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Sardegna, avanti piano

NE PARLA ANCHE IL SOLE24ORE: presentato a Cagliari il 26mo Rapporto sull'economia della regione elaborato dal CRENoS, il Centro di ricerca in cui collaborano gli studiosi dei due Atenei sardi. Dai numeri presentati da Bianca Biagi emergono segnali di vivacità imprenditoriale, aumentano i laureati, si riduce la spesa sanitaria, bene rifiuti e internazionalizzazione del turismo. Il Rettore: "Solo cultura e conoscenza garantiscono la crescita della nostra Regione". In apertura di incontro da Emanuela Marrocu la sottolineatura dell'importanza della libertà di informazione. RASSEGNA STAMPA con i servizi nei titoli di testa di tutti i TG, GALLERIA FOTOGRAFICA e VIDEO
29 maggio 2019
Bianca Biagi ed Emanuela Marrocu durante la presentazione del Rapporto

Il CRENoS si conferma la fonte più autorevole e accreditata sullo studio dell'economia della Sardegna (e non solo): la notizia dei dati forniti dai ricercatori è stata rilanciata nei titoli di testa di tutti i TG e tutta la stampa ne parla in queste ore

Sergio Nuvoli

Cagliari, 24 maggio 2019 - “Sono particolarmente contenta che sul Rapporto CRENoS si incontrino gli esponenti politici che hanno governato finora e quelli che governano ora, perché solo la cultura e la conoscenza possono garantire la crescita della nostra Isola. L’Ateneo sta facendo la sua parte per insistere sulla formazione e sulla creazione della cultura di impresa, con CREA UniCa e il Contamination Lab”. Così Maria Del Zompo, Rettore dell’Università di Cagliari, questa mattinaalla presentazione dei dati sull’economia della regione sarda in Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche.

Poco prima, dalla direttrice del CRENoS Emanuela Marrocu, era arrivato un forte messaggio di collaborazione tra gli Atenei sardi che da tanti anni lavorano insieme. Dalla prof.ssa Marrocu anche un pensiero alla stampa, in particolare al collega giornalista di la Repubblica vittima a Genova di un episodio inaccettabile.

La presentazione di quest’anno è stata curata da Bianca Biagi, docente dell’Università di Sassari. Segue una sintesi del Rapporto CRENoS, su cui si sono confrontati alcuni autorevoli ospiti durante una tavola rotonda coordinata da Eleonora Bullegas.

Il Rapporto è stato presentato da Bianca Biagi
Il Rapporto è stato presentato da Bianca Biagi
IL SERVIZIO DI GRAZIANO PINTUS ANDATO IN ONDA NEL TGR DELLA RAI DELLE 14 DEL 24 MAGGIO 2019

Il quadro macroeconomico: aumenta la distanza con le regioni più dinamiche dell'Unione Europea e d'Italia

Nel raffronto con l'Europa, il quadro macroeconomico regionale mostra segni di debolezza: nel 2017, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati a livello regionale, la Sardegna occupa la 214esima posizione nella classifica delle 281 regioni dell'Unione Europea (UE), con un PIL per abitante pari al 69% della media europea (media italiana: 96%). Il sistema economico regionale non è capace di stare al passo con la crescita dell'Europa: in un quinquennio perde 4 punti percentuali e si allontana dalle regioni più dinamiche dal punto di vista economico. Nel 2017 il PIL della Sardegna è pari a 18.937 euro per abitante, più alto rispetto al Mezzogiorno (17.354 euro) ma sempre più distante del Centro-Nord (31.105 euro). Il dato regionale è in aumento rispetto al 2016 (+1,1%) ma meno rispetto al Mezzogiorno (+1,4%) e soprattutto del Centro-Nord (+1,8%). Il divario di reddito tra il Nord e il Sud continua ad approfondirsi.

Si conferma l'aumento dei consumi delle famiglie iniziato nel 2015: la spesa per abitante nel 2017 è pari 13.407 euro, in crescita del 1,2% su base annua. In aumento l'acquisto di servizi (+1,8%), di alimentari, pro-dotti per la persona e la casa e medicinali (+1%) ma quella per i beni con utilizzo pluriennale  (arredamento, autovetture, elettrodomestici, abbigliamento, libri) è pressoché stabile (-0,2%) rispetto al 2016. Soprattutto questa terza componente, che è la più compressa nelle fasi di crisi economica, segnala una disponibilità di reddito per i consumatori e le famiglie che non accenna ad aumentare.

