Il responsabile dell’Università minaccia le dimissioni se non si rivede la Finanziaria "150 milioni di euro su una manovra da 40 miliardi si devono trovare"
27 October 2006

di CLOTILDE VELTRI


ROMA - Centocinquanta milioni di euro. Sono i tagli all'Università e agli istituti di ricerca previsti in Finanziaria per il solo 2007 sui quali il ministro Fabio Mussi punta i piedi. Fino a minacciare di andarsene, rimettendo il mandato. Mussi lo dice chiaro e tondo alla direzione nazionale dei Ds e lo ribadisce a Repubblica.it: "Si può discutere di tutto, sono tante le questioni sul tavolo che riguardano il mio ministero. Ma sui tagli alla spesa proprio no. Centocinquanta milioni di euro su una manovra da 40 miliardi si trovano. Si devono trovare".

Non è solo una questione di puntiglio. "Appena mi sono insediato al ministero ho detto a tutti: guardate, il 2007 sarà un anno di sacrifici. Lo stato delle finanze pubbliche è disastroso quindi non aspettiamoci miracoli anche se la ricerca è un settore strategico per l'Italia".

Bene, prosegue il ministro, "nel prossimo triennio, a disposizione della ricerca, ci sono in finanziaria 4 miliardi di euro. Un margine di miglioramento c'è, quindi. Si tratta di un segnale che possiamo definire non-negativo anche se, confrontando i nostri indici con quelli degli altri paesi, restiamo sempre indietro. In Italia si destina l'1,1% del pil alla ricerca, la metà di quanto avviene in media nei paesi europei, un terzo di quanto accade in Giappone".

Però, insiste Mussi, "proprio perché il segnale non era negativo e, soprattutto, bisognava fare tutti qualche sacrificio, non abbiamo puntato i piedi". Diversa la questione dei tagli previsti nella manovra ai cosiddetti "consumi intermedi" (acqua, luce, spese ordinarie) di Università e istituti di ricerca. Tra i 130 e i 150 milioni di euro nel solo 2007, appunto. Almeno il doppio nel 2008.

Mussi è categorico: "Questo punto rischia di creare problemi drammatici negli atenei con effetti politici pesantissimi". Minaccia di dimettersi, ministro? "La parola 'minaccia' non mi piace, dico solo che in questo modo non può funzionare. Io, su questo aspetto, non sono disposto a cedere di una virgola. La spesa per ricerca e formazione è uno dei maggiori indicatori di produttività di un paese. Se si esagera nei tagli ci si mangia a morsi il futuro. E questo non è accettabile. Ecco perchè insisto che 150 milioni di euro su una Finanziaria da 40 miliardi bisogna trovarli".

Qualche cifra per chiarire: "Quest'anno l'incidenza degli investimenti in ricerca e formazione sul pil rischia di crollare. In Italia attualmente tale rapporto è pari allo 0,88%, la media europea è dello 0,99%, nei paesi Ocse dell'1,02% e negli Usa del 2,6%. Noi spendiamo ogni anno per uno studente 8.700 euro, in Francia 9.600 euro, in Germania 10.500, nei paesi scandinavi oltre 12mila euro. Allora noi siamo disposti a chedere sacrifici, non a imboccare un piano inclinato".

E adesso? "Adesso mi aspetto che ascoltino quanto mi ostino a ripetere in tutte le sedi da luglio anche se, devo ammettere, nella direzione Ds, la cosa sembra essere stata recepita fortemente. Comunque abbiamo qualche giorno per valutare, per capire".

Intanto, a Mussi, arriva la solidarietà di Rifondazione comunista che spiega come "le preoccupazioni espresse dal ministro sono anche le nostre". Domenico Jervolino, responsabile università e ricerca del Prc, è lapidario: le richieste del mondo della scuola, dell'università e della ricerca non sono mere richieste corporative, si tratta invece "di rendere credibili, anche in una situazione pesantemente compromessa dall'eredità del centro destra, le prospettive di un progetto di crescita civile e culturale della società italiana".

Fonte: http://www.repubblica.it

 

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