La Ragioneria Generale dello Stato fa il conto delle giornate passate a casa nel 2005 dai dipendenti di 9.811 enti pubblici. Record per Istat, Inps e Cnr: 69 giorni
14 January 2007

R A S S E G N A   W E B
 
La Ragioneria Generale dello Stato fa il conto delle giornate passate a casa nel 2005 dai dipendenti di 9.811 enti pubblici. Record per Istat, Inps e Cnr: 69 giorni, 31 per motivi di salute
 

I lavoratori pubblici italiani sono circa 3milioni 370mila. Quasi 160 milioni sono stati invece i giorni di assenza: in media più o meno cinquanta a testa. Nel calcolo 36 milioni 700mila giornate di malattia e 21 milioni di giornate di permessi retribuiti, per matrimonio, lutti, malattie di figli e famigliari. I dati non sono però uniformi per tutte le categorie e le amministrazioni.
 

 


 

 
IL TEMPO

 


I dati della Ragioneria Generale dello Stato
Impiegati pubblici a casa due mesi l’annoTra malattie, ferie e permessi i dipendenti si riposano oltre 50 giorni


domenica 14 gennaio 2007. In vacanza per due mesi l’anno. Tra ferie, malattia e permessi vari, il dipendente pubblico sta a casa mediamente più di 50 giorni l’anno e per la quasi totalità si tratta di assenze retribuite. Poi ci sono scioperi e altre assenze non retribuite. Se a questo monte ore si aggiungono le domeniche che inframezzano i riposi contrattuali, come le ferie, il conto presto è fatto: mediamente il travet sta a casa almeno due mesi l’anno. A fotografare la situazione sui giorni di assenza del personale a tempo indeterminato nei 9.811 enti della pubblica amministrazione è la Ragioneria Generale dello Stato nel cosiddetto «Conto Annuale» che contiene tutti i dati relativi al pubblico impiego nel 2005. Complessivamente, a parte i 29,16 giorni di ferie che mediamente ciascun dipendente pubblico ha, si aggiungono quasi 19 giorni tra malattia e permessi retribuiti. Ci sono poi due giorni e mezzo di altre assenze, anche se in questo caso non retribuite, e i giorni di sciopero che però complessivamente pesano meno del’1% sulle assenze totali. Dalle medie passiamo ai numeri assoluti: si va dagli oltre 50 milioni di giorni di assenze nella scuola ai 64.296 attribuibili a diplomatici e prefetti. Lo sciopero nel 2005 ha pesato poco (meno di un giorno per ciascun lavoratore) ma anche in questo caso siamo di fronte a una media: si va infatti da «zero» giorni di protesta nelle forze armate ai 642.496 giorni di assenza per motivi sindacali per insegnanti e bidelli. Nel più grande comparto di occupazione pubblica, quello della scuola (1,1 milioni di dipendenti a tempo indeterminato) le assenze sono di oltre 44 giorni l’anno; nella sanità le assenze svettano a una media di più di 58 giorni. Al top della classifica delle assenze ci sono però i dipendenti degli enti pubblici non economici (dall’Inps all’Aci, dall’Istat al Cnr, per citarne alcuni): in 61.645 hanno riposato nel 2005 per 4.255.368 giorni, mediamente 69 a testa, dei quali oltre 30 di sole malattie o permessi comunque retribuiti. Sono sempre al di sopra della media le assenze anche in Regioni, Comuni e Province. In questo caso i lavoratori nel 2005 sono stati a casa 29.653.014 giorni, più di 50 ciascuno. Leggermente più assenteiste le donne rispetto agli uomini: se il loro peso complessivo tra i dipendenti del pubblico impiego è del 53,6%, il loro monte-assenze è invece pari al 59,5% rispetto a quello complessivo, percentuale che svetta al 73,5% se si guarda ai permessi retribuiti (legittimi in questo caso perchè legati alla maternità).
Giulio Strada 
 
 
 