Il dato sugli investimenti riflette ancora una fase di crisi e di difficoltà per imprese e famiglie e continua a mostrare le conseguenze della fase recessiva: nel 2016 gli investimenti per abitante sono pari a 3.190 euro in Sardegna, in calo dello 0,9% rispetto al 2015. L'andamento è in linea rispetto al Mezzogiorno (-0,5%), mentre il Centro-Nord va in direzione opposta e registra un +4,9%. Per il complesso del paese sembra superata la fa-se di rallentamento del processo di accumulazione di capitale particolarmente evidente nel quinquennio 2011-2015, ma molte regioni del Mezzogiorno, tra cui la Sardegna, non sperimentano ancora tale inversione di tendenza. Ciò che appare preoccupante è la constatazione che in un decennio il valore degli investimenti nell'Isola ha subito un dimezzamento: da 6.534 euro del 2007 si passa a 3.190 euro per abitante del 2016.

Rapporto CRENoS 2019, la tavola rotonda
Rapporto CRENoS 2019, la tavola rotonda
IL SERVIZIO DI GRAZIANO PINTUS ANDATO IN ONDA NEL TGR DELLA RAI DELLE 19.35 DEL 24 MAGGIO 2019

La struttura produttiva: segnali di vivacità imprenditoriale, esportazioni in espansione

Le imprese attive in Sardegna aumentano di 348 unità e nel 2018 sono 143.299. Il tessuto imprenditoriale è frammentato: gli addetti delle microimprese sono il 64% del totale, una quota maggiore di quella italiana (45%), già di per sé rilevante. Dal punto di vista settoriale si conferma la forza del comparto agricolo, sia nel numero delle imprese (più di 34mila, pari al 24% del totale) sia nella loro capacità di creare valore aggiunto (5% in Sardegna contro 2% in Italia). Permane il sottodimensionamento del comparto industriale (21% delle imprese e 16% del valore aggiunto in Sardegna, contro 24% di imprese e del valore aggiunto in Italia). In Sardegna i settori legati alle attività svolte prevalentemente in ambito pubblico e ai servizi non destinabili alla vendita sono responsabili di oltre un quarto del valore aggiunto complessivo, mentre le imprese che producono beni e servizi destinati al mercato hanno un peso relativamente esiguo, denotando una scarsa capacità da parte del sistema produttivo isolano di creare valore.

Nel 2018 vi è una ulteriore espansione dell'interscambio con l'estero sia dal lato delle importazioni sia delle esportazioni. L'export sardo è pari complessivamente a 5,74 miliardi di euro (+7% rispetto al 2017). Il settore petrolifero rappresenta l'83% del totale e raggiunge i 4,76 miliardi di euro (+8% su base annua, spinto dal forte aumento del prezzo del petrolio). Per il resto dei settori le vendite all'estero sono pari a 975,26 milioni, in lieve crescita (+3%). Per la chimica di base (fertilizzanti, composti azotati, materie plastiche e gomma sinteti-ca) le esportazioni superano i 274 milioni di euro (+30% rispetto al 2017), le armi e munizioni esportate sono 94,61 milioni (+23%), mentre l'export dell'industria lattiero-casearia, in calo per il terzo anno consecutivo, è pari a 91,41 milioni di euro (-23% su base annua).

Rapporto CRENoS 2019, da sinistra Antonello Cabras, Cristiano Erriu, Rinaldo Brau, Francesco Pigliaru
Rapporto CRENoS 2019, da sinistra Antonello Cabras, Cristiano Erriu, Rinaldo Brau, Francesco Pigliaru
VIDEOPITCH dell'intervento del Rettore Maria Del Zompo

Segnali incoraggianti per il mercato del lavoro in Sardegna

Il 2018 fa registrare un aumento della partecipazione al mercato del lavoro rispetto all’anno precedente: il tasso di attività cresce dell’1,8% e arriva al 47,4%. Il divario di genere è ancora elevato: solo il 38,8% delle donne partecipa al mercato del lavoro, contro il 56,5% degli uomini.

