La professoressa associata del dipartimento di Scienze biomediche ha ritirato ieri, assieme ad altri quattro colleghi, il premio attribuito dall’Indiana University - Bloomington ai migliori studiosi nel campo delle neuroscienze e, in particolare, nelle ricerche sugli effetti della cannabis. Gli studi della docente si sono concentrati in particolare sugli effetti dell’uso dei cannabinoiodi in gravidanza, in aumento a seguito della legalizzazione e di atteggiamenti socio-culturali più permissivi.
15 September 2022
Miriam Melis riceve il Gill Transformative Investigator Award da Jason Gill (a sinistra) e da Norbert Hajos.

Attribuito durante la pandemia ma consegnato solo ieri: un premio tanto atteso quanto meritato quello che ieri l’Indiana University a Bloomington ha attribuito a Miriam Melis, professoressa associata del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Cagliari, assieme ad altri quattro colleghi provenienti da altrettanti atenei in tutto il mondo: Francisco Guimaraes della University of Sao Paulo, Matthew N. Hill della Unviersity of Calgary, Yasmin Hurd della ICAHN School of Medicine at Mount Sinai ed Elizabeth A. Thiele, della Harvard Medical School.

Il premio è stato attribuito per le ricerche sul ruolo del sistema endogeno dei cannabinoidi nella regolazione delle funzioni dopaminergiche e, quindi, nella predisposizione a diversi disturbi mentali: l'uso della cannabis, interferendo con queste funzioni, pone infatti l'individuo a rischio per lo sviluppo di questi disturbi.

“Il mio interesse è rivolto alla comprensione dei meccanismi neurobiologici implicati nella vulnerabilità, e anche nella resilienza, verso i disturbi neuropsichiatrici. Il benessere psicofisico dipende dalle condizioni ambientali e dai fattori biologici"

“La mia ricerca - spiega Miriam Melis - mira a rispondere a queste domande: perché alcune persone sono sane e altre vivono nel disagio mentale? Perché alcuni sono più propensi a manifestare disturbi mentali quali la depressione, la psicosi e il suicidio e altri conservano la loro salute mentale dopo essersi scontrati con eventi avversi, ritrovando o addirittura accrescendo il loro funzionamento psicosociale?”

Partendo da qui, la professoressa Melis si è concentrata sull'associazione tra le psicopatologie dei genitori e le alterazioni del neurosviluppo della prole, con un'attenzione particolare verso le interazioni tra sistema dopaminergico ed endocannabinoide. Uno dei fattori predittivi di rischio è l’esposizione alla cannabis durante periodi i critici del neurosviluppo: infatti, con l'espansione della legalizzazione della cannabis, sia a scopo medicale che ricreativo, e di atteggiamenti socio-culturali più permissivi in tutto il mondo, l'uso della cannabis tra le donne in gravidanza è in forte aumento.  Da questo impegno di ricerca è nato anche un libro, edito insieme a Olivier JJ Manzoni, che si intitola "Cannabis and the Developing Brain" e che è il primo libro a fornire informazioni circa l'impatto che l'esposizione alla cannabis ha durante il neurosviluppo, con particolare riguardo agli aspetti emozionali, cognitivi e comportamentali.

Miriam Melis con due degli altri studiosi premiati: Yasmin Hurd (Mount Sinai, a sinistra) e Matthew Hill (University of Calgary, al centro))
Miriam Melis con due degli altri studiosi premiati: Yasmin Hurd (Mount Sinai, a sinistra) e Matthew Hill (University of Calgary, al centro))

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