo). Il servizio presenta in poche righe il contenuto di lavori scientifici particolarmente importanti e rimanda, per un eventuale approfondimento, al link del lavoro originale o del sito scientifico da cui è stato estratto. Nel rivolgermi ai colleghi del nostro ateneo, rinnovo l'invito a contribuire. Terremo il sito costantemente aggiornato. Se leggete un importante articolo scientifico inerente al tema Coronavirus, inoltratelo a chi nel gruppo è più vicino all’argomento per la valutazione e pubblicazione. Invito tutti a comunicare ad amici e familiari il varo e le opportunità offerte da questo servizio. Vi auguro una buona lettura
                                                                               Micaela Morelli
 


INTERVENTI DI

  • Stefano Angioni - Ordinario di Ginecologia e ostetricia; Coordinatore corso di laurea di Ostetricia. "Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento" (Charles Darwin)
  •  Luigi Atzori - Patologo clinico. “Once you eliminate the impossible, whatever remains, no matter how improbable, must be the truth.” (Arthur Conan Doyle)
  • Marianna Boi - Biologa, dipartimento Scienze biomediche.
  • Cristina Cabras - Coordinatrice corsi di laurea in Psicologia -professoressa associata di Psicologia Sociale, Criminologa. “Anche ad essere si impara” (Italo Calvino)
  • Mauro Carta - Professore di Tecnologie mediche applicate 
  • Luciano Colombo - Professore ordinario di Fisica teorica della materia. Membro corrispondente dell'Istituto Lombardo-Accademia di Scienze e lettere. "Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna" (Galileo Galilei).
  • Maurizio Nicola D'Alterio - ricercatore universitario; ginecologo
  • Sara De Matteis - Professore di Medicina del lavoro, Honorary senior lecturer dell'Imperial college, Londra
  • Paola Fadda - Farmacologa
  • Roberta Fadda - Professore Psicologia dello sviluppo e dell'educazione
  • Marco Guicciardi - Professore di Psicometria, direttore della scuola di Specializzazione in Psicologia e salute
  • Aldo Manzin - Microbiologo e virologo clinico “E’ la cosa semplice che è difficile a fare” (Bertolt Brecht)
  • Miriam Melis - Farmacologa -  "L'uomo ama porsi domande e questo è il seme della scienza"  Ralph Waldo Emerson
  • Micaela Morelli - Prorettore per la Ricerca, Farmacologa. “Quando tutto sembra perduto vale la pena ricominciare”.
  • Germano Orrù - Professore di Tecnologie mediche applicate
  • Valentina Paraluppi - neonatologa
  • Vittorio Pelligra - Coordinatore dottorato in Scienze economiche e aziendali, docente di politica economica, economia dell’informazione ed economia comportamentale. “Savoir par coeur n'est pas savoir; c'est tenir ce qu'on a donné en garde à sa mémoire” (Montaigne).
  • Donatella Petretto - Delegato rettorale per l'inclusione, Psicologa clinica e neuropsicologa. "Non dura né tempo buono, né tempo brutto"
  • Marco Pistis - Farmacologo. Membro consiglio direttivo Società italiana di farmacologia“. “E’ la dose che fa il veleno” (Paracelso)
  • Fabrizio Sanna - Ricercatore, Psicobiologo
  • Eugenia Tognotti - professore Storia della medicina, Università Sassari; Scholar dell'Institut de l’Histoire de la Médecine et de la Santé di Ginevra; Collaborating center dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
  • Enzo Tramontano - Presidente facoltà di Biologia e farmacia (docente di Virologia molecolare). “Il caso favorisce solo le menti preparate" (Louis Pasteur)”
Micaela Morelli, farmacologa e Prorettore alla Ricerca di UniCa
Micaela Morelli, farmacologa e Prorettore alla Ricerca di UniCa

Pandemia da Covid-19


A seguire, i contributi dei ricercatori dell'ateneo del capoluogo con un abstract dai toni e dal linguaggio divulgativo che conducono a studi di valenza internazionale.
La pagina sulla comunicazione inerente La ricerca a portata di mano viene via via aggiornata con nuove informazioni scientifiche e gli sviluppi delle ricerche

 

Comunicazione scientifica dell'Università di Cagliari
Comunicazione scientifica dell'Università di Cagliari

L'emergenza Coronavirus in ginecologia

Covid-19 e gravidanza

di Stefano Angioni e Maurizio Nicola D’Alterio  

30 marzo 2020

L’epidemia di Covid-19 è in rapido aumento per quanto riguarda numero di casi, decessi e paesi coinvolti. In questa pandemia globale il ginecologo è chiamato a gestire l’emergenza nelle donne gravide. Le manifestazioni nelle donne gravide sono le stesse della popolazione generale e includono febbre, tosse, mialgia, mal di testa e diarrea. Immagini radiologiche anormali, associate a linfopenia, leucopenia e trombocitopenia si riscontrano nei casi più gravi che necessitano di supporto respiratorio. I principi di gestione del Covid-19 in gravidanza includono l'isolamento precoce, stretto controllo delle infezioni tramite antibioticoterapia, ossigenoterapia, evitare il sovraccarico di liquidi, monitoraggio fetale attraverso gli ultrasuoni e la cardiotocografia, eventuale ventilazione meccanica. In base alle condizioni della gravida, bisogna valutare il timing del parto. Per quanto concerne il feto, non ci sono ancora dati sufficienti che provino una trasmissione verticale in utero. Tuttavia si sono osservati casi di aborti spontanei, Mef (morte endouterina fetale), parti pretermine nelle epoche gestazionali più precoci. La maggior parte dei bambini nati da donne positive erano tuttavia negativi. Nonostante ciò un bambino nato da madre positiva Sars-CoV-2 deve essere sempre considerato potenzialmente infetto e posto in isolamento, allontanandolo temporaneamente dalla madre. Non è noto se il Sars-CoV-2 possa essere trasmesso attraverso il latte materno. In letteratura è descritto un singolo caso in cui si è riportata la presenza del virus nel latte materno. Fino a quando non saranno disponibili dati aggiuntivi, l’allattamento deve essere incoraggiato ma quello diretto è possibile solo dopo che la donna non è più considerata potenzialmente infettante.

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Covid-19: isolamento precoce e stretto controllo delle infenzioni per le donne gravide contagiate
Covid-19: isolamento precoce e stretto controllo delle infenzioni per le donne gravide contagiate

Falsi negativi, sensibilità, limiti: la scienza testa le metodiche diagnostiche più efficaci

Sars-CoV-19 e test diagnostici
 
di Luigi Atzori                 1 aprile 2020

 
Con il crescere della pandemia di Covid-19 aumenta la necessità di avere nuovi e diversi test diagnostici, soprattutto perché il virus può essere trasmesso da asintomatici. Nel richiedere un test diagnostico dovrebbe essere chiaro qual è l’obiettivo: diagnosi (di primo livello o conferma), monitoraggio della terapia, definizione del numero di soggetti entrati a contatto con il virus e che hanno sviluppato anticorpi (sieroprevalenza), esclusione di contagiosità. Al momento i test molecolari, che identificano il genoma virale, sono i più specifici e sensibili. Oltre ai test molecolari, stanno aumentando test sierologici per la ricerca di anticorpi. Per questi test non c’è ancora risposta certa a: quanto sono specifici? Quando compaiono le IgM e le IgG? Per quanto perdurano? la loro presenza indica protezione o solo avvenuta esposizione? Coesistono con la presenza di una carica virale elevata? Si propongono anche test per la ricerca di componenti virali con saggi sierologi, ma essendo questi test meno sensibili dei test molecolari aumentano il rischio di falsi negativi. È quindi importante che nel decidere quale test usare sia ben chiara la motivazione del perché lo si richiede e la conoscenza di quali sono i limiti del test. Altrimenti si potrebbero creare false aspettative e messaggi non corretti. L’integrazione di test molecolari e sierologici aiuterà a meglio riconoscere la presenza della malattia e la sua diffusione della popolazione.