Nel 2018 il numero degli occupati aumenta di 20mila individui e il tasso di occupazione arriva al 40,1%, collocando la Sardegna tra le regioni con l'aumento più forte (+3,8%, a fronte del +1,1% del Mezzogiorno). Il tasso di occupazione maschile è pari a 47,6% (+1,8% rispetto al 2017), mentre l’occupazione femminile è pari al 33%, con l'aumento più elevato tra tutte le regioni italiane: +6,7%. Tre quarti dei 20mila nuovi occupati nel 2018 sono infatti donne. Positivo anche il dato sui rapporti di lavoro attivati nel 2018 (+8,5% sul 2017), con un saldo attivo rispetto a quelli cessati (anch’essi in aumento dell’8,3%), e che supera le 10mila unità. Si tratta però di un quadro con alcune ombre: l’84% dei nuovi occupati ha contratti di lavoro dipendente a tempo determinato mentre sono ferme le assunzioni a tempo indeterminato. Inoltre i contratti a tempo parziale (+11,6%) aumentano più di quelli a tempo pieno (+1,7%). Tra le donne, oltre il 70% delle nuove occupate ha un contratto di lavoro part-time. Infine, mentre tra gli uomini l’aumento più forte del tasso di occupazione, tra il 2017 e il 2018, si registra tra chi è in possesso di una laurea o un titolo superiore (+5,7%), tra le donne cresce soprattutto tra chi ha un diploma (+10,7%) o un titolo medio-basso (+6,6%).

La ripresa dell’occupazione è trainata dal settore alberghiero e del commercio, che impiega nel 2018 quasi un quarto degli occupati. Gli occupati nel settore legato alla ricettività turistica crescono infatti del 12,8% rispetto all’anno precedente.
La disoccupazione è in calo per il quarto anno consecutivo, nel 2018 si attesta al 15,4%, riducendosi rispetto al 17% dell'anno precedente. Cambia la composizione dei disoccupati: nel 2018 la percentuale di donne si riduce al 41%, mentre dieci anni prima si registrava un sostanziale equilibrio di genere. Aumenta anche l’età me-dia: nel 2009 in Sardegna i disoccupati dai 35 ai 64 anni erano il 42,4%, nel 2018 la loro percentuale sfiora il 60%. Si tratta di un trend comune anche al resto d’Italia, dove la quota dei disoccupati con 35 anni o più au-menta di oltre nove punti in dieci anni.

Rapporto CRENoS 2019, il pubblico in sala
Rapporto CRENoS 2019, il pubblico in sala
Emanuela Marrocu, direttrice CRENoS, ricorda Michele Carboni, il ricercatore prematuramente scomparso pochi mesi fa

Servizi pubblici: spesa sanitaria in lieve riduzione, buona gestione dei rifiuti e del trasporto cittadino

Per la prima volta dal 2013 la spesa sanitaria in Sardegna si riduce lievemente passando dai 3,28 miliardi di euro del 2016 ai 3,27 miliardi del 2017. La spesa sanitaria è pari a 1.981 euro per abitante, in riduzione del -0,7% rispetto al 2016, ma sempre superiore rispetto a quella di Mezzogiorno (1.789) e Centro-Nord (1.936). Le componenti che hanno contribuito maggiormente alla riduzione dell’ultimo anno sono la spesa farmaceutica (-3,3%) e la spesa per prestazioni da privato (-0,93%). Se si incrociano questi dati con i dati relativi all’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tuttavia, emerge una gestione complessivamente inef-ficiente delle risorse: il Sistema Sanitario Regionale non raggiunge il livello di adempienza richiesto dagli standard nazionali. La spesa sanitaria sarda incide per il 9,8% del PIL regionale contro una media nazionale del 6,7%.

Buone notizie nell’ambito della raccolta differenziata dei rifiuti: la percentuale di raccolta continua a crescere e raggiunge, nel 2017, il 63,5%, valore maggiore della percentuale del Centro-Nord (61,6%) e del Mezzogior-no (41,9%). La produzione di rifiuti solidi urbani continua a ridursi fino a 438,3 kg per abitante, inferiore ri-spetto sia alla media del Centro-Nord (513,7 kg) che del Mezzogiorno (488,8 kg). Tuttavia, anche quest’anno, i comuni sardi spendono più della media nazionale sia per la gestione dei rifiuti solidi urbani sia per la raccolta differenziata.

