In molte università sono piu della metà, ma per effetto di un decreto del Ministro Mussi sono destinate ad una drastica riduzione
21 March 2007
L’INCHIESTA. Sono i docenti titolari di corsi ma ingaggiati a contratto, spesso con compensi minimi
L’Università dei prof "esterni"
in molti atenei sono più della metà
Il boom degli ultimi anni. Ma il decreto Mussi li ridurrà drasticamente: reggerà il sistema?
L’Università dei prof "esterni"
in molti atenei sono più della metà
di Massimiliano Papasso
 
Il ministro Mussi qualche settimana fa li ha definiti come "lo zoccolo duro dell’università". Senza di loro molti rettori sarebbero costretti a chiudere bottega e alcuni studenti molto probabilmente non potrebbero nemmeno laurearsi. Eppure dal prossimo anno accademico, quella dei docenti a contratto, sarà una figura destinata a ridimensionarsi radicalmente nel panorama accademico italiano. Lo prevede il decreto approvato in questi giorni e che fissa un tetto molto rigido all’utilizzo dei cosiddetti "contrattisti": in pratica per ogni corso di laurea, vecchio o nuovo che sia, le università dovranno garantire che almeno il 50% del personale docente utilizzato per la didattica sia di ruolo.
Stop quindi ad insegnamenti appaltati a personale esterno, esperti e professionisti di vario genere che le università ingaggiavano con contratti di diritto privato per poche centinaia di euro all’anno. Un fenomeno che negli ultimi tempi ha fatto registrare un vero e proprio boom dato che i docenti a contratto sono arrivati ad avvicinarsi pericolosamente alla somma dei professori ordinari, associati e ricercatori, a cui normalmente dovrebbe essere affidato il settore della didattica nelle università italiane.
 
I dati. Secondo di le cifre raccolte dall’ufficio di statistica del Ministero dell’Università, nello scorso anno accademico sono stati 48.797 i docenti a contratto reclutati dagli atenei. Di questi a ben 33.008 è stata affidata la titolarità di un insegnamento ufficiale. Ovvero per 12 mesi esperti di un determinato settore, liberi professionisti o semplici laureati dal curriculum accattivante hanno svolto in tutto e per tutto le funzioni di un docente universitario tenendo lezioni, presenziando alle sessioni d’esame, ricevendo gli studenti e assegnando tesi di laurea. Un lavoro che normalmente ai docenti di ruolo frutta migliaia di euro l’anno e che invece ad un "contrattista" viene riconosciuto con una retribuzione, nella migliore delle ipotesi, di appena mille euro ad incarico. Un fenomeno in continua ascesa visto che negli ultimi cinque anni il numero dei docenti a contratto si è moltiplicato del 126%, passando da quota 21.536 del 2000 ai quasi 50 mila del 2005 (ultimo dato disponibile).
 
Gli atenei a contratto. La moda di affidare a non accademici moduli didattici o un intero corso universitario ha contagiato quasi tutti, senza molte differenze tra atenei pubblici e privati. In testa a questa speciale classifica c’è l’Università di Bologna con 2.744 docenti messi sotto contratto nel 2005, di cui 1148 erano titolari di insegnamenti ufficiali. Seguono la Cattolica di Milano con 2706, l’Università di Padova con 2124 e quella di Pavia con 2124 contrattisti. Ma se per alcuni di questi atenei la proporzione tra docenti di ruolo e a contratto è ancora a favore dei primi (la somma dei professori ordinari, associati e ricercatori dell’Alma Mater bolognese è di 3092) per altre università, soprattutto quelle più piccole, la realtà è completamente ribaltata. E’ il caso, tra gli altri, dell’ateneo di Ferrara dove a fronte di 678 docenti di ruolo quelli a contratto sono 1400, di cui quasi il 90% è titolare di insegnamenti ufficiali. Oppure di alcune facoltà della Sapienza di Roma (Architettura, Psicologia, Scienze della comunicazione, Sociologia) dove il numero di docenti a contratto supera quello di tutti i docenti di ruolo messi insieme, inclusi i ricercatori.
 
Questione di budget. Le cause che hanno spinto gli atenei a ricorrere ad un così massiccio utilizzo di docenti a contratto sono soprattutto di natura economica. Visto che molto spesso chi accetta di insegnare all’università, svolgendo molto spesso un altro lavoro, si accontenta anche di poche centinaia di euro. Facendo risparmiare così alle università cifre considerevoli. "Non tutti i docenti a contratto vengono sottopagati - spiega Alessandro Perfetto, dirigente dell’area amministrativa dell’ateneo emiliano - . Soprattutto nelle facoltà di nuova istituzione, le retribuzioni possono anche adeguarsi attorno ai 10/15 mila euro l’anno. Dipende dai singoli casi. Più in generale, poiché la stragrande maggioranza di questi docenti sono dei professionisti o esperti che svolgono anche un altro lavoro, gli stipendi possono essere anche al di sotto dei mille euro. Certo in linea generale i docenti a contratto per le università italiane rappresentano sicuramente un vantaggio in termini economici, visto che il loro stipendio incide diversamente sulle casse dell’ateneo rispetto a quello di un professore di ruolo. Ma non dimentichiamo che le università negli ultimi cinque anni hanno dovuto fare i conti con una crescita senza freni dell’offerta formativa. E quella dei docenti a contratto era l’unica strada percorribile per tenere i bilanci sotto controllo".
 
