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Il dovere della memoria

L’Ateneo ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie dei docenti ebrei espulsi per effetto delle leggi razziali. Un pomeriggio di grande emozione per ricordare la vicenda umana e scientifica di Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo, e riflettere su un periodo buio della nostra storia: un autentico monito perché quelle condizioni non si ripetano. RESOCONTO con la GALLERIA FOTOGRAFICA e VIDEO
30 novembre 2018
Il Rettore Maria Del Zompo con Marcella e Giovanni Pincherle davanti ai pannelli della mostra

Ricostruito nel dettaglio il clima culturale dell'epoca che portò all'applicazione fredda e burocratica della norma che imponeva agli atenei italiani l'espulsione immediata dei docenti ebrei

di Sergio Nuvoli - fotografie di Francesco Cogotti e Sergio Nuvoli

Cagliari, 19 novembre 2018 – Non una semplice richiesta di scuse, ma un vero e proprio monito perché non si ricreino le condizioni e il clima culturale che hanno portato all’emanazione delle leggi razziali. E’ stato questo il filo conduttore del pomeriggio di oggi, organizzato dall’Ateneo con il Dipartimento di Storia, Beni culturali e territorio per rendere omaggio alla memoria di Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo, i tre docenti espulsi nel 1938 dall’Università di Cagliari in ottemperanza alle leggi emanate durante il regime fascista, che obbligarono gli atenei italiani ad una epurazione senza precedenti.

Il Rettore Maria Del Zompo durante l'intervento in Aula magna
Il Rettore Maria Del Zompo durante l'intervento in Aula magna
IL RETTORE LEGGE LA RICHIESTA DI SCUSE NEI CONFRONTI DELLE FAMIGLIE DEI DOCENTI ESPULSI

Il richiamo del Rettore Maria Del Zompo: "L'Università degli Studi di Cagliari chiede scusa alle famiglie dei docenti, e lancia anche un convinto monito a fare in modo che non si ripetano certe condizioni storiche"

“E’ necessario prevenire certi atteggiamenti – ha specificato a chiare lettere Maria Del Zompo, Rettore di Unica -  fondando il nostro agire sui valori più veri della nostra società, senza se e senza ma, evitando l’odio, l’indifferenza, il respingimento. Pensate a quanto sia facile litigare e quanto sia difficile andare d’accordo. Bisogna insistere sui valori che ci uniscono, piuttosto che su quelli che ci allontanano”. Non poteva mancare un richiamo fortissimo alla figura di Giuseppe Brotzu, il Rettore che diede attuazione alla disposizione fascista di espulsione dei docenti ebrei: “Ha scoperto e regalato all’umanità le cefalosporine, individuate in una muffa. Una figura scientifica di assoluto rilievo: eppure in quella situazione ha dovuto applicare quella che a tutti gli effetti era una legge. Il punto è prevenire, far sì di non arrivare a quel punto, far sì che la società non conosca più simili derive”.

Alberto Viazzi intervista per il TG della RAI Marcella e Giovanni Pincherle
Alberto Viazzi intervista per il TG della RAI Marcella e Giovanni Pincherle

Per ricostruire la vicenda umana e accademica dei tre docenti si è reso necessario un paziente e accurato lavoro di analisi storica e di recupero dei documenti, realizzato dai ricercatori Mariangela Rapetti, Gianluca Scroccu ed Eleonora Todde

Poco prima la prof.ssa aveva condotto una breve lezione sul falso mito della razza pura: “Non esiste alcun fondamento scientifico per la teoria che sostiene la superiorità di una popolazione rispetto a un’altra – ha detto tra l’altro - Parlare di razze è arbitrario”. All’incontro, moderato dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Francesco Birocchi, erano presenti anche due dei tre figli del prof. Pincherle, Marcella e Giovanni.