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Test sierologici per la ricerca di anticorpi
Test sierologici per la ricerca di anticorpi

Popolazione anziana e patologie croniche ai tempi del Covid-19

Attivazione polmonare della vitamina D3 ed effetto preventivo contro la polmonite interstiziale

Marianna Boi                               30 marzo 2020

L’attuale infezione data dal Coronavirus è stata messa in relazione anche alla carenza di vitamina D, certo non è così facile da riscontrare una carenza così marcata nei paesi occidentali ma la carenza di vitamina D è maggiormente diffusa nella popolazione anziana. Studi preliminari hanno rilevato che tra i pazienti ricoverati per l’infezione scatenata dal coronavirus c’è un’elevata prevalenza di ipovitaminosi D. Inoltre è nota l'importanza di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D nella prevenzione di “numerose patologie croniche. Di seguito questo lavoro mostra come, sperimentalmente nei topi, e in una linea sperimentale di fibroblasti polmonari, un correto apporto dietetico di vitamina D3 può avere un effetto preventivo contro la polmonite intersiziale. In questo lavoro sono state usate linee cellulari umane di fibroblasti polmonari (Human pulmonary fibroblast cell lines, Hpfc) e un modello murino di fibrosi polmonare indotta da bleomicina per valutare se la vitamina D3 fosse attivata nei polmoni e avesse un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale. Nelle cellule Hpfc la vitamina D3 ha soppresso l’espressione indotta dalla bleomicina delle citochine infiammatorie e dei marcatori di fibrosi. Nei topi, i sintomi della fibrosi polmonare indotta dalla bleomicina sono migliorati e l’espressione dei marcatori di fibrosi e degli induttori della fibrosi è stata ridotta da una dieta ricca di vitamina D3. La vitamina D3 viene attivata localmente nei tessuti polmonari, il che suggerisce che un elevato apporto dietetico di vitamina D3 può avere un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale.

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L'ipovitaminosi è particolarmente diffusa nella popolazione over dei paesi occidentali
L'ipovitaminosi è particolarmente diffusa nella popolazione over dei paesi occidentali

Rifiuto, passività e ansia durante una pandemia

Come gestire lo stress ai tempi del Coronavirus

di Cristina Cabras                                             24 marzo 2020 

- In questi giorni di pandemia, quando l’ambiente in cui viviamo ci chiede di rispondere a stimoli che percepiamo come troppo elevati rispetto alle risorse che possiamo mettere in campo è molto probabile che ci si trovi in una situazione di di-stress (Lazarus & Folkman, 1994), cioè un tipo di risposta alle richieste dell’ambiente che può causare rifiuto, passività, fuga dalla realtà. I primi segnali come ansia e insicurezza possono accompagnarsi a tachicardia, insonnia, disturbi alimentari. Le ricerche in ambito psicologico individuano differenti strategie per fronteggiare lo stress: evitamento, emozioni e quella orientata alla soluzione del problema. Se durante queste giornate avete cantato sul balcone, cucinato, ascoltato musica avete reagito allo stress evitando di prendere contatto con la sua fonte. Se vi siete rattristate/i, arrabbiate/i per la situazione, se avete pianto siete orientate/i all’uso della strategia emotiva. Infine, se avete pianificato gli acquisti al supermercato per le prossime settimane e cercato modelli matematici di previsione dell’andamento del contagio avete fronteggiato lo stress con una modalità di orientamento al compito.

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Emergenza e psicologia, tra lacrime e angoscia
Emergenza e psicologia, tra lacrime e angoscia

Medicina personalizzata, cure garantite e protezione sociale

Le vere sfide dell’epidemia da Covid-19: la necessità di cure essenziali per tutti

di Mauro Giovanni Carta e Germano Orrù          26 marzo 2020

Negli ultimi decenni la ricerca biomedica è stata caratterizzata dallo sviluppo della cosiddetta "medicina personalizzata". Questa sfida esaltante ha permesso di scoprire cure di efficacia impensabile fino a pochi anni fa, ma ha richiesto un prezzo. Non solo nella maggior parte dei Paesi le cure di eccellenza sono appannaggio solo di chi possiede i mezzi per pagarle, ma anche in nazioni con sistemi sanitari pubblici, nei quali la salute pubblica dovrebbe essere complementare alla medicina individualizzata, è innegabile che la ricerca abbia trascurato negligentemente il tema della protezione sociale. Tre successive epidemie di coronavirus hanno dimostrato come carenze nel fornire risposte immediate e integrate, scarsa capacità nel gestire le informazioni, incapacità di coordinare le risposte abbiano favorito la progressione di epidemie che avrebbero potuto produrre un impatto minore. Si è anche evidenziato che non esistono aree privilegiate sulla base del benessere e della ricchezza individuali. Il Covid-19 ha colpito crociere e quartieri borghesi di città europee e cinesi, così come le aree suburbane delle stesse metropoli. Tutto ciò non vuole negare l'importanza della medicina individualizzata e le grandi innovazioni che questa ha introdotto. Ma dobbiamo imparare la lezione che se non riusciremo a garantire un minimo di assistenza per tutti rischieremo di mettere in pericolo la salute di chiunque, anche degli stessi privilegiati.

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L'assistenza sanitaria per tutti imprescindibile per la salute pubblica
L'assistenza sanitaria per tutti imprescindibile per la salute pubblica

Modelli matematici e previsioni sull'andamento della crisi sanitaria

Due lezioni per capire la diffusione del Covid-19

di Luciano Colombo
                                              25 marzo 2020 

- La diffusione di una epidemia può essere studiata mediante opportuni modelli matematici. In queste due lezioni del professor Bruno Golosio (docente di Fisica medica nell'ateneo del capoluogo) vengono presentati in modo rigoroso, ma accessibile, i fondamenti matematici dei tre principali modelli epidemiologici, ampiamente usati in questa emergenza per generare previsioni sugli andamenti del numero di infettati o di decessi.

Professor Bruno Golosio: Modelli epidemiologici - Prima parte

Nelle lezioni si discute delle ipotesi costitutive dei modelli. Si presentano le predizioni e si analizza in modo critico e comparativo la loro attendibilità. È importante conoscere queste cose per poter leggere in piena consapevolezza e senso critico le notizie diffuse dai media.
 
 

Professor Bruno Golosio: Modelli epidemiologici - Seconda parte

Epidemiologia tra "picco", infettati, decessi

La matematica di base dei modelli epidemiologici

di Luciano Colombo          28 marzo 2020

In queste settimane abbiamo ripetutamente sentito parlare di “crescita esponenziale” o di “modello logistico”, per non parlare del famoso (famigerato?) “picco” della curva di salita del numero di infettati o, purtroppo, di decessi. Spesso il linguaggio comune usa parole simili a quelle usate dalla matematica, ma con significato diverso, generando incomprensioni. A volte, invece, si tocca la propria poca familiarità con i concetti matematici (anche i più elementari) sottostanti ai modelli statistici: proprio quelli cui si ricorre per cercare di capire la situazione che stiamo vivendo. Questo video-tutorial spiega brevemente (solo 9 minuti!) e in modo straordinariamente chiaro, basandosi su una grafica di animazione semplicemente strepitosa per efficacia, la matematica di base dei modelli epidemiologici. L’audio è in inglese, ma sottotitoli in italiano consentono a tutti perfetta comprensione.

