Continua il successo, non solo nelle librerie, del nuovo volume curato da Maria Cristina Secci, scritto con gli studenti della Facoltà di Studi umanistici. Guarda il SERVIZIO con l'intervista alla docente e il VIDEO dell'intervista in studio con Giulia Gazzaniga, Paola Moreddu e Ilaria Camboni. Disponibile anche la RASSEGNA STAMPA
18 January 2018
GUARDA IL VIDEO con il servizio e l'intervista in studio

di Sergio Nuvoli

Cagliari, 18 gennaio 2018 - Sono state intervistate questa mattina durante "Buongiorno Regione", la trasmissione curata dalla testata giornalistica regionale della RAI, in diretta su Rai3 tre delle studentesse del corso di laurea in Traduzione specialistica dei testi che hanno partecipato alla realizzazione della terza antologia di testi di autori ispanici coordinata dalla prof.ssa Maria Cristina Secci, che sul tema tiene un corso ed è stata intervistata da Paolo Mastino.

Già nel recente passato "Tierras" e "Vidas", le due precedenti antologie realizzate con lo stesso metodo, hanno mostrato come l'Università di Cagliari possa essere un'ottima palestra e un buon avvio verso il mondo del lavoro, aprendo la porta a vere esperienze professionali come quella che Giulia Gazzaniga, Paola Moreddu e Ilaria Camboni hanno raccontato questa mattina ad Alessandra D'Angiò in studio. 

Un ulteriore passaggio dopo le lusinghiere recensioni ottenute anche sui quotidiani nazionali.

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di Sergio Nuvoli

Cagliari, 9 gennaio 2018 (notizia dell'11 dicembre 2017) – Dopo “Tierras” e “Vidas” è uscito “Tintas”, il nuovo volume curato dalla prof.ssa Maria Cristina Secci, docente della Facoltà di Studi umanistici. E che si tratti di un gran bel libro lo dimostrano le due recensioni, subito pubblicate da “Il Venerdì” di Repubblica e – ieri - dall’inserto culturale del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, “Robinson”. Un fine settimana, quello appena trascorso, in cui ancora una volta il lavoro di un docente dell’Università di Cagliari viene raccontato sulle pagine dei quotidiani nazionali.

La recensione uscita su "Il Venerdì" di Repubblica
La recensione uscita su "Il Venerdì" di Repubblica

Con la sua nuova opera, la prof.ssa Secci racconta stavolta la vivacità della letteratura cilena: una schiera di giovani scrittori sta rivitalizzando lo spazio artistico nazionale.

Dopo le antologie dedicate al racconto messicano e cubano, arriva così questo terzo volume incentrato sulla più recente letteratura cilena e accanto a nomi già noti ai lettori italiani, come Lina Meruane e Alejandro Zambra, Gran Vía propone una selezione di scrittori accomunati da indiscussa qualità letteraria, doti immaginative e freschezza: “Il ritratto di una generazione nata o vissuta in Cile tra gli anni settanta e gli ottanta, testimone della dittatura e della sua caduta, e anche dell’oggi e del tempo presente”, la definisce Tiziana Lo Porto su “Il Venerdì” di Repubblica, mentre Ilaria Zaffino, su “Robinson”, sottolinea che si tratta di autori che “con immagini potenti come graffi aprono uno sguardo sul disagio sociale nel Cile di oggi”.

