Lettera del Ministro ai Rettori per frenare il fenomeno
20 December 2006
 
Negli ultimi anni moltissimi Atenei hanno utilizzato le lauree ad honorem a scopi puramente pubblicitari, quasi fosse un semplice strumento di marketing e non il riconoscimento di particolari meriti professionali. Solo nel 2006 sono state circa duecento e troppo spesso, non a caso, gli insigniti appartengono al mondo dello spettacolo, dello sport e della politica.
 
L’intento del ministro dell'Università e della ricerca è chiarissimo. Con l’atto di indirizzo emanato il 19 dicembre scorso, Fabio Mussi vuole salvaguardare il prestigio della laurea honoris causa, del tutto equiparata alla normale laurea. In pratica, per evitare un’inflazione di pergamene e “dottori” poco credibili per l’opinione pubblica, ai Rettori è richiesto maggiore rigore e valutazioni accurate dei personaggi, che devono effettivamente possedere i requisiti di eccezionalità previsti dalla legge per il titolo accademico.
 
 


R A S S E G N A   W E B

Corriere della Sera del 20 dicembre 2006
Il ministro chiede più rigore
           
Roma. Alla centesima laurea honoris causa, assegnata in soli sei mesi di governo, il ministro Fabio Mussi si è convinto che, anche rispettando l’autonomia delle Università, era ora di dare un segnale. E così, dopo aver firmato il via libera per le ultime venti richieste, tra le quali quella di conferire la laurea magistrale in medicina al fondatore di Emergency, l’oltranzista del pacifismo Gino Strada, bloccata tre anni fa dall’allora ministro Letizia Moratti, Mussi ha inviato una lettera ai rettori per chiedere «un’accurata valutazione dei soggetti interessati affinché siano effettivamente in possesso dei requisiti di eccezionalità previsti dalla legge». Si tratta di un vero e proprio «atto di indirizzo» agli Atenei italiani nell’intento di «salvaguardare il titolo accademico, equiparato a quello ottenuto normalmente».
 
LA MODA — La moda delle lauree ad honorem, inserite nel ’33 da Mussolini nel testo unico per l’istruzione superiore e in parte ancora in vigore, erano finite nel dimenticatoio dopo il ’68 ma dalla metà degli Anni Ottanta sono diventate quasi una routine. Oggi addirittura un problema, se si pensa che nel 2000 ne sono state conferite una cinquantina in tutta Italia e quest’anno quasi duecento. «Spesso ci sono dei dubbi nell’opinione pubblica sul fatto che le Università scelgano per le lauree honoris causa personaggi molto noti al mondo mediatico», spiega il sottosegretario all’Università Luciano Modica. Una certa inflazione di lauree a Gorbaciov, per esempio, o quella clamorosa a Valentino Rossi. E poi molti imprenditori, più o meno noti: «Non mi stupisce — continua Modica che è stato rettore dell’Università di Pisa — che le facoltà facciano anche attività di relazione. In tutti i Paesi poi è norma che gli Atenei ricompensino i propri benefattori e i mecenati: forse in Italia è necessario, in questa fase di transizione del sistema, garantire il prestigio della laurea».
 
MARKETING — Infatti che sia diventato spesso un fatto di marketing, per le Università in cerca di pubblicità e di iscritti non è un mistero. Al ministero hanno però notato che qualche volta ci sono favori reciproci tra Atenei, professori dell’uno insigniti dall’altro e viceversa. Alcune Università, specie le più piccole e le più nuove, contano molto sui nomi noti: dal premio Nobel Dario Fo, a Piero Angela plurilaureato honoris causa, da Lucio Dalla a Silvio Berlusconi, da Antonio Fazio a Carlo Azeglio Ciampi, da Giulio Andreotti a Francesco Cossiga (premiatissimi in Italia e all’estero). Ci sono invece Atenei più grandi come la Sapienza di Roma che si sono dati un limite: tre-quattro lauree ad honorem all’anno. La prossima sarà al presidente della Commissione Ue Josè Barroso. Gli scambi di cortesie internazionali sono all’ordine del giorno: anche il ministro dell’Università Fabio Mussi è stato appena insignito di un titolo all’Università di Canton in Cina. Ma nel panorama delle lauree per meriti eccezionali c’è davvero un po’ di tutto: persino il cantante Franco Califano ha avuto l’onore di una laurea honoris causa, non in Italia ma a New York, per aver scritto «Tutto il resto è noia». Lui stesso ha qualche dubbio: «Ho dovuto scrivere una tesina di cento pagine e mi hanno fatto anche delle domande. Qui in Italia viene assegnata per dare lustro all’Università senza motivazione serie. Non è sbagliato limitarne l’assegnazione».

Gianna Fregonara
 
 

 

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