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I modelli statistici per capire la situazione attuale
I modelli statistici per capire la situazione attuale

Un fenomeno da quantificare nei dettagli per poterlo conoscere al meglio

Letalità apparente e reale del Covid-19

Luciano Colombo       31 marzo 2020

Quantificare correttamente un fenomeno è il primo passo per conoscerlo realmente, anche nel caso dell’epidemia di Covid-19. In questo caso, tuttavia, non conosciamo in modo esatto le equazioni costitutive alla base di questo “fenomeno complesso”; possiamo però acquisire sua conoscenza tramite l’analisi statistica di dati empirici. Un articolo pubblicato a firma di Matteo Villa (research fellow dell’Ispi) discute il concetto di letalità apparente e letalità reale del virus Covid-19, sfatando alcuni luoghi comuni che sono stati ampiamente ripresi in queste settimane dai mezzi di comunicazione. L’analisi si basa necessariamente su alcune ipotesi di lavoro (per esempio assume che il tasso di letalità plausibile per classi di età sia lo stesso in Italia o altrove), trascurando altri fattori che, pur citati, non sono inseriti in questa elaborazione quantitativa. Nondimeno, vengono presentati interessanti spunti di riflessione, tra cui il fatto che lo scenario più probabile possa essere assai diverso dalla percezione generale. In sintesi, le principali conclusioni sono: (i) il ceppo virale italiano non sembra più letale di quanto riscontrato altrove nel mondo; (ii) è possibile stimare il numero reale di contagiati, capendo meglio gli andamenti epidemiologici; (iii) il virus è certamente molto pericoloso (quindi vanno seguite tutte le norme di igiene pubblica raccomandate dalle Autorità), ma la sua letalità è certamente più bassa di quanto da noi percepito.

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L'analisi statistica di dati empirici basilare per capire meglio la pandemia
L'analisi statistica di dati empirici basilare per capire meglio la pandemia

Qual è il comune denominatore dei contagiati?

Tasso di mortalità e caratteristiche dei pazienti che muoiono in Italia in relazione a Covid-19

di Sara De Matteis         31 marzo 2020

Una questione assai dibattuta nella comunità scientifica, ma ancora senza una chiara spiegazione, è la maggiore mortalità da Covid-19 in Italia, rispetto alla Cina, dove la pandemia è originata. In questo interessante articolo pubblicato di recente su Jama, e accessibile a tutti si cerca di rispondere a questo quesito. In breve, gli autori ipotizzano che siano tre le cause più probabili della maggiore mortalità stimata in Italia: 1) la maggiore prevalenza di anziani (>65 anni) nella popolazione Italiana; 2) la definizione piu ‘sensibile’ di decesso da Covid-19. Infatti, basta la positività al test per coronavirus in un deceduto per polmonite per attribuire la morte a Covid-19 e non ad altre cause, come ad esempio altre patologie croniche preesistenti; 3) la concentrazione dei test di screening per coronavirus solo ai casi sintomatici severi o complicati di covid-19, laddove in Cina anche asintomatici nella popolazione generale sono stati testati, così artificiosamente riducendo il ‘denominatore’ dei contagiati.

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La ricerca corre su tutti i fronti: lo studio pubblicato dalla rivista internazionale Jama
La ricerca corre su tutti i fronti: lo studio pubblicato dalla rivista internazionale Jama

Covid-19, tra strumenti terapeutici ed evidenze scientifiche

Il farmaco sperimentale Remdesivir può essere efficace contro il Covid-19? Lo diranno gli studi clinici

di Paola Fadda                                       29 marzo 2020


Come sottolineato dall’immunologo Alberto Mantovani in un’intervista rilasciata due giorni fa "Nell'emergenza vengono usati strumenti terapeutici diversi, pur senza avere evidenza chiara del loro funzionamento, con lo scopo di aiutare il paziente". Un approccio per la scoperta di farmaci utili nell’attuale emergenza Covid-19, consiste nel verificare se farmaci antivirali esistenti siano efficaci nel trattamento di questa nuova infezione virale. Numerosi farmaci, come ribavirina, interferone, lopinavir-ritonavir e corticosteroidi sono stati usati in pazienti con Sars/Mers-Cv, sebbene l'efficacia di alcuni di questi rimanga controversa. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha comunicato che l’Italia parteciperà a due studi di fase 3 per valutare l’efficacia e la sicurezza del remdesivir in pazienti ricoverati con diagnosi di Covid-19. Il remdesivir è un antivirale della classe degli analoghi nucleotidici che è stato sviluppato per combattere infezioni da virus Rna, incluso Sars/Mers-CoV ed è attualmente in sviluppo clinico per il trattamento dell’infezione da Ebola. Remdesivir viene fornito per uso compassionevole per il trattamento in emergenza di pazienti affetti da Covid-19 in gravi condizioni e senza valide alternative terapeutiche.

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La verifica dei farmaci esistenti e potenzialmente utili
La verifica dei farmaci esistenti e potenzialmente utili

In famiglia, per una buona gestione delle relazioni, serve flessibilità e sincerità

Essere genitori al tempo del Covid-19 – Le indicazioni dell’Oms

di Roberta Fadda                       3 aprile 2020

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato una serie di indicazioni per i genitori, affinché possano promuovere il benessere psicologico dei figli e delle figlie in questa insolita condizione di isolamento sociale e di restrizione delle attività. É cruciale il ruolo dei genitori nello scandire le attività della giornata dei figli e delle figlie, introducendo nuove routine e coinvolgendoli in compiti di responsabilità affinché mantengano un buon orientamento temporale e un adeguato senso di autoefficacia. Mai come in questo momento è fondamentale che i genitori siano in grado di ascoltare, di dedicare del tempo da trascorrere insieme, di rassicurare e fornire un sostegno per affrontare i cambiamenti emotivi legati all’incertezza e alla perdita di abitudini consolidate (la scuola, gli incontri fuori casa con gli amici, la visita ai nonni). I bambini più piccoli, più grandi e gli adolescenti potrebbero reagire con dei comportamenti problema, che possono essere destabilizzanti. É fondamentale che i genitori siano flessibili e sappiano gestire lo stress proponendo delle alternative e modificando sia gli antecedenti, sia le conseguenze dei comportamenti problema. Nel parlare del Covid-19 è importante essere aperti e sinceri con i bambini e i ragazzi, tenendo a mente le loro età e ciò che possono comprendere o meno. Queste e altre indicazioni possono essere approfondite al seguente link:

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public/healthy-parenting

Per i minori è basilare supportare un buon orientamento temporale anche rispetto alla perdita delle routine
Per i minori è basilare supportare un buon orientamento temporale anche rispetto alla perdita delle routine

Consultazione on line? Buona alternativa per l'assistenza psicologica

Si accomodi pure!

di Marco Guicciardi                             31 marzo 2020

La consultazione online tramite videochiamata può rappresentare un’alternativa fattibile per fornire assistenza psicologica e terapia, al fine di fronteggiare il distanziamento sociale e la quarantena dovuta alla pandemia da Coronavirus. E’ quanto sostiene la Federazione europea delle associazioni di psicologi (Efpa). L’intervento online produce risultati sovrapponibili a quelli della cura convenzionale e risulta particolarmente efficace per il trattamento dell’ansia, della depressione e dello stress post-traumatico. Nella terapia con i bambini si possono utilizzare specifiche applicazioni per il gioco e il disegno, mentre con gli adolescenti risultano indicati gli incontri di gruppo. Ulteriori studi sono necessari per valutare i benefici a lungo termine e per comprendere come alcuni elementi chiave della comunicazione non verbale, come gli sguardi, la gestualità, la postura o il silenzio, possano essere gestiti a distanza. Il consenso informato, la tutela della riservatezza e la sicurezza dei dati rappresentano ulteriori spunti di riflessione che gli organismi scientifici e professionali stanno da tempo promuovendo tramite la diffusione di linee-guida e la condivisione di buone prassi.

