In una lettera del Ministro al CUN spiraglio positivo anche per la sorte dei quasi 450 ricercatori rientrati in Italia dal 2001
26 March 2007
Potrebbe essere operativo da aprile il primo bando per il piano per il cosiddetto “rientro dei cervelli”. La sorte dei quasi 450 ricercatori tornati finora in Italia dal 2001 ad oggi potrebbe essere positiva. Il Ministro della Ricerca e dell’Università, Fabio Mussi, ha scritto al Cun una lettera che apre concreti spiragli per la loro stabilizzazione in ruolo come docenti.
 
Il “rientro dei cervelli” – inventato dall’allora Ministro Letizia Moratti con un decreto del 2001, prorogato nel 2003 e nel 2005 – si era fermato al 31 gennaio dello scorso anno: da quella data niente più fondi né programmi specifici. Il sottosegretario del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica spiega su Il Sole 24 Ore di sabato scorso: “Abbiamo già trasmesso per i pareri di rito il decreto di rifinanziamento, il primo bando varrà circa 3 milioni di euro e potrebbe partire già dal prossimo mese”. Si tratta di un piano che potrebbe aprire le porte degli atenei italiani a circa un centinaio di ricercatori, con contratti che Modica ipotizza di una durata da uno a quattro anni, e con dotazioni per la ricerca.
 
Niente da fare invece per i nuovi incentivi da destinare alle università per la stabilizzazione dei ricercatori rientrati: “Vogliamo vedere prima come vanno a finire le circa 40 richieste arrivate finora dagli atenei”, ha chiarito il sottosegretario. Si tratta di richieste che ora potranno contare sulla “svolta” contenuta nella lettera che il Ministro ha mandato al Cun, in cui chiede di rivedere l’interpretazione della legge (la l. 230/05) per “consentire e agevolare la stabilizzazione in ruolo” di chi è già rientrato. E’ infatti il Consiglio Universitario Nazionale che esprime il parere sulla permanenza in Italia di chi è stato richiamato dall’estero. Finora il Cun aveva stabilito – in una delibera di luglio – che chi non possedeva già il titolo di professore ordinario o associato (o “titoli equivalenti”) non poteva salire in cattedra.
 
La mossa del Ministro intende superare questa indicazione: l’abilitazione si potrà conquistare anche in base alla valutazione della ricerca e del “periodo di docenza” svolti dal ricercatore rientrato.
 

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