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Calles, tredici racconti dalla Bolivia

Anche il quotidiano "REPUBBLICA" parla della fortunata esperienza sul campo fatta dagli studenti di Traduzione specialistica dei testi, guidati da Maria Cristina Secci: esce il quarto volume dopo “Tintas”, “Vidas” e “Tierras”. Un modo indovinato di verificare immediatamente nel mondo del lavoro le competenze acquisite durante le lezioni
20 dicembre 2018
Lo stand di "Gran Via" alla fiera romana "Più libri più liberi": in bella mostra i volumi realizzati dagli studenti dell'Università di Cagliari

Dopo "Tintas", "Vidas" e "Tierras" esce - per i tipi della Gran Via - "Calles": non si ferma la sperimentazione pratica, sul campo, dell'attività didattica svolta da Maria Cristina Secci alla Facoltà di Studi umanistici

di Sergio Nuvoli

Cagliari, 20 dicembre 2018 – E’ stato presentato in anteprima alla fiera romana “Più libri più liberi”, “Calles, tredici racconti dalla Bolivia” (edito da Gran Vía), il quarto volume di racconti tradotto dagli studenti del corso di traduzione letteraria dallo spagnolo che tiene la docente e curatrice del volume, Maria Cristina Secci nel corso di laurea in Traduzione Specialistica dei Testi alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari. Quello realizzato è un tentativo riuscito di far vivere agli studenti direttamente sul campo l’esperienza che affronteranno nel mondo del lavoro, grazie alle competenze acquisite durante le lezioni della professoressa Secci.

Gli studenti traduttori che finora si erano cimentati in racconti provenienti da Messico, Cuba e Cile in altrettanti volumi realizzati con lo stesso sistema (dai rispettivi titoli di “Tintas”, “Vidas” e “Tierras”), questa volta offrono ai lettori italiani il mondo raccontato da una generazione di autori boliviani “giovane dinanzi alla tradizione e vigorosa nel proprio tempo”.

I volumi finora realizzati con le traduzioni a cura degli studenti dell'Università di Cagliari
I volumi finora realizzati con le traduzioni a cura degli studenti dell'Università di Cagliari

Cresce il numero degli studenti coinvolti in un'esperienza che permette di imparare da vicino tutti i passaggi del complesso processo di produzione di un'opera editoriale, con il contributo personale del lavoro di ciascuno

Questi i nomi degli studenti coinvolti: Giulia Argiolas, Camilla Bruno, Giulia Delogu, Paola Moreddu, Francesco Del Rio, Elisabetta Mascia, Paola Mura, Flavia Eva Floris, Elisabetta Meloni, Gaia Zucca, Barbara Guglielmi, Silvia Maria Dessì, Federica Staffa, Laura Origa, Laura Serra, Valeria Floris, Rossana Podda, Angela Oppo, Ilaria Camboni, Giulia Gazzaniga, Matteo Mandis.

La collana “Dédalos” che ospita le antologie di racconti ispanoamericani tradotti dagli studenti dell’Università di Cagliari è tra le motivazioni citate di conferimento alla casa Editrice “Gran Vía” del “Premio Nazionale per la Traduzione”, categoria Premi Speciali, anno 2017, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Maria Cristina Secci, docente nel corso di laurea in Traduzione Specialistica dei Testi alla Facoltà di Studi Umanistici
Maria Cristina Secci, docente nel corso di laurea in Traduzione Specialistica dei Testi alla Facoltà di Studi Umanistici

La Repubblica di venerdì 21  dicembre 2018
CULTURA – pagina 44
tendenze
LA LETTERATURA SUDAMERICANA RINASCE IN BOLIVIA

Loris Tassi

A lungo la narrativa boliviana è stata percepita, nel nostro Paese e non solo, come un oggetto non ben identificato, un “corpo nelle tenebre” per dirla con il suo massimo rappresentante novecentesco, Jaime Saenz.
Con qualche virtuosa eccezione: è il caso di Crocetti, nel cui catalogo spiccano un capolavoro come il lowriano Felipe Delgado del già menzionato Saenz, il vertiginoso Tirinea di Jesús Urzagasti e il piacevole Un uccellino chiamato Mané di Luis H. Antezana, finemente tradotti da Claudio Cinti.
Nell’ultimo decennio sono stati fatti dei passi avanti: i lettori italiani hanno avuto modo di apprezzare La materia del desiderio e Río Fugitivo di Edmundo Paz Soldán, rispettivamente un appassionante viaggio di un professore alla ricerca delle proprie radici e una sapiente “combinazione di frammenti” letterari, nonché il pastiche Mondo noir di Wilmer Urrelo Zárate, l’intenso Andarsene di Rodrigo Hasbún e l’apocalittico Il nostro mondo morto di Liliana Colanzi. Paz Soldán, Urrelo Zárate, Hasbún e Colanzi compaiono anche in Calles, preziosa antologia contenente tredici racconti di scrittori boliviani nati negli anni Settanta e Ottanta (l’unica eccezione è il cinquantunenne Paz Soldán, che può essere considerato l’apripista di questa new wave). Altrettanto sorprendenti risultano le narrazioni degli autori meno noti: in particolare gli incubi inquietanti e perfetti di Maximiliano Barrientos (qualcuno si affretti a tradurre l’allucinato romanzo En el cuerpo una voz) e Giovanna Rivero, la cupa storia ambientata durante l’ultima dittatura argentina di Gabriel Entwistle, la riuscita descrizione della notte brava di alcuni giovani immaginata da Saúl Montaño, il delicato ritratto di un uomo troppo “vecchio per essere sano” realizzato da Magela Baudoin. Cosa unisce questi testi? In primo luogo, «un chiaro distacco dalla tradizione», come sostiene la curatrice Maria Cristina Secci, poi «un raffreddamento del contenuto politico-sociale e la scelta privilegiata di temi individuali e universali».
Difficile inoltre non essere d’accordo con quanto afferma Stefano Tedeschi nella postfazione. Ci troviamo di fronte a una generazione «inattesa, imprescindibile: chiunque volesse tracciare un quadro, anche solo parziale, degli itinerari della narrativa ispanoamericana agli inizi del nuovo secolo non potrà ignorare gli scrittori boliviani nati dopo il 1970».

La Repubblica
La Repubblica

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