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Terapie per ansia, stress, depressione: i risultati sono sovrapponibili a quelli delle cure convenzionali
Terapie per ansia, stress, depressione: i risultati sono sovrapponibili a quelli delle cure convenzionali

Un mostro invisibile e subdolo

Per quanto tempo il virus Sars-Cov-2 rimane infettivo nell’ambiente?                                  

di Aldo Manzin                                                 24 marzo 2020

Il virus responsabile della malattia conosciuta come Covid-19 viene trasmesso attraverso l’emissione di goccioline di saliva, con gli starnuti e i colpi di tosse da parte di un soggetto infetto e malato, oppure da un soggetto infetto asintomatico o con pochi sintomi (febbricola, mal di gola, un po’ di tosse). Il virus entra direttamente in contato con le mucose di un individuo suscettibile e può anche contaminare l’ambiente (superfici e oggetti vari). Un recente studio pubblicato su Nejm) dimostra che il virus persiste e può essere infettivo fino a tre ore nell’aerosol disperso e da qualche ora fino ad un massimo di tre giorni su materiali diversi (poche ore su rame e cartone, fino a 2-3 giorni su acciaio inossidabile e plastica), seppure con cariche infettanti che si riducono con il passare delle ore. Questi risultati sottolineano il ruolo della possibile trasmissione del virus anche attraverso le mani portate alla bocca o agli occhi dopo il contatto con superfici o oggetti contaminati da poco.

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La contaminazione dell'ambiente
La contaminazione dell'ambiente

Arma biologica creata ad hoc? Ne ha scritto anche Nature

Il Coronavirus è il risultato di una manipolazione in laboratorio?                                                  

di Aldo Manzin                                                     24 marzo 2020 

- Questo interessante articolo, apparso in forma di Correspondence Article sulla prestigiosa rivista Nature Medicine qualche giorno fa, sgombra il campo da qualsiasi ipotesi complottista che vuole il virus responsabile dell’attuale epidemia di Covid-19 derivato da una manipolazione fatta in laboratorio per creare un’arma biologica a scopo di bioterrorismo o altro. Le ipotesi che invece vengono avanzate riguardano l’emergenza di poche mutazioni nel genoma che hanno permesso ad un virus del pipistrello (serbatoio naturale) di legarsi efficacemente ad un recettore adatto presente nelle cellule umane (Ace2) e la possibilità che tali modificazioni siano avvenute a seguito o di una selezione naturale nell’ospite animale prima del trasferimento all’uomo (salto di specie, o spillover); o a seguito di una selezione della variante dopo che il virus è passato all’uomo. Quello che ancora non è chiaro è se il virus si sia trasferito all’uomo direttamente dal pipistrello o attraverso un passaggio intermedio in un altro animale, presumibilmente un mammifero.

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L'origine del virus Covid-19
L'origine del virus Covid-19

Sierodiagnosi, tamponi e risposte precoci

Quanto è importante ricercare nel sangue gli anticorpi contro Sars-Cov-2?

di Aldo Manzin                                                      25 marzo 2020 

- In questi giorni si sta discutendo sull’opportunità di utilizzare saggi di laboratorio per la ricerca nel sangue degli anticorpi contro Sars-CoV-2, da affiancare alla ricerca diretta del virus da tampone. Tale sistema consente di individuare la risposta precoce (IgM) e poi la risposta sostenuta (IgG) negli individui che sono entrati a contatto con il virus, indipendentemente dall’aver sviluppato o meno i sintomi della malattia. Lo studio in questione ha dimostrato che la risposta anticorpale (IgM) si evidenzia dopo circa cinque giorni dalla comparsa dei sintomi e quindi è in grado di confermare la diagnosi in circa il 99% dei casi, mentre la ricerca molecolare da tampone si attesta a valori molto più bassi. I risultati indicano che da un punto di vista epidemiologico la rilevazione degli anticorpi consentirà di valutare con maggiore precisione la tracciabilità e la portata della diffusione del virus una volta esaurita l’ondata epidemica. Da un punto di vista diagnostico il ruolo della sierodiagnosi è però ancora in discussione, soprattutto perché la maggior parte dei sistemi attualmente proposti deve ancora essere validata e consolidata prima di poter essere utilmente impiegata nella routine di laboratorio.

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A caccia degli anticorpi
A caccia degli anticorpi

L'insufficienza respiratoria causata anche dai danni al sistema nervoso centrale

Il virus Sars-Cov-2 è in grado di infettare le cellule nervose?

di Aldo Manzin                                                27 marzo 2020


Tra i sintomi che un individuo infetto da Sars-CoV-2 può manifestare anche precocemente sono stati riportati la notevole diminuzione del senso dell’olfatto (anosmia) e l’alterato o ridotto senso del gusto (disgeusia o ageusia). Similmente a Sars-CoV e Mers-CoV questo virus ha la capacità di invadere il sistema nervoso centrale risalendo lungo le fibre del nervo olfattivo, o attraversando la barriera ematoencefalica, infettando le cellule nervose ed in particolare i neuroni dei centri bulbari che regolano le funzioni cardiovascolari. Si suppone che il danno provocato a livello neuronale possa contribuire all’insufficienza respiratoria acuta nei pazienti con Covid-19 ed essere corresponsabile in alcuni casi dell’esito fatale della malattia. Si suggerisce pertanto di monitorare i pazienti dal punto di vista neurologico, nella fase precoce per predire l’evoluzione verso la malattia conclamata, e successivamente per la migliore gestione cinico-terapeutica dei malati più gravi. Così come sarebbe utile procedere all’autopsia dei soggetti deceduti per valutare meglio l’entità della compromissione del sistema nervoso: procedura che non viene attualmente eseguita, anche per motivi di sicurezza degli operatori.

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Neurotropismo. In fase precoce il Covid-19 può rivelarsi anche con alterazioni ai sensi dell'olfatto e del gusto
Neurotropismo. In fase precoce il Covid-19 può rivelarsi anche con alterazioni ai sensi dell'olfatto e del gusto

Vaccino anti Covid, tra meccanismi di difesa e modelli preclinici

La sperimentazione animale al tempo della Covid-19

di Miriam Melis                                                 26 marzo 2020 

- Con il diffondersi della pandemia Covid-19, la ricerca di una cura o un vaccino diventa la priorità per tutti. Nonostante siano tanti i laboratori che ci lavorano in tutto il pianeta, questo obiettivo non è raggiungibile senza la sperimentazione animale. Gli animali, già essenziali per testare efficacia e sicurezza di tutti i farmaci e vaccini sono ancora più preziosi perché forniscono modelli dotati degli stessi meccanismi con cui avviene la Covid-19. Per esempio, ci sono modelli che hanno la stessa proteina Ace2 dell’uomo, che permette al virus la penetrazione nelle cellule alveolari del polmone per replicarsi. Questo modello, sviluppato ai tempi della ricerca di un vaccino contro la Sars e poi messo da parte, è stato ora rimesso in produzione. Purtroppo, i tempi biologici (la gravidanza) non consentiranno a tutti gli scienziati che li hanno richiesti da più di 50 laboratori di poterli usare prima di maggio. Già, maggio! Nell’unico laboratorio che dispone di questo modello, è in corso lo studio dei meccanismi di difesa immunitaria, utili per lo sviluppo di un vaccino, e di diversi farmaci per rallentarne il decorso. Gli altri laboratori però non sono fermi, e si utilizzano altri modelli animali per raggiungere l’obiettivo comune. È chiaro che se i modelli preclinici non sono perfetti e da soli non potranno darci la cura, ciascuna informazione ottenuta dai questi modelli, integrata con le conoscenze che ci arrivano dalla clinica, rappresenta la carta vincente per una cura nel minore tempo possibile.

