Nello scorso anno accademico sono stati 332 mila ad iscriversi per la prima volta all’università; 16 mila in meno rispetto al 2004-2005, quando erano 348mila
23 October 2006
Calo di 4,5 punti percentuali: nello scorso anno accademico sono stati 332 mila ad iscriversi per la prima volta all’università; 16 mila in meno rispetto al 2004-2005, quando erano 348mila.


RASSEGNA WEB

Leggo online / Adnkronos
Università: ISTAT, nel 2005 diminuite del 4,5% le matricole 
Roma, 23 ott. (Adnkronos) - Sono quasi 332 mila i giovani che nell’anno accademico 2005/06 si sono iscritti per la prima volta all’universita’, 16 mila in meno rispetto all’anno precedente, quando erano 348mila. E’ quanto emerge dall’edizione aggiornata dell’indagine Istat ’’Universita’ e lavoro: orientarsi con la statistica’’ da cui risulta che nello scorso anno accademico vi e’ stato un calo del 4,5% dei nuovi iscritti all’Universita’. 
Sin-Bis/Gs/Adnkronos
 
Università: Istat, diminuite le matricole
Sono 332 mila i giovani che nell’anno accademico 2005/06 si sono iscritti per la prima volta all’universita’, 16 mila in meno rispetto l’anno scorso, quando erano 348mila
E’ quanto emerge dall’edizione aggiornata dell’indagine Istat ’’Universita’ e lavoro: orientarsi con la statistica’’ da cui risulta che nello scorso anno accademico vi e’ stato un calo del 4,5% dei nuovi iscritti all’Universita’. Nel 2005/06, rileva ancora l’Istat, la quasi totalita’ (92,9%) delle immatricolazioni e’ indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l’1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico). Sono piu’ le ragazze dei ragazzi a iscriversi all’universita’ dopo il diploma di scuola superiore (81% contro 67%).
Su 100 immatricolati, le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44. I gruppi insegnamento, linguistico e psicologico sono quelli in cui la presenza femminile e’ particolarmente alta; i gruppi difesa e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario, sono quelli in cui e’ maggiore il peso della componente maschile.
Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: un giovane su cinque non rinnova l’iscrizione al secondo anno. Circa il 40% degli studenti e’ fuori corso, mentre il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha concluso gli studi fuori corso. In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un’alta quota di laureati in corso (58,8%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3% si e’ laureato nei tempi previsti.
Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, rileva ancora l’istituto di statistica, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati (lavora il 21,9% contro il 21,1% dei laureati ). Tuttavia, la situazione cambia gia’ nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolo di studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all’8,7%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7%.
I corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo piu’ rapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l’89% degli ingegneri gestionali ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%). Buoni inserimenti occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (80%), Economia aziendale (77%), Odontoiatria e protesi dentaria (75%), Scienze della comunicazione (74%) Relazioni pubbliche e Scienze internazionali e diplomatiche (entrambe 73%). Questi ultimi tre corsi rappresentano delle eccezioni positive all’interno del gruppo politico-sociale che, nel complesso, registra performance leggermente inferiori alla media. I laureati che presentano le piu’ basse percentuali di inserimento nel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico ed educazione fisica, impegnati in un lavoro continuativo soltanto in circa 20 casi su 100; seguono i laureati dei gruppi giuridico (42%), letterario (46%) e insegnamento (51%).
La spiegazione sta nella particolarita’ dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (54 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attivita’ di praticantato post-laurea (per lo piu’ non retribuito), cominciano piu’ tardi a cercare lavoro. Per i laureati dei gruppi educazione fisica e insegnamento, invece, la limitata diffusione di un’occupazione iniziata dopo la fine dell’universita’ si deve, almeno in parte, all’abitudine di lavorare gia’ prima del conseguimento della laurea (nell’ordine, 64% e 27%), dato che i laureati in educazione fisica utilizzano sul mercato del lavoro i diplomi Isef precedentemente conseguiti.
redazione@vita.it
23/10/2006   
 