Dall’analisi del trasporto pubblico derivano sia elementi positivi sia negativi. Il 2017 rappresenta, nell’ultimo decennio, l’anno con la più alta percentuale di pendolari che utilizzano i mezzi pubblici (18,2%). Questo dato risulta in crescita del 3,9% rispetto al 2016 ma la Sardegna ha valori ancora inferiori a quelli delle altre regioni. Il livello di soddisfazione degli utenti di treni e pullman (trasporto extraurbano) è inferiore a quello medio nazionale, mentre i livelli di soddisfazione degli utenti sardi degli autobus (trasporto urbano) sono netta-mente maggiori del Mezzogiorno e di poco superiori a quelli del Centro-Nord.
Per quanto riguarda il welfare locale, la percentuale di comuni coperti dai servizi socio-educativi per l’infanzia cala di 6,9 punti nell’ultimo anno: solo il 30,8% dei comuni della Sardegna eroga tali servizi, terzultima regione in Italia per copertura. Il livello di fruizione del servizio, comunque, continua a crescere: in Sardegna l’11,3% degli utenti potenziali utilizza il servizio, contro il 7% registrato nelle altre regioni del Mezzogiorno.

Rapporto CRENoS, un altro momento della presentazione
Rapporto CRENoS, un altro momento della presentazione
IL SERVIZIO DI ANTONELLO LAI ANDATO IN ONDA NEL TG DI TCS DELLE 14 DEL 24 MAGGIO 2019

Capitale umano e Ricerca e Sviluppo: luci e ombre per la Sardegna

La Sardegna negli ultimi anni ha evidenziato una forte crescita dei laureati di 30-34 anni (dal 17% del 2013 al 23,6% nel 2017): nonostante questo, é da rimarcare il ritardo rispetto agli obiettivi programmati nel docu-mento Strategia Europa 2020 (nel 2020 almeno il 40% dei giovani deve essere laureato) e la distanza rispetto alla media dei paesi dell’UE (39,9% nel 2017). Appaiono inoltre elevati i divari nelle conoscenze e competen-ze scientifiche che rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’innovazione: nel 2017 solo il 3,9% della forza lavoro fa parte della categoria “scienziati ed ingegneri”, rispetto al 7,2% della media UE.

Elementi di preoccupazione sono evidenziati anche dal tasso di abbandono scolastico (21,2% in Sardegna nel 2017, rispetto al 10,6% della media UE) e dalla percentuale di NEET, ovvero giovani scoraggiati, fuori dal mondo del lavoro e da attività di istruzione o formazione, che  risulta ancora troppo alta (24,1% in Sardegna nel 2017, rispetto al 10,9% della media UE).
Sul fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo, la Sardegna investe meno di un terzo rispetto alla media dei paesi UE (il 28%), con una quota di investimenti privata esigua (appena il 15% del totale rispetto al 61% dell’Italia e al 65% della media UE). Nonostante i bassi livelli di investimento in ricerca e sviluppo, le imprese isolane sembrano adattarsi alle nuove tecnologie in maniera strategica: il 37,5% di esse ha infatti intrapreso attività innovative nel 2016, dato inferiore alla media UE (52%) ma incoraggiante se rapportato ai bassi tassi di investimento in ricerca e sviluppo. Esiste quindi una componente privata che, nonostante la congiuntura ne-gativa, si impegna per competere in mercati globali, scegliendo nuove tecnologie e sfruttando le opportunità che arrivano dallo sviluppo digitale.

Per quanto riguarda le startup innovative emerge il ruolo fondamentale di Cagliari (18,7 startup ogni 100.000 abitanti), superiore alla media nazionale (16,1) e al resto delle province isolane (13,5 per Sassari, 5,7 per Nuo-ro e 2,5 per Oristano). L'attività più diffusa si conferma la produzione di software e la consulenza informatica, sicuramente il settore meno dipendente dalla condizione di insularità.

Emanuela Marrocu, direttrice del CRENoS
Emanuela Marrocu, direttrice del CRENoS
IL SERVIZIO DI VALERIO VARGIU ANDATO IN ONDA NEL TG DI SARDEGNA UNO DELLE 14 DEL 24 MAGGIO 2019

Turismo: migliora l’internazionalizzazione, diminuisce la stagionalità, aumenta l'offerta di alta qualità

I dati Istat per il 2017 indicano circa 3 milioni e 100 mila arrivi e 14 milioni e 220 mila presenze (rispettivamente +7,6% e +5,5% rispetto al 2016). La componente estera (+10,4% presenze e +12,7% arrivi) cresce più di quella nazionale (+1,0% presenze e +3,2% arrivi). Rispetto ai competitor (Sicilia, Puglia, Calabria e Corsica), la performance della Sardegna risulta la migliore per quanto riguarda la crescita delle presenze straniere.