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La ricerca scientifica al servizio dell'uomo
La ricerca scientifica al servizio dell'uomo

La ricerca scientifica va a mille per ideare composti utili a fronteggiare l'emergenza

Esistono farmaci efficaci in uso o in sperimentazione per il Covid-19?                                        

di Micaela Morelli                                          24 marzo 2020 

- La rivista Le Scienze pubblica un interessante intervento della Società Italiana di farmacologia volto a fare chiarezza sulla presunta efficacia di farmaci utilizzati, in questi mesi, nella terapia del Covid-19. Nell’articolo si elenca una serie di farmaci impiegati in questo periodo chiedendosi se alcuni di questi riescano a contrastare la proliferazione del virus nei pazienti infetti oppure se la guarigione osservata sia stata spontanea. Covid-19 è un nuovo virus e, per identificare un farmaco capace di agire contro di esso, è necessario identificare la o le strutture del virus che si prestano a essere il bersaglio dei farmaci. Di conseguenza, come già nel caso dell’HIV, per non dovere aspettare l’approvazione di un nuovo farmaco, che può arrivare anche dopo 10-12 anni, si utilizzano farmaci già esistenti sulla base di ipotesi di efficacia derivanti dalle conoscenze della biologia molecolare del virus. In questo scenario, un principio condiviso da alcuni scienziati è quindi quello di usare farmaci già presenti nel mercato che abbiano un ampio spettro di attività e pochi e lievi effetti collaterali.

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Farmaci in uso e in fase sperimentale
Farmaci in uso e in fase sperimentale

Dai ricercatori un guizzo di speranza

Potenziale efficacia di un vecchio farmaco, la clorochina, nella terapia del Covid-19       

di Micaela Morelli                                                      24 marzo 2020 

- La clorochina, è un farmaco efficace in vitro contro una vasta gamma di virus. Aggiunto a culture di cellule, infatti, previene e contrasta la replicazione del virus. La clorochina è uno dei farmaci più prescritti al mondo in quanto è utilizzato nella prevenzione e cura della malaria. La clorochina alcalinizza gli endosomi ostacolando la fusione del virus alla cellula che è dipendente da un basso pH. L’analogo, idrossiclorochina, è inoltre utilizzato da lungo tempo nella terapia delle malattie autoimmuni quali il Lupus e l’artrite reumatoide. Nel primo articolo si descrive che la clorochina fosfato testata in oltre cento pazienti cinesi, sembra avere contrastato la polmonite causata dal Covid-19 e accorciato il decorso della malattia, quando somministrato nelle fasi iniziali della stessa. Nel secondo articolo si ipotizza che se i dati in vitro sulla clorochina verranno confermati dagli studi in vivo ottenuti in un numero ampio di pazienti, questo farmaco potrebbe essere utilizzato per la cura del Covid-19. I risultati sono tuttavia solo preliminari o ottenuti in vitro non avendo, al momento, un solido supporto scientifico.

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Clorochina, efficace in vitro contro una vasta gamma di virus
Clorochina, efficace in vitro contro una vasta gamma di virus

Coronavirus, valutazioni e studi in pediatria

Covid-19 in neonati e bambini: lo stato dell’arte
 
di Valentina Paraluppi               30 marzo 2020

 
Da settimane molti ricercatori stanno esaminando Covid-19 negli adulti, ma i dati sulle sue caratteristiche epidemiologiche e cliniche nei neonati e nei bambini sono pochi e frammentari. Questa revisione è stata pensata per evidenziare i principali aspetti pediatrici e neonatali di Covid-19. I bambini, in virtù dell’immaturità del loro sistema immunitario e per altri fattori ancora oggetto di studio, sembrano risparmiati da manifestazioni cliniche severe. Essi possono presentare forme moderate con tosse, febbre, tachicardia, tachipnea, rinorrea, diarrea e vomito, ma nella maggior parte dei casi sono asintomatici oppure presentano sintomi lievi, tali da non portare all’attenzione del medico, motivo per cui i casi pediatrici potrebbero essere sottostimati. I bambini possono inoltre essere grandi diffusori del virus. Le problematiche della gravida e la gestione del neonato sono discusse in dettaglio. In base ai lavori più significativi, abbiamo elaborato tre algoritmi che potrebbero aiutare nella gestione dei casi sospetti e accertati. Considerata la scarsa clinica, la terapia in età pediatrica è per lo più una terapia sintomatica e di supporto.

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Prime rilevazioni dei neonatologi: i bambini parrebbero risparmiati da manifestazioni cliniche severe
Prime rilevazioni dei neonatologi: i bambini parrebbero risparmiati da manifestazioni cliniche severe

Il drammatico impatto sulle economie del pianeta

Gli effetti della errata percezione dell’epidemia di coronavirus sul sistema economico

di Vittorio Pelligra                                                24 marzo 2020 

La diffusione del coronavirus è orami diventato un fenomeno pandemico a livello globale. Risorse ingenti sono state messe in campo con l’obiettivo prioritario di limitare il contagio e di salvare il maggior numero di vite possibile. È naturale che queste misure straordinarie avranno ricadute economiche pesanti sulla struttura produttiva di molti paesi, sul livello di occupazione e sul reddito disponibile di ampie fasce della popolazione. È necessario che i policy-makers inizino non solo a tamponare gli effetti a breve termine ma anche quelli più a medio e lungo termine. Per poter agire in questo senso occorre capire attraverso quali canali l’epidemia influenzerà il sistema economico. In questo studio si considera l’effetto della percezione del fenomeno sulle scelte dei consumatori. Attraverso dati campionari le ricerche giornaliere su Google, si è analizzato il meccanismo psicologico attraverso il quale l’elaborazione delle informazioni disponibili ha portato ad una rapida diffusione, tra i consumatori USA, di sentimenti di ansia e insicurezza rispetto al prossimo futuro. I dati testimoniano una sovrastima del tasso di mortalità e della contagiosità del virus e allo stesso tempo sottostimano l’effetto della dinamica non-lineare dei fenomeni epidemici. Si conclude che una migliore e più puntuale informazione verso l’opinione pubblica potrebbe prevenire fenomeni di panico e contagio destinati a produrre shock sul lato della domanda che potrebbero aggravare ulteriormente gli effetti negativi della pandemia sui sistemi economici.

Fetzer, T, L Hensel, J Hermle and C Roth (2020), “Coronavirus Perceptions and Economic Anxiety”, arXiv preprint arXiv:2003.03848.