Università, Istat: 2005/06, calano le immatricolazioni (-4,5%)
Roma, 23 ott (Velino) - “Sono quasi 332 mila i giovani che nell’anno accademico 2005/06 si sono iscritti per la prima volta all’università (16 mila in meno rispetto all’anno precedente). Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5 per cento) segna un primo arresto alla crescita, confermato in maniera più evidente dall’ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5 per cento)”. Lo rende noto un comunicato dell’Istat. “Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9 per cento) delle immatricolazioni è indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7 per cento delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l’1,5 per cento quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico). Differenze di genere: su 100 nuovi iscritti, 56 sono donne Sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all’università dopo il diploma di scuola superiore (81 per cento contro 67 per cento). Su 100 immatricolati, le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44. I gruppi insegnamento, linguistico e psicologico sono quelli in cui la presenza femminile è particolarmente alta; i gruppi difesa e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario, sono quelli in cui è maggiore il peso della componente maschile. Gli abbandoni e i fuori corso: gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: un giovane su cinque non rinnova l’iscrizione al secondo anno. Circa il 40 per cento degli studenti è fuori corso, mentre il 64 per cento dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha concluso gli studi fuori corso. In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un’alta quota di laureati in corso (58,8 per cento), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3 per cento si è laureato nei tempi previsti. Continuare a studiare conviene: nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati (lavora il 21,9 per cento contro il 21,1 per cento dei laureati ). Tuttavia, la situazione cambia già nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolo di studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all’8,7 per cento, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7 per cento”. 
“Le lauree migliori per lavorare stabilmente: i corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l’89 per cento degli ingegneri gestionali ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88 per cento) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86 per cento). Buoni inserimenti occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (80 per cento), Economia aziendale (77 per cento), Odontoiatria e protesi dentaria (75 per cento), Scienze della comunicazione (74 per cento) Relazioni pubbliche e Scienze internazionali e diplomatiche (entrambe 73 per cento). Questi ultimi tre corsi rappresentano delle eccezioni positive all’interno del gruppo politico-sociale che, nel complesso, registra performance leggermente inferiori alla media. I laureati che presentano le più basse percentuali di inserimento nel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico ed educazione fisica, impegnati in un lavoro continuativo soltanto in circa 20 casi su 100; seguono i laureati dei gruppi giuridico (42 per cento), letterario (46 per cento) e insegnamento (51 per cento). La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (54 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro. Per i laureati dei gruppi educazione fisica e insegnamento, invece, la limitata diffusione di un’occupazione iniziata dopo la fine dell’università si deve, almeno in parte, all’abitudine di lavorare già prima del conseguimento della laurea (nell’ordine, 64 per cento e 27 per cento), dato che i laureati in educazione fisica utilizzano sul mercato del lavoro i diplomi Isef precedentemente conseguiti. I giovani parlano della riforma del sistema universitario Nel 2004, a tre anni dall’introduzione della riforma, il 36 per cento dei laureati nel 2001 risponde di non essere a conoscenza delle trasformazioni introdotte nell’offerta formativa. Tra quanti invece hanno affermato di conoscere la riforma universitaria è nettamente prevalente l’opinione che il nuovo sistema peggiorerà la preparazione culturale complessiva dei laureati (62,4 per cento) e la qualità dell’offerta formativa (54,1 per cento). È invece decisamente consistente la quota di quanti pensano che si ridurrà il fenomeno degli abbandoni (72,5 per cento) e dei fuori corso (64,9 per cento). Per il 45,4 per cento la capacità dell’università di formare figure professionali adeguate al mercato del lavoro migliorerà, anche se è tutt’altro che irrilevante la percentuale di quanti pensano che peggiorerà (29,4 per cento) o che resterà invariata (25,2 per cento)”. 
“Coerenza tra titolo di studio e lavoro svolto: sono i giovani in uscita da corsi del gruppo ingegneria (con 83 laureati su 100 occupati in lavori che richiedono la laurea), ma soprattutto chimico-farmaceutico (94 laureati su 100 occupati) e medico (la quasi totalità) a vedere un maggiore riconoscimento del proprio titolo di studio. Al contrario, a trovare lavori nei quali la laurea non è richiesta, sono ben 60 laureati su 100 del gruppo educazione fisica e circa la metà di quelli dei gruppi politico-sociale, linguistico e letterario. Su 100 laureati che lavorano ben 32 dichiarano che la laurea – indipendentemente dal fatto che abbia o meno rappresentato requisito di accesso all’occupazione – non è necessaria nell’effettivo svolgimento del lavoro. Sebbene l’accoglienza riservata dal mercato del lavoro ai laureati non sia sempre all’altezza dell’investimento formativo (rispetto sia agli ingressi nel lavoro sia alle possibili progressioni di carriera), i giovani sono comunque abbastanza soddisfatti del proprio lavoro: gli aspetti più apprezzati sono il grado di autonomia sul lavoro (l’89 per cento di soddisfatti) e le mansioni svolte (86 per cento). Il trattamento economico (62 per cento), le possibilità di carriera (64,8 per cento) e l’utilizzo delle conoscenze acquisite (65,7 per cento) sono invece gli elementi meno gratificanti. Il dato sulle possibilità di carriera, in particolare, se letto accanto a quello che si riferisce alla più limitata soddisfazione per la stabilità del posto di lavoro (71,5 per cento), dimostra come una buona parte dei laureati si preoccupi soprattutto per le prospettive occupazionali future. Tipologie contrattuali e di trattamento economico per i giovani laureati: nel 2004, circa il 38 per cento dei giovani laureati del 2001 che ha trovato lavoro dopo la conclusione degli studi universitari risulta impegnato con contratto a termine, il 43 per cento ha un contratto a tempo indeterminato e il 19 per cento ha avviato un lavoro autonomo. In particolare, su 100 occupati ben 15 sono collaboratori coordinati e continuativi (inclusi i lavoratori a progetto), quasi nove lavorano con un contratto collettivo nazionale di lavoro a termine, circa quattro con un contratto di formazione e lavoro, e quattro con contratti di prestazione d’opera occasionale. Lavorare in maniera solo occasionale/stagionale o con un contratto a termine spesso non rappresenta una scelta del giovane laureato ma la conseguenza di difficoltà riscontrate e di aspettative disattese nella ricerca del lavoro. Circa il 55 per cento degli occupati in maniera occasionale/stagionale dichiara, infatti, di non aver trovato una migliore opportunità e poco più del 66 per cento degli occupati con un contratto a termine ammette che questa forma contrattuale non è il frutto di una scelta personale”.
23 ott 11:21
 


