L’appello formulato da Guido Trombetti in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico alla presenza del Capo dello Stato
29 November 2006
Trombetti: Un patto tra Università, politica e Pmi
di Antonella Autero 
 
Un patto per il futuro tra università, politica e imprese. “Perché la politica e le imprese senza l’università barattano il futuro con il presente”, condannano un Paese “senza traguardi, inesorabilmente al declino”. Lancia un appello alle istituzioni e alle forze economiche e sociali presenti sul territorio, Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II e numero uno della Crui (Conferenza dei rettori delle Università italiane), nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007, il 783esimo dalla fondazione dell’ateneo, alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. “Sappiamo che il momento è molto difficile - dice Trombetti - le risorse sono poche. Singoli cittadini e istituzioni devono compiere sacrifici”. Non manca una nota polemica sulle condizioni in cui sono costretti a lavorare i ricercatori, specie a Napoli: “Precarietà e produttività non vanno d’accordo — dice il rettore della Federico II —. Io sono di parere contrario a chi crede che si possa produrre senza certezze del proprio futuro”.
 
Per non diventare autoreferenziale, l’Università deve dialogare incessantemente col mondo della politica e con quello delle imprese. Non ha dubbi Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II e numero uno della Crui (Conferenza dei rettori delle Università italiane), che dall’aula magna di Monte Sant’Angelo sollecita “un patto per il futuro”. Un accordo che vada declinato, “anche a livello locale, con le istituzioni e le imprese presenti sul territorio. È da questo punto di vista — dice Trombetti - che intendo guardare alla Federico II e al suo rapporto col territorio napoletano”.
 
In simbiosi con la città
Le undici pagine di relazione del rettore raccontano della “simbiosi” tra ateneo e città da quando, nel 1224, Federico II volle fondare a Napoli lo Studium generale del Regno. L’Ateneo “è un enorme serbatoio di risorse intellettuale per Napoli”, con i suoi 3 poli, 13 facoltà, 160 corsi di laurea, 26 scuole di dottorato, 70 master, 3000 doceenti e 100mila studenti . E il migliore “contributo che la Federico II può dare alla città di Napoli — aggiunge Trombetti — è condividere con tutti gli interlocutori i propri progetti per il futuro”. Dal particolare al generale. L’attenzione del rettore torna sui problemi di tutti gli atenei italiani: “L’autonomia — avverte — non può comportare l’abbandono da parte dello Stato. L’università è un bene pubblico e tale deve restare. I comportamenti virtuosi vanno premiati e incentivati”. E’ vero anche, però, incalza Trombetti che, utilizzando fondi pubblici l’Università deve rendere conto del modo in cui li spende.
 
Agenzia di valutazione
Ecco, dunque, riaffacciarsi la vecchia idea dell’istituzione di un’Agenzia nazionale di valutazione gli atenei, un punto di partenza obbligato se si vuole “generare un nuovo sistema di governance” delle università, non “inventando nuove regole ma acquisendo e adattando criteri validi in ambito internazionale”. Il progetto di Trombetti prevede un meccanismo a cascata. “L’Agenzia valuta gli atenei — spiega —. Questi valutano le strutture sottostanti. La valutazione deve arrivare ad incidere sui comportamenti dei singoli, altrimenti è inefficace. Ogni Ateneo può e deve individuare un proprio sistema di valutazione interno, idoneo a valorizzare i propri punti di forza e a conseguire i propri obiettivi strategici”.
 
Giovani per la ricerca
Trombetti invoca anche più servizi, qualità, semplicità e sostenibilità dell’offerta. Ha in mente una strategia di sviluppo dell’ateneo lungo tre assi portanti: il potenziamento dei servizi telematici, lo sviluppo dei servizi alla persona, l’ampliamento degli spazi necessari alle attività formative. “Ma il successo di tale strategia — avverte — è legato indissolubilmente alle scelte finanziarie del Governo centrale ed alla sinergia con gli attori locali”. Il rettore confida, poi, in un numero maggiore di giovani per la ricerca, perché “senza giovani la ricerca muore. Sono i giovani che hanno il coraggio e le energie per esplorare nuove strade, tempo e voglia di girare il mondo, entusiasmo per l’avventura scientifica. Purtroppo - si rammarica il presidente della Crui - in Italia la situazione attuale scoraggia i giovani talenti. Troppo lento l’inserimento nel mondo della ricerca. Troppo basse, e verrebbe da dire ridicole, le retribuzioni. E sei giovani si scoraggiano il danno è irreversibile”. Per fare ricerca, però, non sono necessari solo giovani brillanti. Occorrono anche strutture organizzative, attrezzature scientifiche, biblioteche, reti telematiche. Inevitabile un’altra bordata al Governo. “Purtroppo — lamenta il rettore - il finanziamento indiretto alla ricerca, mediante il finanziamento delle strutture, langue. Dobbiamo confrontarci con provvedimenti di assoluta cecità, come il taglio delle spese introdotto dal decreto Bersani. Mentre, lo ricordo ancora una volta, manca al sistema universitario nazionale un miliardo di euro per tornare ai livelli di finanziamento del 2005”. 

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