Nel 2017 la quota dei turisti stranieri raggiunge il 50% (32% nel 2008) ed eguaglia la quota media nazionale. Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito si riconfermano i principali paesi di provenienza dei flussi turistici. Da segnalare la crescita sostenuta nel 2017 dei turisti russi (+25%) e inglesi (+24%). Aumentano anche i turisti provenienti dalla Svezia (+22%), così come quelli provenienti dai Paesi Bassi (+17%) e dalla Spagna (+14,3%).

Circa il 50% delle presenze turistiche complessive si concentra nei mesi di luglio e agosto, percentuale che raggiunge l’82% se si considera l’intera stagione estiva da giugno a settembre. La forte stagionalità dei flussi, caratteristica delle destinazioni orientate al turismo marino-balneare, comporta un basso utilizzo delle strutture ricettive rispetto al loro potenziale. L’indice di utilizzazione si attesta al 25,9% per le strutture del com-parto alberghiero e al 10,4% per quelle del comparto extralberghiero. Basti pensare che le strutture vengo-no utilizzate per il 58% nel mese di agosto e solamente per l’1% nei mesi di gennaio e dicembre. Sebbene le quote di utilizzo siano inferiori alla media italiana e corsa, la nota positiva è che la Sardegna è in linea con le altre regioni competitor del Sud Italia e che, negli ultimi anni, ha sperimentato un miglioramento. L'aumento dei turisti internazionali, il cui numero supera quello dei turisti nazionali nei mesi cosiddetti “di spalla” (aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre), sta dunque contribuendo al processo di destagionalizzazione, parti-colarmente importante per i suoi effetti positivi: una minore concentrazione turistica rende il settore più so-stenibile dal punto di vista ambientale e più attrattivo dal punto di vista imprenditoriale.

Per quanto riguarda l'offerta ricettiva, nel 2017 aumentano sia le strutture  (+1,2%), sia i posti letto (+0,9%). In particolare, si rileva un aumento delle strutture alberghiere di medio-alta qualità (13 hotel 3-4 stelle in più rispetto al 2016) mentre diminuiscono quelle di qualità più bassa.

Rapporto CRENoS, la tavola rotonda moderata da Eleonora Bullegas
Rapporto CRENoS, la tavola rotonda moderata da Eleonora Bullegas

RASSEGNA STAMPA

L’UNIONE SARDA di sabato 25 maggio 2019
Prima Economia (Pagina 18 - Edizione CA)
L'Isola cresce, ma a bassa velocità
Il rapporto Crenos: il Pil a +0,8 grazie all'export dei prodotti petroliferi
LO STUDIO. Alcuni segnali incoraggianti in un'economia che resta comunque fragile

Il barometro dell'economia della Sardegna, rilevato dall'ultimo rapporto del Crenos, dice che l'Isola sta crescendo, ma lo fa troppo lentamente, a una velocità che è la metà rispetto a quella del resto del Paese: +0,8% (31,3 miliardi di euro) il Pil sardo nel 2017, contro il +1,6% a livello nazionale. Se si considera che già l'Italia cresce meno rispetto al resto d'Europa, questo non fa altro che aumentare le distanze tra la Sardegna e i Paesi Ue (per sviluppo economico, l'Isola è al 214esimo posto in Europa su 281 regioni).
Economia fragile
«L'economia della Sardegna è fragile», conferma Emanuela Marrocu, direttrice del Crenos. «Abbiamo comunque segnali incoraggianti, e uno dei più significativi è l'aumento dei laureati tra i 30 e i 34 anni». Oggi la percentuale è del 24%, ancora ben lontana, comunque, dal 40% indicato dell'Europa per il 2020, «ma la crescita di 7 punti negli ultimi 5 anni dice che stiamo andando nella giusta direzione», aggiunge.
Bassa velocità
La Sardegna prova a dare un'accelerazione all'economia, ma in generale la sua velocità resta molto bassa. E questo perché praticamente dietro ogni voce positiva c'è quasi sempre un elemento meno confortante. Per esempio, «il calo del tasso di disoccupazione», sceso dal 17% al 15,4%, «e i 20mila occupati in più tra il 2017 e il 2018 rappresentano segnali incoraggianti», spiega Bianca Biagi, Crenos. Un'analisi più attenta sull'occupazione con il filtro della qualità dei contratti offre però un quadro non proprio esaltante. «È vero», ammette Biagi, «l'84% dei nuovi posti di lavoro sono contratti a tempo determinato, ma si tratta comunque di un segnale positivo».
Petrolio e armi
Stesso discorso per l'export: le vendite all'estero sono cresciute di oltre 360 milioni di euro, trainate perlopiù dai prodotti petroliferi, dalle armi e munizioni (+23%). A frenare l'entusiasmo ci sono i dati sulle vendite dei prodotti lattieri caseari, calate del 24% («sono ormai tre anni che il settore mostra il segno meno», spiega Biagi), e quelli della bilancia commerciale che è negativa per 2,4 miliardi. Calano gli investimenti, - 0,9% rispetto al 2015, e diminuisce la propensione delle imprese a innovare (solo il 15% tra i privati investe in ricerca e innovazione).
Turismo in salute
Tra i settori più in salute c'è ancora il turismo, da sei anni col segno più: crescono gli arrivi, +7,6% (oltre 3 milioni quelli complessivi), crescono le presenze, +5,5% (oltre 14 milioni, la metà concentrata nei mesi luglio e agosto a testimonianza che si tratta ancora di un turismo prettamente marino-balneare). Nel 2017 la quota dei turisti stranieri ha raggiunto il 50% (era 32% nel 2008) eguagliando la media nazionale. Un dato resta, però, allarmante, quello relativo al turismo sommerso: il Crenos stima che ci siano circa 13 milioni di presenze (il 64%) in nero solo tra i turisti italiani che soggiornano in Sardegna.
Mauro Madeddu