Tutta colpa del "3+2". In effetti se il decreto del 21 maggio del 1998 parlava di docenza a contratto solo nel caso in cui le università dovessero "sopperire a particolari e motivate esigenze didattiche", lasciando quindi intendere la straordinarietà della norma, gli atenei nella realtà si sono fatti prendere un po’ la mano facendo ricorso ai contrattisti senza pensarci su due volte. Soprattutto perché con l’entrata in vigore del sistema del "3+2" la priorità era diventata quella di assicurare l’insegnamento di migliaia di nuovi corsi di laurea senza pesare eccessivamente sulle casse dell’ateneo. "La volontà del ministro Mussi di mettere un freno a questo fenomeno ci trova abbastanza d’accordo - dice Silvano Focardi, rettore dell’Università di Siena, che lo scorso anno aveva poco più di mille docenti a contratto - Già da quest’anno nel nostro ateneo abbiamo previsto un taglio del 20% alle supplenze e ai singoli contratti. Sicuramente le università in questi anni hanno abusato di questo istituto ma è tutto collegato all’entrata in vigore del "3+2", visto che con il ricorso ai docenti a contratto si poteva facilmente far fronte a qualche carenza dal punto di vista organico. A mio avviso però considerare tutti le tipologie di docenti a contratto come dei precari dell’università è sbagliato. Tra di loro, è vero, ci sono molti professionisti che tengono degli interi corsi universitari e seguono i ragazzi anche durante le tesi, ma ce ne sono anche altri che entrano in aula solo per qualche ora".
 
"Più ore ai prof". Ma adesso che il decreto varato dal ministro Mussi riporterà la situazione alla normalità, il vero rischio per gli atenei è che il taglio dei contrattisti finisca con il compromettere del tutto i già traballanti bilanci delle università. "Soldi in più soprattutto in questo particolare momento non ce ne sono - assicura il rettore Focardi - Come faranno gli atenei a sostituire i contrattisti non lo so. Un’idea potrebbe essere quella individuata dalla legge 230 sullo status giuridico della docenza che prevedeva un aumento delle ore di insegnamento dei professori universitari fino a 120 ore, contro le 60 attuali. La priorità adesso è non incidere ulteriormente sui bilanci".
 
 

Last news

07 October 2022

Scritti in onore di Pietro Ciarlo, un convegno

Il Dipartimento di Giurisprudenza e il Dottorato di ricerca in Scienze giuridiche hanno organizzato per oggi un convegno per celebrare il professor Pietro Ciarlo, costituzionalista emerito, docente presso il nostro Ateneo fino al 2021. Ciarlo è atteso dai suoi ex colleghi alle ore 10 all'aula magna "Maria Lai" di Giurisprudenza. Numerosi gli interventi previsti, la conclusione dei lavori è affidata al presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, Sandro Staiano

06 October 2022

Presentazione dei risultati del progetto di ricerca BIRDIE-S

Oggi, nell’aula magna del rettorato di Cagliari, si svolge il convegno sugli importanti studi condotti dalle ricercatrici e dai ricercatori di Enel Foundation, Università di Cagliari e Politecnico di Torino sulle opportunità e prospettive per la Sardegna, che può ambire a diventare un polo di eccellenza per lo studio e l’attuazione delle politiche di transizione energetica. Anche alla luce dell’attuale scenario internazionale, si parla di elettrificazione dei consumi, dello sviluppo di comunità energetiche rinnovabili, di stabilità dei prezzi e della sicurezza energetica. Fabrizio Pilo, prorettore all'innovazione e ai rapporti con il territorio: "L'obiettivo è creare le condizioni affinché la Sardegna diventi il riferimento internazionale per la transizione energetica, dalla quale può ottenere grandi benefici ambientali, sociali ed economici". L'EVENTO ANCHE IN STREAMING, SU TEAMS

06 October 2022

Urban Nature 2022

L’8 ottobre torna in tutta Italia "Urban Nature", sesta edizione dell’iniziativa promossa dal WWF per diffondere il valore e la cura della natura in città per il benessere delle persone. Al convegno organizzato nel Parco di Molentargius partecipano esperti e ricercatori universitari. Appuntamento alle 10, nell’edificio Sali Scelti del Parco naturale regionale Molentargius-Saline

05 October 2022

Igag days, si parla di Capitale Naturale

Dal 6 ottobre due giornate in cui il personale dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag) proveniente dalle sedi di Roma, Milano e Cagliari si riunisce in Sardegna per discutere dei temi di ricerca nel campo delle scienze delle Terra solida. Apertura dei lavori nell'Aula magna di via Marengo con la partecipazione del direttore del DICAAR Giorgio Massacci

Questionnaire and social

Share on:
Impostazioni cookie