A documentare nel dettaglio il “lavoro di scavo” fatto tra i documenti da tre giovani ricercatori del Dipartimento – Mariangela Rapetti, Gianluca Scroccu ed Eleonora Todde (con il coordinamento scientifico di Cecilia Tasca, direttrice dell’Archivio Storico di Unica) ci ha pensato il direttore Francesco Atzeni, che ha descritto la minuziosa opera di ricostruzione della vicenda umana e accademica dei tre docenti ben rappresentata nella mostra documentaria visitabile nell’atrio del Rettorato.

Giovanni Pincherle osserva il pannello della mostra in cui è esposto uno scritto autografo del padre
Giovanni Pincherle osserva il pannello della mostra in cui è esposto uno scritto autografo del padre

Francesco Atzeni (Direttore del Dipartimento di Storia, Beni culturali e territorio): “Si registrò all’epoca una convergenza con il regime, nella vita delle istituzioni fasciste era forte la presenza di intellettuali e docenti universitari"

“Lo zelo burocratico e amministrativo era grandissimo anche in un contesto come quello sardo in cui i numeri erano esigui – ha sottolineato Atzeni - A Cagliari esisteva una comunità ebraica, ma non era grossa: erano appena 60 gli ebrei censiti. Ma la macchina burocratica si mise in moto in modo impressionante e applicò con scrupolo le direttive impartite dando attuazione all’impostazione razzista del regime”.

Terribili i passi successivi: “Si registrò all’epoca una convergenza con il regime, nella vita delle istituzioni fasciste era forte la presenza di intellettuali e docenti universitari. In questo contesto anche sull’università di Cagliari cadde la scure delle leggi razziali: dopo il censimento seguì l’epurazione vera e propria, il 16 ottobre 1938 furono sospesi i docenti di razza ebraica. Cagliari perse tre docenti di grandissimo valore, Doro Levi, Camillo Viterbo e Alberto Pincherle”, dei quali il Direttore ha tratteggiato il profilo scientifico.

Il Rettore incontra Marcella e Giovanni Pincherle
Il Rettore incontra Marcella e Giovanni Pincherle

Gianluca Scroccu ha aggiunto alcuni dettagli sul lavoro di ricerca compiuto insieme alle colleghe, che rientra in un più ampio progetto sulla storia dell’Ateneo

Gianluca Scroccu ha quindi aggiunto alcuni dettagli sul lavoro di ricerca compiuto insieme alle colleghe, che rientra in un più ampio progetto sulla storia dell’Ateneo. L’emozione si è fatta forte quando a prendere la parola sono stati i figli del prof. Pincherle: Marcella ha raccontato come in casa trapelasse il dispiacere del padre, mentre Giovanni ha rievocato le tappe del viaggio che – dopo l’espulsione – portò l’intera famiglia in Perù.

La lettura della formula utilizzata dal Rettore per chiedere ufficialmente scusa a nome dell’Ateneo alle famiglie dei docenti ha concluso i lavori, a cui ha fatto seguito l’inaugurazione della Mostra documentaria che rimarrà visitabile nell’Atrio del Rettorato fino a gennaio inoltrato.

La consegna della pergamena con la formula letta poco prima dal Rettore
La consegna della pergamena con la formula letta poco prima dal Rettore
LE PAROLE DI MARCELLA E GIOVANNI PINCHERLE IN AULA MAGNA

L’UNIONE SARDA di venerdì 30 novembre 2018

Prima Cagliari (Pagina 15 - Edizione CA)
Leggi razziali, le scuse dell'Ateneo
La rettrice ricorda i professori ebrei cacciati dalle norme antisemite 
UNIVERSITÀ. Una mostra per ricostruire gli anni bui del fascismo e delle leggi razziali