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA

L’UNIONE SARDA di sabato 25 maggio 2019
Prima Economia (Pagina 18 - Edizione CA)
I sindacati
«Uscire dalla crisi non basta, servono più investimenti»

«La ripresa è timida e conferma la debolezza del sistema economico isolano», dicono in coro i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil leggendo il rapporto Crenos sull'economia della Sardegna. «I dati certificano l'uscita dalla crisi ma molto deve essere fatto per tornare ai livelli pre-crisi del 2008. «È una Sardegna che produce poco, con forti eterogeneità tra settori e territori», dice Francesca Ticca, Uil. «Preoccupano il calo degli investimenti e il fatto che il 97% delle imprese sarde sia sotto i 10 dipendenti», sottolinea Gavino Carta, Cisl: «Il tutto, con la decrescita demografica, non fa ben sperare per il futuro. Servono investimenti». La stessa ricetta di Michele Carrus, Cgil: «Abbiamo bisogno di investimenti nelle infrastrutture, per esempio per portare il metano nell'Isola. Molti indicatori positivi sono deboli: l'occupazione cresce ma è precaria e di bassa qualità». ( ma. mad. )

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA

LA NUOVA SARDEGNA di sabato 25 maggio 2019
La Sardegna va al rallenty
e resta in coda in Europa
Solo 214esima su 281 regioni Ue, il reddito medio non arriva a 19mila euro

