Blog Governo: "tutti i rimasticamenti che si sono avuti anno dopo anno per raggiungere un solo obbiettivo: tornare al vecchio sistema"
29 March 2007
BLOG GOVERNO 
 
28 marzo 2007 Contributo di Pignolo,
Blog Ministro per l’Università e la Ricerca, Sottosegretario ai Trasporti
 
E siamo sempre “under construction”. L’università ricambia. Il ministro Mussi con i suoi decreti legge sentenzia che:
 
1) massimo 20 esami per le lauree triennali 
2) massimo 12 esami per le lauree magistrali (sarebbe il +2 del 3+2)
3) metà delle docenze affidate a professori di ruolo o ricercatori
 
Questo per porre un freno al folle proliferare del numero degli esami dei vari corsi di laurea. Un provvedimento saggio, accorto e avveduto. Il problema però è un altro.
 
L’università ha dovuto fronteggiare una riforma, quella passata, che era nata con lo scopo di rendere più agile il sistma dei corsi di laurea, di consegnare al mondo del lavoro persone laureate dopo solamente 3 anni di studi, in grado di ricoprire un ruolo intermedio tra chi si laureava in 5 anni e chi invece preferiva fermarsi al diploma.
 
Gli scopi di tutto ciò sono sempre nobili. Peccato che a scopi così nobili non siano susseguiti fatti all’altezza.
 
36 esami in 3 anni. Non è una cosa possibile.
25 esami in un solo anno. Non è una cosa possibile.
 
Laurearsi in 3 anni era possibile anche prima. Pochi, infatti, sono a conoscenza dell’esistenza dei vecchi “Diplomi di laurea”. Erano dei corsi strutturati in 3 anni, alternativi alla laurea quinquennale vecchio stampo. Questi tipo di corsi non ebbero successo. La figura intermedia non interessava nessuno. Già qui uno poteva avvertire puzza di bruciato.
Si è passati poi con le successive “nuove” riforme dalle lauree specialistiche alle lauree magistrali. In poco più di due anni si è cambiato nome. Perchè? Avete sentito del famoso percorso a Y? Primo anno uguale per tutti, poi a seconda che uno sceglie di fermarsi ai 3 anni o di proseguire fino ai 5 gli esami da sostenere sono diversi già dal secondo anno? Questo è stato fatto dopo. Infatti in origine, la riforma non distingueva gli esami per i primi 3 anni per chi avesse intenzione di proseguire col +2 e chi invece di fermarsi.
Questi sono tutti i rimasticamenti che si sono avuti anno dopo anno per raggiungere un solo obbiettivo: tornare al vecchio sistema. Si, avete capito bene.
 
Il nuovo sistema non serve a nulla, piano piano tutti si stanno accorgendo che la vecchia laurea funzionava meglio: più tempo per apprendere, esami più corposi ma meno numerosi, pochi percorsi strutturati in maniera coerente. Gli esamini spezzati non giovano allo studente. Da un vecchio esame ne sono stati ricavati almeno due se non adirittura tre.
 
E’ chiaro che la frammentazione è stata deleteria per tutti.
 
Fatto sta che il nuovo decreto sembra riportare sulla corretta via tutto il sistema, ridando all’università un pò del suo vecchio carattere che ormai si stava perdendo, carattere forse un pò obsoleto, ma sicuramente storico e massiccio, contro un leggero spirito “libertino” e imprenditoriale che si è cercato di diffondere con le recenti riforme che male si accompagna alle persone che lavorano nelle nostre università.




Fonte: http://www.bloggoverno.net/2007/03/28/universita-mussi-decreta/

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