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Emergenza Covid-19, conseguenze economiche ed errate percezioni
Emergenza Covid-19, conseguenze economiche ed errate percezioni

La quarantena e l'interruzione dei servizi e delle produzioni

“Quanto ci costa il distanziamento sociale?”

di Vittorio Pelligra                                              27 marzo 2020

Le misure di distanziamento sociale impongono sacrifici a tutti noi. La quarantena forzata avrà fortissime ricadute sul sistema economico legate, da una parte allo stop di moltissime produzioni e all’interruzione di numerosissime forme di servizi e dall’altra ad un calo nella domanda di tali beni e servizi. Minori scambi, minori ricavi, minori entrate erariali. Ci si aspetta una riduzione del PIL, un incremento della disoccupazione e dell’indebitamento. In Italia il dibattito politico e quello pubblico, più in generale, si è concentrato in maniera esclusiva sulle ricadute negative per l’economia del paese delle misure draconiane assunte dal governo, quasi che la dimensione sanitaria e quella economica fossero sfere separate, mondi estranei e addirittura in contrapposizione tra loro, come se necessariamente la tutela della salute debba essere considerata un costo economico e la salvaguardia del sistema produttivo debba rappresentare un pericolo per la salute. In realtà le cose non stanno in questi termini. Michael Greenstone e Vishan Nigam dell’Università di Chicago, hanno stimato il beneficio economico delle misure di distanziamento sociale che potrebbero essere applicate negli Stati Uniti. Partendo dal modello di diffusione dell’epidemia elaborato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra, hanno calcolato che, data la diffusione del virus e la sua mortalità, una forma leggera di quarantena potrebbe salvare 1 milione e 700 mila vite tra marzo e ottobre 2020. Calcolando il “valore di una vita statistica” (Vsl) e associandolo alla numerosità delle varie fasce d’età che verrebbero colpite, Greenstone e Nigam determinano l’ammontare dei benefici economici in 8 trilioni di dollari, equivalenti alla somma di 60 mila dollari per famiglia. Si conclude, dunque, che una corretta valutazione dell’impatto delle misure di contenimento dovrebbe tener conto non solo dei costi economici a anche dei benefici in termini di vite salvate.

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Il calo della domanda di beni e servizi, tema caldo in pandemia
Il calo della domanda di beni e servizi, tema caldo in pandemia

Chiusi in casa tra rabbia, affaticamento, difficoltà di concentrazione

Le conseguenze psicologiche della quarantena

di Donatella Rita Petretto                                  24 marzo 2020 

- Una recente sintesi della letteratura pubblicata nella rivista Lancet ci consente di riflettere sulle conseguenze possibili della “Quarantena”, basandosi su una analisi compiuta su 3.166 studi, svolti negli anni scorsi durante epidemie della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome) e dell’Ebola. In questa analisi ciascuno di noi riconosce elementi come affaticamento, rabbia, difficoltà di concentrazione e confusione, che nel complesso descrivono sintomi legati allo stress. Paura del contagio e preoccupazioni economiche immediate e future sono tra i principali motivi di stress. Per i sanitari, fortemente impegnati in quotidianità lavorative particolarmente impegnative, un motivo di stress è la paura dello stigma in caso di contagio. Quali variabili predicono un minor effetto negativo psicologico? La disponibilità di cibo e farmaci, la disponibilità di informazioni e di dispositivi di protezione individuale, la possibilità di dare all’esperienza un significato altruistico (piuttosto che considerarla come una imposizione che restringe la propria libertà). Un aspetto interessante che stimola la nostra attenzione è rappresentato dal ruolo negativo della noia e in positivo dalla disponibilità delle moderne tecnologie che consentono di comunicare anche a distanza.

Brooks et al., The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence, Lancet,  February 26, 2020 https://doi.org/10.1016/ S0140-6736(20)30460-8

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Le variabili psicologiche
Le variabili psicologiche

Distanziamento sociale e conseguenze per i bambini

Stare a casa e la scuola a distanza al tempo del Covid-19

di Donatella Rita Petretto
                          25 marzo 2020 

- Una recente “Letter to Editor” pubblicata su Lancet descrive le conseguenze psicologiche, psicosociali e fisiche, in particolare nei bambini, in seguito alla sospensione delle attività scolastiche e l’implementazione di forme di didattica a distanza. Partendo dall’esperienza recente della Cina, evidenziano alcuni rischi del confinamento a casa e del distanziamento sociale per i bambini, legati al cambiamento degli stili di vita ed alla diffusione di fattori di stress. Tra i fattori di stress: la durata della quarantena, la paura del contagio, la noia e la frustrazione, la perdita del contatto con i pari, l’assenza di spazi personali nell’abitazione. Per quanto concerne i cambiamenti negli stili di vita: la riduzione della attività motoria, il rischio di modificare la dieta in maniera non salutare, la modifica del pattern di sonno, con il conseguente peggioramento dello stato fisico.

Gli autori suggeriscono di informare e coinvolgere la scuola, la famiglia e la comunità e tenere conto di questi rischi nell’organizzazione delle attività didattiche a distanza, per esempio moduli formativi specifici sulla promozione del benessere fisico e psichico degli studenti e la promozione di stili di vita salutari anche nella propria abitazione e rendendo disponibili servizi di counseling e supporto psicologico.

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Il girotondo, simbolo e segno di un mondo che funziona
Il girotondo, simbolo e segno di un mondo che funziona

Quarantena, una forte pressione fisica e psicologica

Le conseguenze psicologiche della Pandemia: il carico degli operatori sanitari

di Donatella Petretto                                  30 marzo 2020

L’importanza di tener in considerazione gli effetti psicologici della gestione complessa della Pandemia da Covid-19 negli operatori sanitari è il tema di una recente “Letter to Editor” pubblicata nella rivista Lancet da un gruppo di ricercatori cinesi. Questo articolo si focalizza sugli effetti della forte pressione fisica e psicologica che vi può essere in questi operatori, in tutte le fasi della pandemia: nelle fasi più acute della pandemia per l’aumento del numero di pazienti, per la gravità delle situazioni ed in tutte le fasi per l’intensità e la durata del carico assistenziale. Gli autori descrivono un piano di intervento psicologico che prevede tre ambiti: supporto psicologico, supervisione ed attività di gruppo per la riduzione dello stress. Inoltre, descrivono l’importanza dell’ascolto diretto dei diretti interessati per l’organizzazione di interventi utili per contenere stress, le paure e le preoccupazioni, tra cui in particolare il non voler interrompere il proprio lavoro per un grande senso di responsabilità e la paura di trasmettere il contagio ai propri familiari.

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Medici e infermieri, avamposto allo stremo
Medici e infermieri, avamposto allo stremo

La pressione alta, i farmaci e il virus

Paura del Covid: devo cambiare i miei farmaci per l’ipertensione?

di Marco Pistis                                                24 marzo 2020 

- Il Covid-19 utilizza una proteina presente sulle cellule alveolari del polmone (l’Ace2, un enzima che converte l’angiotensina), per penetrare al loro interno e replicarsi.  Moltissime persone utilizzano farmaci che agiscono sull’ Ace (gli Ace-inibitori) o sui recettori per l’angiotensina (sartani) per controllare efficacemente l’ipertensione arteriosa. Alcuni editoriali riportano ipotesi contrastanti sui potenziali benefici/rischi associati a questi farmaci: ad esempio si è ipotizzato che potrebbero favorire l’ingresso del virus e un’evoluzione più grave della malattia. E' il caso di tranquillizzare i numerosi ipertesi che fanno uso di Ace-inibitori o sartani: non c’è nessuna evidenza né di danni né di effetti protettivi. Infatti, nessuna autorità regolatoria mondiale dei farmaci o Società scientifica suggerisce di modificare la terapia. I danni che potrebbero essere causati dalla sospensione o dal cambiamento dei farmaci antipertensivi (tanto più se effettuati senza un controllo medico) sono ben superiori agli ipotetici (e non provati) benefici. Per maggiori informazioni si può consultare il documento della Società Italiana di Farmacologia.