di Umberto Aime

CAGLIARI Gli economisti li chiamano sussulti. Sono gli strappi di cui la Sardegna soffre da sempre e anche stavolta è stato così. Non riesce a dare continuità alla riscossa. Come ogni anno, il Crenos, centro studi delle università di Cagliari e Sassari, ha pesato quanta vale la nostra terra: dagli abitanti all'industria, dall'occupazione alla disoccupazione, dai trasporti al turismo. Anche nel rapporto numero 36, i ricercatori non hanno tralasciato nulla. E gli strappi, o contraddizioni, sono saliti di nuovo a galla. Lo hanno confermato Emanuela Marrocu, direttrice del Crenos, e Bianca Biagi, coordinatrice scientifica, nel presentare una relazione in cui la Sardegna avanza appena, oppure retrocede di qualcosa, ma almeno non crolla come negli anni della crisi globale. Oggi è sempre un'isola in fondo alla classifica delle regioni europee, al 214 posto su 281, eppure nonostante non sia ricca, o meglio non completamente povera, sta abbastanza meglio di molte altre terre del Sud e del Continente europeo. Ha voglia di riscattarsi. Certo, non è e non sarà facile risollevare la testa, quando, nel 2017, il reddito medio di un sardo non è arrivato a toccare i 19mila euro l'anno. È il 64 per cento della media europea, visto che sulla terra ferma - dalla Toscana in su - arrivano a mettersi in tasca fino a 25mila euro. Oppure è e sarà complicato rinascere se il Prodotto interno lordo, la ricchezza di un territorio, quello sardo è inchiodato sui 31 miliardi, cresce solo dello 0,8 per cento in un anno. Altrove è stimato che invece possa schizzare fino all'1,6, il doppio. Però qualche segnale di ripresa il Crenos l'ha individuato ed è a quelli che la Sardegna deve aggrapparsi. Il tasso di occupazione è salito fino al 40 per cento: in 582mila lavorano su una popolazione che, oltre i 15 anni, è appena superiore al milione e 400mila abitanti. È stato possibile grazie a 20mila assunzioni, confermate dall'Inps e dall'Istat, anche se molti di quei contratti sono stati a tempo determinato. Ma non può sfuggire che, nell'ultimo periodo, sono state assunte più donne (14.770) che uomini (5.106) e così l'occupazione femminile ha risalito diverse posizioni. C'è un altro dato positivo, quasi eccezionale: dal 2016 al 2018 la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è scesa dal 56,3 al 35,7 per cento, con un picco da Paese sviluppato e speriamo l'effetto duri. Certo, sono dati, freddi e crudi, e infatti alla fine la percezione reale è spesso molto diversa. Anche se il mercato del lavoro - scrive Crenos - «ha dimostrato discreta vivacità soprattutto nell'intraprendenza di chi non vuole scoraggiarsi».
Chiaro e scuro. L'alternanza del bianco e del nero, nel dossier, è una costante. Ad esempio il saldo demografico continua a essere negativo, nel 2017 sono nati appena 10.427 bambini, ed è il minimo storico dal secondo dopoguerra. Ma di contro è salita fino a 23 punti la percentuale di sardi oltre i 65 anni, perché - secondo un'altra tabella - «la qualità della vita è molto alta, dalla sicurezza all'ambiente, e gli indicatori di benessere sono in aumento». Però, ecco la discesa, lo strappo fra ricchi e poveri è sempre più netto di anno in anno, con la Sardegna che si allontana dalle medie nazionali. Il divario è diventato una voragine nel confronto fra Nord e Sud dell'Europa. Però di contro c'è da essere contenti, perché sono aumentati i consumi delle famiglie, seppure solo per i beni di prima necessità. Oppure è cresciuto il numero di laureati con un botto intorno ai 7 punti in più nel confronto 2013-2017. Ora la percentuale è intorno al 26,6 ma ancora molto lontana dalla soglia che l'Europa vorrebbe, il 40. È migliorata anche la voce, sempre tragica, della dispersione scolastica, con un calo fino al 21 per cento, sono tre punti in meno, ma in Italia la maglia nera è comunque ancora sulle spalle della Sardegna.
Chi sale e chi scende. Il tessuto economico delle imprese bene o male ha retto, sono 143mila e la mortalità è stata meno invasiva che in passato. Ci sono settori in crescita inarrestabile, il turismo su tutti, mentre industria ed edilizia continuano a essere troppo vicine al baratro. C'è dell'altro: le aziende sarde continuano a essere malate di nanismo, hanno massimo 10 dipendenti, e poi investono poco nell'innovazione. Non fa meglio la Regione, che non riesce ad andare oltre i 281 milioni per la ricerca, troppo pochi. C'è qualche sussulto anche nella sanità: la spesa totale è scesa a 3,27 miliardi recuperando qualcosa, ma l'indice di qualità non è salito. Il Crenos l'ha definito insufficiente e le contestazioni popolari sono ancora e sempre molte. Anche i Comuni hanno ridotto la spesa pro capite per i cittadini. Azzerati i trasferimenti dello Stato, hanno tagliato fette di servizi, ed è staro forse proprio per questo che la Sardegna continua a spopolarsi. Il buco al centro della ciambella s'è allargato e all'orizzonte non s'intravede ancora un'altra ciambella, quella di salvataggio.

LA NUOVA SARDEGNA
LA NUOVA SARDEGNA

LA NUOVA SARDEGNA di sabato 25 maggio 2019
LE CURIOSITA’
Rifiuti, boom della differenziata