 
LA REPUBBLICA

Nel conto annuale della Ragioneria i dati sulle giornate passate a casa dai dipendenti di 9.811 enti della pubblica amministrazione

 LA REPUBBLICA

 

 LA REPUBBLICAStatali, due mesi di assenze l’anno
Il record a Istat, Inps e Cnr: 69 giorni, trentuno di malattia

Roma, 14 gennaio 2007. Gli statali lavorano più o meno dieci mesi l’anno. Gli altri due o quasi se ne stanno a casa. Sotto le coperte perché ammalati. In sciopero, o ancora in permesso retribuito. E solo quando incrociano le braccia lo stipendio smette di correre. In tutti gli altri casi le giornate di assenza sono retribuite. Fannulloni, come dice il professor Pietro Ichino, che sull’argomento ha scritto un libro e aperto il dibattito? Poco motivati e dunque da incentivare, come ha suggerito il ministro delle Riforme e innovazione nella Pubblica amministrazione Luigi Nicolais, che ha annunciato un piano e uno screening per rendere più efficiente la pubblica amministrazione?
La mappa delle assenze dei lavoratori statali è dispiegata nel "Conto annuale" della Ragioneria generale dello Stato, che contiene tutti i dati relativi ai dipendenti del pubblico impiego nell’anno 2005. Complessivamente a parte i 29,16 giorni di ferie che mediamente spettano a ciascun dipendente pubblico, si aggiungono quasi 19 giorni tra malattia e permessi retribuiti. Ci sono poi due giorni e mezzo di altre assenze, anche se in questo caso non retribuite, e i giorni di sciopero, che però complessivamente pesano meno del’1 per cento sulle assenze totali. La media alla fine fa 50,7. Troppo elevata? "Non mi sembrano dati allarmanti - commenta Michele Gentile, coordinatore per la funzione del Pubblico impiego della Cgil -. Bisogna vedere come sono stati calcolati e comunque non mi sembrano nella media se si tiene conto delle festività soppresse, dei lavoratori che fanno i turni e della scuola, dove non si lavora 12 mesi l’anno. Se poi ci sono degli abusi sarà bene che vengano segnalati, ma credo che la Ragioneria avrebbe potuto impiegare meglio il proprio tempo e i propri soldi".
Il "Conto annuale" ha messo sotto esame i 9.811 enti, dai ministeri, agli ospedali, alle scuole, agli enti pubblici non economici (Aci, Istat, Cnr, Croce rossa, Ice, gli enti previdenziali, l’Enea, ecc.). Ed è proprio in queste "provincie" dello Stato che regna l’assenteismo. Qui in media ogni dipendente s’è assentato dal lavoro per 69 giorni l’anno (per ferie e malattia soprattutto). Non va meglio nella sanità, dove i giorni medi di assenza sono stati 58,75. Al di sopra della media ci sono anche gli enti locali: i lavoratori di Regioni, Province e Comuni sono stati a casa più di 50 giorni. Se la prendono comoda anche i dipendenti delle Agenzie fiscali (61,28). Più disciplinati insegnanti e bidelli, che costituiscono il più grande comparto di occupazione pubblica: in media gli 1,1 milioni di dipendenti non hanno varcato il cancello della scuola 44 giorni l’anno.
Sul registro delle assenze la presenza delle donne è maggiore. Tra i dipendenti del pubblico impiego sono più della metà, il 53,6 per cento, ma i loro monte assenze è pari al 59,5 per cento rispetto a quello complessivo. Se poi si aggiungono i permessi retribuiti (del tutto legittimi in questo caso perché legati alla maternità), la percentuale arriva al 73,5 per cento. In pratica le donne stanno in ufficio meno degli uomini. Ma d’altra parte non sono loro per lo più ad accudire i figli a casa quando si ammalano? La buona notizia è che rispetto al 2004, i giorni di assenza nel 2005 sono diminuiti, ma non crollati: mediamente in ministeri, scuole e Comuni si è lavorato un giorno in più.
Barbara Ardù
 

 

 

 

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