 

Gli ipertesi che usano Ace-inibitori o sartani possono stare tranquilli
Gli ipertesi che usano Ace-inibitori o sartani possono stare tranquilli

L'Avigan e le altre medicine antivirali: i ricecatori corrono con rigore e giudizio

Farmaci miracolosi per il Covid-19?
Le conferme possono arrivare solo dalla sperimentazione

di Marco Pistis
                                        25 marzo 2020

- Parliamo del favipiravir, noto con il nome di Avigan. Si tratta di un farmaco antivirale, che agisce come inibitore della RNA polimerasi virale, sviluppato nel 2014 in Giappone. In questi giorni, complice anche un video di un farmacista italiano (!), viene dichiarato come in grado di curare i pazienti affetti da Covid-19.
Il medicinale, autorizzato in Giappone per l’influenza B, non è autorizzato né in Europa né negli Usa per modeste prove di efficacia e un rischio teratogeno. È stato testato anche sul virus Ebola, con scarsi risultati. Non esistono studi clinici pubblicati sull’efficacia del farmaco nel trattamento del Covid-19. Sono noti solamente dati preliminari di un piccolo studio condotto in pazienti con Covid-19 non grave. Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano diverse limitazioni dello studio e dichiarano che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere distorsioni nel processo di reclutamento dei pazienti. Stupisce, inoltre, che questo studio preliminare non risulti più accessibile online (al 24/3/2020).
L’Aifa (Autorità italiana del farmaco) ha comunque autorizzato la sperimentazione del farmaco. La risposta alla domanda se esiste un farmaco miracoloso sarà fornita solo dopo la valutazione rigorosa dei dati ottenuti attraverso uno studio clinico, come è giusto.

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Favipiravir (Avigan), sperimentazione in corso: Ma guai a studi clinici affrettati
Favipiravir (Avigan), sperimentazione in corso: Ma guai a studi clinici affrettati

Farmaci, cautela e buon senso soprattutto in emergenza

Primum non nocere. La pericolosità di terapie farmacologiche “fai da te” o non adeguatamente testate.

di Marco Pistis                                             1 aprile 2020

“Primum non nocere” (per prima cosa non nuocere) è uno dei primi insegnamenti da impartire agli studenti di Medicina e dovrebbe guidare il medico anche nelle emergenze. In questo periodo tragico e convulso, pur con le migliori intenzioni, si abbandonano le consuete cautele nel proporre terapie farmacologiche ancora dubbie ai pazienti stremati dal Covid-19. Nessun farmaco è privo di reazioni avverse e queste possono essere tanto più gravi e frequenti tanto più numerosi sono i farmaci associati tra loro in un cocktail empirico, sulla cui sicurezza si hanno pochissimi dati. Faccio l’esempio di una condizione cardiaca potenzialmente letale, diagnosticabile solo all’elettrocardiogramma, spesso causata o accentuata da farmaci: il cosiddetto allungamento dell’intervallo Qt. Ebbene, l’idrossiclorochina, l’azitromicina e il lopinavir/ritonavir (usati nel Covid-19) possono provocare un allungamento dell’intervallo Qt. Considerando che la maggior parte dei pazienti deceduti per Covid-19 era anziana e presentava comorbilità cardiovascolare, spesso con aritmie cardiache, questi farmaci potrebbero potenzialmente aumentare il rischio di morte cardiaca improvvisa. Inoltre, l'epatite e la neutropenia sono manifestazioni cliniche del Covid-19 e potrebbero essere aggravate dall'uso off-label di questi farmaci. E’ impossibile differenziare gli effetti avversi correlati al farmaco dalle manifestazioni della malattia in assenza di un gruppo di controllo. Pur con una pandemia in corso, sono stati avviati in tutto il mondo studi clinici con una velocità senza precedenti. Questo è estremamente incoraggiante ed è l'unico modo per trovare trattamenti efficaci e sicuri per il Covid-19.

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https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2763802

Le associazioni di farmaci possono creare reazioni avverse
Le associazioni di farmaci possono creare reazioni avverse

Supporto psicologico dedicato per gli operatori sanitari impegnati nelle zone del contagio

Covid-19: quali sono le categorie di operatori sanitari a maggiore rischio di burnout?

di Fabrizio Sanna                               2 aprile 2020

Di questo argomento si è occupata una ricerca condotta di recente e pubblicata sulla rivista scientifica Jama che ha preso in esame 1.257 operatori sanitari di 34 ospedali coinvolti nell’assistenza a pazienti affetti da Covid-19 in diverse regioni della Cina, tra cui la regione di Hubei con la città di Wuhan, epicentro dell’epidemia. I risultati di questa ricerca hanno messo in evidenza non solo come una considerevole proporzione di operatori sanitari (medici, infermieri e altre figure professionali coinvolte a vario titolo) riportava di sperimentare sintomi di depressione, ansia, insonnia e distress ma anche quali siano le categorie di soggetti maggiormente colpiti da questi sintomi. I soggetti più vulnerabili erano quelli di sesso femminile, il personale infermieristico, ed in particolare gli operatori impegnati nella città di Wuhan. Inoltre, sembravano essere maggiormente colpiti tutti gli operatori direttamente coinvolti in prima linea nella diagnosi, trattamento ed assistenza sanitaria ai pazienti con sospetto o confermato Covid-19. I risultati ottenuti suggeriscono non solo la necessità di implementare servizi di assistenza psicologica per gli operatori sanitari dei presidi ospedalieri impegnati nella lotta al Covid-19 ma anche che alcune categorie di soggetti particolarmente vulnerabili a sviluppare esiti psichici negativi necessitano in modo particolare di supporto e di un intervento psicologico dedicato.

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32202646

Dall'esperienza di Wuhan indicazioni sulle difficoltà del personale medico e di assistenza
Dall'esperienza di Wuhan indicazioni sulle difficoltà del personale medico e di assistenza