La stampa web
CRONACHE
Università, matricole in calo
Crescono gli iscritti alle lauree brevi
ROMA. Continuano a calare le iscrizioni universitarie: nell’anno accademico 2005/06 sono stati quasi 332 mila i giovani che si sono iscritti per la prima volta all’università, 16 mila in meno rispetto all’anno precedente. A fornire i dati è l’Istat nell’indagine aggiornata «Università e lavoro: orientarsi con la statistica» Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5%),viene confermato in maniera più evidente dall’ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5%). Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9%) delle immatricolazioni è indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l’1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico).
LE DONNE SUPERANO GLI UOMINI
Sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all’università dopo il diploma di scuola superiore (81% contro 67%). Su 100 immatricolati, le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44. La presenza femminile è particolarmente alta soprattutto nei gruppi di insegnamento linguistico e psicologico. Gli uomini, invece prevalgono in ingegneria e scientifico.
ABBANDONI E I FUORI CORSO
Un giovane su cinque non rinnova l’iscrizione al secondo anno, mentre circa il 40% degli studenti è fuori corso, e il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) conclude gli studi fuori corso. In particolare - scrive l’Istat -, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un’alta quota di laureati in corso (58,8%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3% si è laureato nei tempi previsti. Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati (lavora il 21,9% contro il 21,1% dei laureati). Tuttavia, la situazione nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolo di studio cambia: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all’8,7%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7%.
RIFORMA UNIVERSITARIA
Nel 2004, a tre anni dall’introduzione della riforma, il 36% dei laureati nel 2001 risponde di non essere a conoscenza delle trasformazioni introdotte nell’offerta formativa. Tra quanti invece hanno affermato di conoscere la riforma universitaria è nettamente prevalente l’opinione che il nuovo sistema peggiorerà la preparazione culturale complessiva dei laureati (62,4%) e la qualità dell’offerta formativa (54,1%). È invece decisamente consistente la quota di quanti pensano che si ridurrà il fenomeno degli abbandoni (72,5%) e dei fuori corso (64,9%). Per il 45,4% la capacità dell’università di formare figure professionali adeguate al mercato del lavoro migliorerà, anche se è tutt’altro che irrilevante la percentuale di quanti pensano che peggiorerà (29,4%) o che resterà invariata (25,2%).
23/10/2006



Corriere della Sera
Le cifre che indicano una crisi degli studi universitari Università, matricole in calo del 4,5% Istat: lo scorso anno il numero di nuovi iscritti è diminuito di 16mila unità. E più del 90% sceglie i corsi triennali
ROMA - Università in crisi? E’ quanto sembrano dire le cifre dell’Istat che segnalano un calo sensibile delle matricole. Nell’anno accademico 2005/06 i giovani che si sono iscritti per la prima volta all’università sono stati quasi 332mila, 16mila in meno rispetto all’anno precedente. L’indagine Istat «Università e lavoro: orientarsi con la statistica» rivela dunque un calo del 4,5% di immatricolazioni negli atenei italiani superiori a quelli fin qui registrati (1,5% al massimo). E soprattutto un dato sull’orientamento prevalente dei nuovi iscritti: il 92,9% delle matricole si è indirizzato verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre soltanto il 5,7% delle matricole ha scelto i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.), mentre l’1,5% ha preferito i corsi previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico).
ATENEI AL FEMMINILE - Secondo l’Istat, sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all’università dopo il diploma di scuola superiore (81% contro 67%). Su 100 immatricolati, le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44. La presenza femminile è concentrata soprattutto nei gruppi insegnamento, linguistico e psicologico. Difesa e e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario, sono quelli in cui resta superiore la presenza maschile.
GLI ABBANDONI - Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi. Secondo l’indagine realizzata dall’istituto di statistica, un giovane su cinque non ha rinnovato nell’anno 2005/06 l’iscrizione al secondo anno. I "fuori corso" rappresentano il 40% degli iscritti, mentre il 64% di tutti i 289.155 laureati ha concluso gli studi fuori corso. In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un’alta quota di laureati in corso (58,8%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3% si è laureato nei tempi previsti.
LAVORO - I corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l’89% dei laureati ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%). Buoni inserimenti occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia, Economia aziendale, Odontoiatria e protesi dentaria, Scienze della comunicazione e Scienze internazionali e diplomatiche. Va male invece per i laureati del gruppo medico ed educazione fisica: le loro sono le più basse percentuali di inserimento nel mercato del lavoro.
23 ottobre 2006

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