La recensione di "Tintas" su "Robinson"
La recensione di "Tintas" su "Robinson"

RASSEGNA STAMPA

L’UNIONE SARDA del 07 gennaio 2018
Cultura (Pagina 44 - Edizione CA)
Letteratura latina
“Tintas”, un'antologia di racconti del Cile curata dagli studenti dell'Ateneo di Cagliari

L’officina del corso di Laurea magistrale in Traduzione specialistica dei testi dell'Università di Cagliari non smette di regalare tesori letterari, ponti tra la cultura mediterranea e quella dell'America latina. Dopo le antologie di racconti messicani e cubani, gli studenti hanno realizzato, con la cura e guida di Maria Cristina Secci, docente del corso di “Traduzione lingua spagnola 2”, la raccolta “Tintas. Tredici racconti dal Cile”(pp. 288, euro 16). Edita da “Gran vìa”, è specchio della ricca narrativa contemporanea del Paese, prodotto di una generazione di scrittori che, accanto al tema della dittatura, si misura con ulteriori motivi di riflessione. Alcuni autori, come Lina Meruane e Alejandro Zamba, sono già noti in Italia. Altri (Carlos Araya Dìaz, Gonzalo Baeza, Alvaro Bisama, Alejandra Costamagna, Nona Fernandez, Andrea Jeftanovic, Benjamin Labatut, Marcelo Leonart, Romina Reyes, Alia Trabucco Zeràn e Diego Zùniga) sono voci di un panorama che merita di essere conosciuto oltre il Cile.
È per questo che il lavoro, nato a Cagliari, ha già ottenuto apprezzamento. Accompagnato dall'introduzione di Maria Cristina Secci e dalla postfazione di Jorge Fornet, direttore della Casa de Las Américas dell'Avana, già visiting professor a Cagliari, il progetto editoriale è lodevole anche perché occasione per gli studenti ispanisti di misurarsi con la traduzione letteraria, tappa fondamentale di un ambizioso percorso di professionalizzazione. Sono 20 gli allievi coinvolti nella realizzazione dell'opera. «Un prodotto di qualità che valorizza le competenze di chi vorrà dedicarsi alla traduzione, favorendo la conoscenza della specificità che la lingua assume a seconda dei Paesi e dei contesti in cui è impiegata», dice Secci.
Il laboratorio di traduzione è già impegnato nella realizzazione di un'antologia della Bolivia. Intanto oggi (dalle 10, Campus Aresu), per il Seminario permanente di studi linguistici e letterari su America Latina e Caraibi “Aulas abiertas”, si terrà l'incontro con Tomás Serrano Coronado dell'Universidad nacional de México.
Manuela Arca

L'UNIONE SARDA di domenica 7 gennaio 2018
L'UNIONE SARDA di domenica 7 gennaio 2018

UNIONESARDA.IT
Cultura » Cile
L'antologia cilena, terza fatica degli studenti ispanisti dell'Università di Cagliari
Venerdì 5 gennaio 2018 – 19.39

L'officina del corso di Laurea magistrale in Traduzione specialistica dei testi dell'Università di Cagliari non smette di regalare tesori letterari, ponti tra la cultura mediterranea e quella dell'America latina. Dopo le antologie di racconti messicani e cubani, gli studenti hanno realizzato, con la cura e guida di Maria Cristina Secci, docente del corso di "Traduzione lingua spagnola 2", la raccolta "Tintas. Tredici racconti dal Cile"(pp. 288, euro 16). Edita da "Gran vìa", è specchio della ricca narrativa contemporanea del Paese, prodotto di una generazione di scrittori che, accanto al tema della dittatura, si misura con ulteriori motivi d'indagine e riflessione. Alcuni autori, come Lina Meruane e Alejandro Zamba, sono già noti in Italia. Altri (Carlos Araya Dìaz, Gonzalo Baeza, Alvaro Bisama, Alejandra Costamagna, Nona Fernandez, Andrea Jeftanovic, Benjamin Labatut, Marcelo Leonart, Romina Reyes, Alia Trabucco Zeràn e Diego Zùniga) sono voci di un panorama sorprendente, che merita di essere conosciuto oltre i confini del Cile.
È per questo che il lavoro, nato a Cagliari, ha già ottenuto apprezzamento. Accompagnato dall'introduzione di Maria Cristina Secci e dalla postfazione di Jorge Fornet, direttore della Casa de Las Américas dell'Avana, già visiting professor a Cagliari, il progetto editoriale è lodevole anche perché occasione per gli studenti ispanisti di misurarsi con la traduzione letteraria, tappa fondamentale di un ambizioso percorso di professionalizzazione. Sono circa 20 gli allievi coinvolti nella realizzazione dell'opera. , dice Secci. Il laboratorio di traduzione (alcuni studenti che hanno lavorato a "Tintas" avevano anche partecipato alle raccolte messicana e cubana), è già impegnato nella realizzazione di un'antologia della Bolivia. Intanto oggi e domani (dalle 10, Campus Aresu), nell'ambito del Seminario permanente di studi linguistici e letterari su America Latina e Caraibi "Aulas abiertas", si terrà l'incontro con Tomás Serrano Coronado dell'Universidad nacional de México.
di Manuela Arca