Le crisi epidemiche? Segnano da sempre la storia dell'umanità

Le epidemie: un quadro storico

di Eugenia Tognotti       30 marzo 2020

Dalla peste al Covid-19, passando per le diverse ondate epidemiche di colera nel XIX secolo fino alla prima pandemia d’influenza, la Spagnola, le grandi epidemie hanno segnato la storia delle società umane dall’Atene classica all’Europa moderna e contemporanea. Mentre le notizie sull’origine e la diffusione al coronavirus scandiscono la nostra vita quotidiana, approfondire la storia delle grandi crisi epidemiche, può aiutare a comprendere la traccia che hanno lasciato, a cominciare dalle risposte politico-istituzionali, scientifiche e culturali alle emergenze. Arrivano da lontano - secoli prima dell’affermarsi dell’eziologia microbica delle malattie contagiose - le politiche di "contenimento”, e di “quarantena”, oggi in campo nella lotta al nuovo Sars-CoV-2.  Nelle città investite dalla peste, i poteri pubblici – a fronte della drammatica impotenza della medicina - attuavano la ‘profilassi della separazione’ e ordinavano di utilizzare fuoco e zolfo per quella che oggi chiamiamo ‘sanificazione’. Nel contempo ricorrevano alla forza per impedire a chiunque l’accesso ai luoghi abitati, pur consapevoli che l'embargo introdotto per manifatture e commerci aveva un impatto nefasto sull’economia.  Immagini e documenti propongono un sorprendente parallelismo tra presente e passato. Il lungo ‘becco’, pieno di erbe odorose, che copriva il naso dei ‘medici della peste’, rimanda alla mascherina indossata oggi dal personale sanitario. La quarantena, i cordoni sanitari, il divieto di assembramenti, la proibizione all’ approdo delle navi, l’isolamento nelle case, il divieto di gli spostamenti, richiamano le condizioni che i contemporanei sperimentavano al tempo della peste e di colera, fino al tramonto del XIX secolo, con una coda all’avvento della Spagnola, nel 1918. Le misure per arginare le epidemie non sono mai state solo risposte mediche, ma anche culturali e politiche e hanno influenzato idee e dibattiti.  Mentre siamo impegnati a comprendere le cause e le conseguenze del Covid-19,  che segnerà il nostro tempo, la storia delle grandi crisi epidemiche che hanno plasmato il mondo moderno, può offrire molte, utili lezioni.

Nell'universo malvagio e strumentale delle bufale si dà per epocale la pandemia Covid-19. In realtà l'uomo fa i conti con le grandi epidemie fin dalla sua esistenza
Nell'universo malvagio e strumentale delle bufale si dà per epocale la pandemia Covid-19. In realtà l'uomo fa i conti con le grandi epidemie fin dalla sua esistenza

Dal pipistrello agli esseri umani

Ma come si classifica un virus? E questo virus come si chiama e perché?                               

di Enzo Tramontano                                          24 marzo 2020 

- Il gruppo di studio sui Coronaviridae dell’International committee on taxonomy of viruses, la struttura internazionale deputata alla classificazione dei virus, ha deciso di designare il virus responsabile della corrente pandemia con il nome di Severe acute respiratory syndrome-related coronavirus 2 (da cui l’acronimo Sars-CoV-2). Ma come viene classificato un virus? In precedenza, i virus erano classificavati in base alla malattia a loro correlata o in base alle loro proprietà antigeniche. Oggi, un virus è classificato in base alla sua filogenia, cioè al suo genoma (in questo caso un Rna) in relazione ad altri genomi di virus conosciuti (è un nuovo virus? Quanto è simile ad altri virus noti?). In particolare, si usano porzioni del genoma particolarmente conservate, tra cui in questo caso i geni della proteasi 3CL, della Rna polimerasi Rna dipendente e della elicasi. In base a ciò, si è osservato che il nuovo virus è molto simile al virus Sars-CoV e pertanto è stato denominato Sars-CoV-2. Entrambi i Sars-CoV sono poi molto simili al Coronavirus dei pipistrelli.

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L'albero filogenetico di alcuni Coronavirus. In rosso le specie altamente patogene per l’uomo, in arancio le specie che circolano normalmente nell’uomo
L'albero filogenetico di alcuni Coronavirus. In rosso le specie altamente patogene per l’uomo, in arancio le specie che circolano normalmente nell’uomo

Epidemiologia e altro nello studio degli specialisti statunitensi e londinesi

Le infezioni non documentate facilitano la disseminazione di Sars-CoV2               

di Enzo Tramontano                                       24 marzo 2020 

- Uno studio a firma di colleghi della Columbia University (NY) e dell’Imperiale College (Londra) pubblicato su Science il 16 marzo, svolto sui dati dell’epidemia di Sars-CoV2 in Cina dal 10 al 23 gennaio scorso (cioè prima che il governo cinese imponesse rigide restrizioni per il controllo del virus), propone importanti caratteristiche epidemiologiche sulla diffusione del virus. Secondo questo studio ben l’86 per cento di tutti i casi resterebbe non documentato, e questi casi sarebbero responsabili del 79 per cento delle nuove infezioni. In pratica su cento casi documentati, ci sarebbero circa 600 casi non documentati. Questi ultimi avrebbero una capacità di contagio di circa la metà dei casi documentati e sarebbero responsabili dell’infezione di una gran parte dei casi riportati. Questi dati spiegherebbero la rapida diffusione geografica del Sars-CoV2 ed indicherebbero che le misure di contenimento sono particolarmente complesse.

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La simulazione dell’Impatto delle infezioni non documentate sulla trasmissione di Sars-CoV2
La simulazione dell’Impatto delle infezioni non documentate sulla trasmissione di Sars-CoV2



 

  • Comunicazione, contenuti, titolazione, coordinamento, editing  Mario Frongia
  • Impaginazione e grafica Ivo Cabiddu

  

Comunicazione scientifica dell'Università di Cagliari
Comunicazione scientifica dell'Università di Cagliari

Ultime notizie

03 aprile 2020

Didattica, primi esami on line

Si è svolta questa mattina la prima prova a distanza in tempi di coronavirus secondo le modalità stabilite dai manuali operativi: Martina Piccu, studentessa di Orune, ha sostenuto con profitto l’esame di Reti di calcolatori, interrogata da Gianni Fenu, docente della materia e delegato del Rettore per l’ICT. Tutto si è svolto regolarmente: prova superata brillantemente

03 aprile 2020

I pastori sardi donano fondi per la ricerca all'Università di Cagliari

L'iniziativa solidale è stata attivata sui social da un gruppo di allevatori di Bitti. Le risorse andranno ai ricercatori del dipartimento di Scienze chirurgiche e al team di Biologia molecolare impegnati sul fronte Coronavirus. Si registrano oltre mille adesioni. Tra queste, quelle di Aldo Berlinguer, Gigi Sanna e gli Istentales, le sorelle Piredda. "Sono grata e particolarmente compiaciuta per un gesto di alto significato" dice Maria Del Zompo

31 marzo 2020

Anche gli esami di profitto e di laurea si svolgeranno on line

Sono on line i MANUALI OPERATIVI per lo svolgimento delle prove. La comunicazione ufficiale contenuta in un Decreto rettorale e in una lettera che il Magnifico ha inviato a tutti gli iscritti dell’Università di Cagliari: “I presidenti e i Coordinatori dei corsi di studio stanno rivedendo i calendari che verranno resi pubblici quanto prima", scrive la prof.ssa Del Zompo. IL SENATO ACCADEMICO HA CONFERMATO LA SOSPENSIONE DELLE ATTIVITA' DIDATTICHE DAL 9 AL 14 APRILE, COME DA CALENDARIO ACCADEMICO --- La RASSEGNA STAMPA con il SERVIZIO andato in onda nel TG della RAI

31 marzo 2020

Poetto, UniCa vigilerà sulla rimozione delle canne

Reso operativo l’accordo quadro tra l’amministrazione comunale e l’Università di Cagliari: il team di esperti in morfodinamica e conservazione delle spiagge del MEDiterranean Geomorphological COAStal and marine LABoratory (MEDCOASTLAB) guidato dal prof. Sandro Demuro, effettuerà misure con telecamere di alta precisione ed eseguirà rilievi ecogeomorfologici per tutelare il profilo topografico naturale e le caratteristiche meccaniche del corpo di spiaggia: ancora una volta l'Ateneo al servizio del territorio con le sue competenze scientifiche. TUTTI I DETTAGLI e la RASSEGNA STAMPA con la notizia su tutta la stampa con il SERVIZIO nel TG di VIDEOLINA

Questionario e social

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