CASA E FAMIGLIA. I sardi alle faccende domestiche dedicano più tempo di qualunque altro. Lavoro esterno a parte, in una settimana i maschi sono impegnati per almeno 8,1 ore nelle pulizie, spolverare, lavatrice eccetera, ed è un record assoluto, con oltre 120 minuti di vantaggio sulla media del Mezzogiorno e 90 sul Nord Italia. Le donne sarde fanno ancora meglio. In casa il loro impegno è intorno alle 24 ore settimanali, 4 in più rispetto alla media nazionale. Tra l'altro sono anche stakanoviste: se lavorano, alla casa dedicano almeno 20 ore alla settimana. In Sardegna, nasceranno anche pochi bambini, ma se in famiglia c'è almeno un bebè la spesa sfiora i 90 euro al mese, quasi il doppio rispetto al Mezzogiorno.
UOMINI E DONNE. C'è un dato su tu tutti che sottolinea quanto pesi la differenza di genere. Se all'Università, facoltà di «Scienze della vita», le studentesse sono il 62 per cento, alla fine della carriera il rapporto si rovescia oltremisura, con l'83 per cento di professori ordinari maschi.
AUTOBUS E TRENI. I sardi sono molto soddisfatti della qualità dei trasporti urbani, con un gradimento che va ben oltre quota 100. Mentre appena 9 su 100 utilizzano il treno almeno una volta l'anno. Tutti gli altri preferiscono l'auto: le ferrovie sono troppo lente.
RIFIUTI E AMBIENTE. La Sardegna ha la raccolta differenziata più alta, oltre il 63 per cento, con una produzione pro capite che è diminuita di 6 chili dal 2016 al 2017. Di contro, i Comuni pagano troppo quando devono smaltire rifiuti solidi urbani: 394,5 euro per tonnellata contro una media nazionale appena superiore ai 300. La Sardegna è anche una delle regioni più green nella produzione di energia da fonti rinnovabili: 36 per cento. Il rovescio della medaglia è invece che 39 sardi su cento patiscono la cosiddetta povertà energetica, rinunciando al riscaldamento. Sarà perché siamo rimasti l'unica regione senza il metano?

LA NUOVA SARDEGNA
LA NUOVA SARDEGNA

LA NUOVA SARDEGNA di sabato 25 maggio 2019
L'isola esporta più armi che pecorino
Le vendite all'estero dei prodotti agricoli crollano del 24%, le armi salgono del 23

CAGLIARI Il rapporto Crenos è un toboga mozzafiato fra salite, o meglio risalite, e discese verticali. Le notizie buone e quelle cattive s'intrecciano, una dopo l'altra, nelle 160 pagine dell'edizione 36. Due esempi su tutti: il confronto fra industria bellica e agricoltura fra le esportazioni, o la crescita netta del turismo straniero contrapposto a un sommerso sempre più sconcertante.
Primo caso. Nel capitolo esportazioni si legge tra l'altro che oltre a essere sempre più sbilanciato il rapporto import-export, con la Sardegna in rosso, per 2,41 miliardi contro l'1,4 dell'anno scorso, salta fuori anche un preoccupante pareggio fra la produzione di armi e l'agricoltura. Entrambe, con la stessa quota, contribuiscono alle vendite con 94 milioni a testa. Solo che la prima è cresciuta del 23 per cento, soprattutto per le forniture della fabbrica di Domusnovas all'Arabia Saudita e alla Gran Bretagna, mentre l'altra, leggi Pecorino romano, vino e tutto il resto del paniere, è crollata del 24 per cento nelle esportazioni, inanellando il terzo scivolone consecutivo dal 2016 in poi. Per essere ancora più dettagliati: quei due mondi così lontani, quasi si fosse scatenata una guerra fra demoni e angeli, contribuiscono con la stessa percentuale, l'1,6, al totale delle esportazioni.
Secondo caso. Per la prima volta i turisti stranieri in Sardegna hanno pareggiato i conti con quelli italiani: sette milioni di presenze per i forestieri, altrettante sono quelle tricolori. Basterebbe questo per far festa, vorrebbe dire che le campagne promozionali della Sardegna in mezzo mondo cominciano a fruttare qualcosa in più delle solite briciole. Ma nel rapporto dopo ogni salita sempre una discesa che mette i brividi. Eccola: sono in fortissimo aumento anche le presenze turistiche che sfuggono a qualunque registro o censimento. In estate, oltre 13 milioni gli italiani riescono ad aggirare il foglio delle presenze, e almeno 3 milioni sarebbero gli stranieri capaci di fare altrettanto, con la complicità di qualche indigeno. Tirate le somme, ogni stagione il sommerso "produrrebbe" da solo 16 milioni di fantasmi in costume da bagno, mentre i turisti ufficiali sono 14 milioni fra italiani e stranieri. Il che vuol dire: le presenze reali supererebbero quota 30 milioni, più del doppio di quelle censite. Solo che i fantasmi non contribuiscono a far crescere la ricchezza, servono giusto a gonfiare i portafogli di qualche evasore fiscale semmai della porta accanto. (ua)

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