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Cultura
La letteratura dei «figli»
Narrativa. «Tintas», un’antologia di racconti della nuova generazione di scrittori cileni, curata da Maria Cristina Secci, per l'editore gran vía
Giovedì 21 dicembre 2018

«Non lasciate che vi rubino il futuro, non permettete che noi, i vostri padri, moriamo in un paese governato dagli stessi che ci hanno esiliati, che ci hanno uccisi». Queste parole fanno parte di un appello pubblicato pochi giorni prima delle elezioni presidenziali da Raul Zurita, uno dei più grandi tra i grandi poeti cileni, che durante la dittatura fu arrestato e torturato, ma che una volta libero non scelse la via dell’esilio: rimase e diventò, insieme agli altri membri del neoavanguardista Colectivo de Acciones de Arte, veicolo di dissidenza artistica e opposizione attiva.
PROSTRATO DA UNA MALATTIA di cui soffre da anni, ma per nulla incline ad arrendersi e a tacere, Zurita ha oggi sessantasette anni e dalle pagine della rivista The Clinic si è rivolto alle nuove generazioni, invitandole a mobilitarsi per sbarrare il passo a Sebastián Piñera, fratello di un ministro di Pinochet e per anni vicino all’Opus Dei e al regime dei militari, che ha già dato disastrosa prova di sé durante il suo primo mandato presidenziale, concluso nel 2014.
Grazie anche alla massiccia astensione, il 17 dicembre Piñera è stato tuttavia eletto con una larga maggioranza, ma è difficile credere che i responsabili siano i «figli» cresciuti all’ombra della dittatura (e oggi a propria volta padri) o nati quando stava ormai per concludersi; sono soprattutto loro, infatti, i protagonisti della nuova effervescenza politica che ha visto la recente affermazione del Frente Amplio (vicino al Podemos spagnolo) e la prosecuzione delle lotte del movimento studentesco, ma della considerevole fioritura culturale che oggi coinvolge teatro, cinema, arte e, più di ogni altra cosa, la letteratura.
La qualità e la varietà della narrativa cilena dell’ultimo decennio, ancora troppo poco tradotta in italiano, è infatti innegabile, e proprio in questi giorni l’editore umbro gran vía ce ne offre eccellenti assaggi in Tintas. Tredici racconti dal Cile (pp. 286, euro16), un’antologia curata da Maria Cristina Secci, ispanista attentissima alla scena letteraria latinoamericana, che ha accostato nomi importanti come quello di Alvaro Bisama, Alejandro Zambra, Lina Meruane e Alejandra Costamagna ad altri meno noti ma di sorprendente bravura, come Marcelo Leonart, Alia Trabucco e Benjamín Labatut.
GLI AUTORI PRESENTATI, tra i migliori della letteratura cilena contemporanea, sono nati tra il 1970 e il 1988: «figli», dunque, cresciuti tra il silenzio delle famiglie, l’onnipresenza del regime, i compromessi della post-dittatura. E di «letteratura dei figli» parla appunto Alejandro Zambra (presente nell’antologia con Fantasia, un ottimo racconto su un impossibile amore omosessuale) nel suo romanzo Modi di tornare a casa (Mondadori 2013), alludendo con questa definizione a testi che cercano di riempire i vuoti del passato e di illuminarne gli angoli bui, come accade in González, racconto in cui Nona Fernandez, scrittrice brillantissima, drammaturga e attrice, torna sul caso dei degollados, i tre militanti comunisti sequestrati, torturati e assassinati dai Carabineros a metà degli anni ’80, da lei già narrato nel breve romanzo Space Invaders (Edicola Ediciones, 2015).
