Con la Finanziaria 2007 aumentano i contributi a carico dei ricercatori precari degli istituti italiani.
19 March 2007

Con la Finanziaria 2007 aumentano i contributi a carico dei ricercatori precari degli istituti italiani. Cinque punti percentuale in più per la gestione separata dell’Inps. I ricercatori protestano, i sindacati difendono le intenzioni della norma che “dovrebbe equiparare la forbice contributiva tra precari e indeterminati”. Le istituzioni non rispondono. E le retribuzioni intanto si adeguano agli incrementi. Ecco un esempio, è la busta paga di un ricercatore precario dell’ateneo bolognese: nel dicembre 2006 il contributo Inps pesava per il 18.2 per cento, con aliquota a carico del co.co.co del 6.07 per cento. A febbraio 2007 nella stessa busta paga il contributo Inps è salito al 23.5 per cento, con aliquota a carico del co.co.co di 7.83 punti percentuale: più 1.76 per cento rispetto a Dicembre, ossia circa 29 euro in meno sul netto.


Chiamiamoli pure parasubordinati o atipici. Parole che suonano come improperi, ma che in realtà identificano quasi un milione e 700 mila persone: tanti sono i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps, stando all’ultimo censimento della Cgil. Tra questi spiccano i nostri ricercatori universitari. Co. co. co; co. co. pro; contratti d‘opera; assegni di ricerca e incarichi di collaborazione esterna: la maggior parte dei cervelli italiani impiegati nella ricerca pubblica vive di questi contratti. Secondo le stime degli stessi ricercatori, attualmente nel solo Cnr, il Centro nazionale ricerche, 1464 persone lavorano grazie agli assegni di ricerca; mentre più di 700 sono inquadrati con incarichi di collaborazione esterna.


Cervelli che fuggono e cervelli che restano. Nella prima busta paga di questo neonato 2007 i lavoratori di Cnr e Inaf, si sono visti decurtare lo stipendio mensile di una quota che va dai 24 ai 30 euro. Questo perché nell’ultima Finanziaria è previsto un incremento di quasi cinque punti percentuale del contributo alla gestione separata dell’Inps. Una misura che nelle “intenzioni – confermano i sindacati – è giusta. Serve a equilibrare il livello delle contribuzioni di precari e lavoratori a tempo indeterminato”. Ma che in realtà si è ritorta a sfavore dei giovani studiosi, che si sono sobbarcati il carico di quest’ulteriore aggravio che sarebbe spettato agli enti per cui lavorano.

Il giallo dell’interpretazione. “Ci piacerebbe capire – dice Paolo Cristofanelli, ricercatore del Cnr presso l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima dell’università di Bologna – chi deve accollarsi questi aggravi contributivi. Non hanno neanche aumentato le retribuzioni lorde, per cui a parità di stipendio paghiamo di più”. In effetti sembra proprio che sia così, a sentire i sindacati almeno. Secondo Enrico Panini, segretario nazionale Flc-Cgil, “non si può scaricare sui lavoratori l’incremento del contributo. Abbiamo dato un parere positivo alla norma perché stringe la forbice contributiva tra tempi indeterminati e atipici, questo per rendere meno conveniente assumere dei precari”. Sulla stessa linea, Alberto Civica, segretario nazionale Cur-Uil, secondo cui “lo spirito della legge è proprio quello di non pesare sui lavoratori. Ma in effetti per il momento l’incremento del contributo ricade su di loro. Proporremo un’altra norma che sterilizzi il carico sul lavoratore”. Per ora le cose sembrano ferme. “Finché non terminerà il blocco dei concorsi – riprende Cristofanelli – non credo che le cose cambieranno. In generale però si vede un maggiore interessamento da parte della politica ai nostri problemi”. Per questo il Comitato Precaria di Bologna e la Rete Nazionale dei Ricercatori Precari ha inviato ai ministri Mussi, Università e Ricerca, Nicolais, Funzione Pubblica e ai presidenti di Cnr e Inaf, un documento dal titolo “Proposte sui criteri da adottare per le stabilizzazioni previste dalla legge Finanziaria 2007”. Al momento, però, nessuno ha risposto.

Giuseppe Vespo

Fonte: http://www.ifgonline.it/pub/142/show.jsp?id=2400&iso=1&is=142

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