«In memoria delle leggi razziali italiane, volute dalla dittatura fascista e firmate dal re Vittorio Emanuele III il 5 settembre 1938, il rettore, a nome dell'Università di Cagliari, riconoscendo la responsabilità dell'ateneo per gli atti che videro il mondo accademico inerte e complice verso le scelte del regime, che giunsero all'emanazione delle leggi razziali, chiede ufficialmente scusa alle famiglie dei docenti allontanati dall'insegnamento universitario nel 1938 Doro levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo». La rettrice Maria Del Zompo e l'Università del capoluogo, a 80 anni dalle leggi razziali, hanno ricordato i docenti espulsi dall'ateneo in seguito alle leggi razziali e antisemite volute dal regime fascista. Levi insegnava Archeologia e Storia dell'arte greca e romana, Pincherle era docente straordinario di Storia delle religioni, Viterbo era un giurista ed economista. Ieri, alla cerimonia che si è svolta nell'aula magna del Rettorato (moderata da Francesco Birocchi), sono intervenuti due figli di Alberto Pincherle, Giovanni Alberto (86 anni) e Marcella (76).
Chiedo scusa
La rettrice Maria Del Zompo non ha remore a chiedere scusa per la cacciata dei tre professori dall'Università. «Grazie agli studi dei nostri storici (Francesco Atzeni, direttore del dipartimento di Storia) ho scoperto che il nostro ateneo aveva dato applicazione alle leggi razziali ed espulso tre nostri illustri docenti. Ci è sembrato doveroso - aggiunge Maria Del Zompo - dare un segnale di condanna e suscitare una riflessione sull'argomento». La rettrice è fin troppo chiara: vietato abbassare la guardia, il passato documenta che certi infausti periodi potrebbero ritornare. «Il pericolo è dietro l'angolo, questo ci insegna la storia. Ribellarsi una volta che i fatti accadono è davvero molto difficile, se non impossibile. Ecco il monito che ci ricorda la storia: fermatevi prima e concentratevi sul valore dell'etica». Il rettore che denunciò, come richiesto dal ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai, i docenti israeliti al Prefetto con una nota “riservatissima” fu Giuseppe Brotzu, a capo dell'ateneo dal 1936 al 1945. Cosa avrebbe fatto oggi la rettrice Maria Del Zompo se si fosse trovata al suo posto? «D'istinto sarei andata sulle barricate, poi mi sarei ricordata che faccio parte delle istituzioni». Quindi? «Nella situazione di Brotzu non saprei cosa avrei fatto. Se avessi avuto la certezza che l'unica a pagare sarei stata io e non tutto l'ateneo non avrei firmato».
Nessun carteggio
Francesco Atzeni professore ordinario del dipartimento di Storia, beni culturali e territorio ha realizzato la ricerca, ricordato i tre colleghi e curato la mostra allestita nell'atrio del Palazzo del Rettorato (in via Università 40), che espone per la prima volta documenti dell'Archivio storico dell'Ateneo, dell'Archivio centrale dello Stato e dell'Archivio di Stato di Cagliari. «Non ci sono documenti o carteggi che dimostrino l'imbarazzo del rettore di allora nel firmare i documenti», spiega Atzeni.
Cagliari e la fuga in Perù
Giovanni Alberto e Marcella Pincherle ricordano la figura paterna, le leggi razziali e la fuga dall'università cagliaritana. «Mio padre aveva capito con gli occhi dello storico che era necessario abbandonare l'Italia perché a breve sarebbe stata invasa dai tedeschi», racconta Giovanni Alberto. «Avevo solo sei anni, ma ricordo ancora il viaggio durato un anno in Perù». L'esperienza all'Università del capoluogo durò un anno. «Un periodo durante il quale mio padre aveva stretto buoni rapporti con i colleghi e gli studenti», afferma la figlia Marcella. «Aveva anche cercato casa. L'ebreo italiano era pienamente integrato nella società. È stata la difesa della razza e Mussolini a causare l'antisemitismo».
Andrea Artizzu

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA
IL SERVIZIO DI ALBERTO VIAZZI NEL TGR DELLA RAI DEL 29 NOVEMBRE 2018

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