Un racconto che si regge sulla memoria lacunosa dell’adolescenza (la figlia del principale responsabile dei delitti era una compagna di scuola dell’autrice) e avvicina con un immaginario «montaggio» le figure di un ragazzo in piedi accanto alla bara di uno dei degollados e quella di una ragazza silenziosa, il cui padre ha dato l’ordine di uccidere. «Sono i figli. È questo che sono», conclude Fernandez, con una frase che potrebbe far da epigrafe a tutto il libro.
LA FRATTURA GENERAZIONALE, il tentativo di costruirsi un’identità che discuta quella dei genitori o semplicemente la ignori, è infatti uno dei temi principali dell’antologia, popolata di storie che attingono a risorse stilistiche estremamente varie, ma – con l’eccezione di un luminoso testo di Andrea Jeftanovic sulla malattia e la morte di un padre molto amato, e del racconto sinistramente erotico Lame di rasoio, di Lina Meruane – hanno in comune un sottofondo di estraneità nei confronti dei padri e della società che questi ultimi hanno tacitamente accettato o contribuito a costruire.
Un’estraneità in cui confluiscono la pesante eredità della dittatura, l’opacità della concertación (lento passaggio alla democrazia che non ha permesso di fare davvero i conti con il passato) e le conseguenze dell’ultracapitalismo dei Chicago boys cui Pinochet si era affidato, che per anni ha trasformato il Cile in un laboratorio del neoliberismo, aumentando ulteriormente le già gravi diseguaglianze sociali.
Come sottolineano Secci e Jorge Fornet, autori dei due testi che corredano il volume, i frutti di questa percettibile crepa tra padri e figli si manifestano nelle narrazioni spesso desolate di scrittori come Carlos Araya Diaz, il cui racconto L’ultimo film è tra i più belli e formalmente audaci dell’antologia, o come Diego Zúñiga, appena trentenne (Caravan ha presentato in italiano, nel 2014, il suo romanzo d’esordio Passeremo per il deserto), che in Un mondo di cose fredde, racconto glaciale e misurato su due ragazzi che ogni sera dormono abusivamente in un diverso «appartamento pilota» di lussuosi complessi residenziali, restituisce il senso di una precarietà senza speranze.
LE PERIFERIE DI SANTIAGO, le cittadine minerarie, i quartieri dove i nonni emigranti sono approdati molti anni prima, perdendo patria e linguaggio, gli interni borghesi, le case occupate, fanno da sfondo a una narrativa incline all’autoficción più per il bisogno di raccontare la «propria» storia che per ripiegamento intimista, e che, pur legata al proprio background sociale, politico e letterario, si rivela profondamente cosmopolita. E anche nel bisogno di trovare una strada senza seguire le orme altrui si intravede un distacco significativo e salutare non solo dai padri, ma anche dai fratelli maggiori: non c’è nulla, in questi scrittori fra i trenta e i quarant’anni, di fenomeni effimeri come il McOndo di Alberto Fuguet e Sergio Gómez, che movimentò la seconda metà degli anni ’90, ed è sempre più difficile trovare traccia perfino dell’idolatrato e ingombrante Roberto Bolaño.
Il turbinoso, promettentissimo presente della letteratura cilena sembra procedere per proprio conto, di rapida in rapida, intrecciando a un futuro non ancora nato i destini dei singoli autori e le differenze che portano con sé.
di Francesca Lazzarato

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