I ricercatori universitari italiani, l’anello debole dellla docenza nei nostri atenei, si sentono beffati dal nuovo governo e minacciano di tornare sulle barricate.
19 October 2006

di NATALIA POGGI

DELUSIONE e rabbia: un anno dopo le grandi battaglie contro la riforma universitaria firmata Moratti, i ricercatori universitari italiani, l’anello debole dellla docenza nei nostri atenei, si sentono beffati dal nuovo governo e minacciano di tornare sulle barricate. Proprio ieri i rappresentati del Coordinamento nazionale dei ricercatori universitari si sono incontrati prima con Guido Trombetti, presidente della Crui poi con il sottosegretario all’Università Luciano Modica. Sul tappeto la questione del disegno di legge sulla terza fascia della docenza promessa dal ministro Mussi. «La nostra impressione sul Governo - dice Marco Merafina responsabile del Coordinamento - è negativa. Di fatto c’è un’apertura sulla terza fascia ma una totale chiusura sulla distinzione tra il reclutamento e l’avanzamento di carriera, quello che da tempo noi chiediamo. Così non cambia nulla. Del resto già insegniamo e teniamo i corsi esattamente come gli ordinari e gli associati. Saremmo così terzi docenti (ancora non s’è trovato un appellativo consono perchè "aggregato" o "aggiunto" ricordano le vecchie proposte) con gli stessi stipendi (da fame). Senza la prospettiva di un avanzamento di carriera su base meritoria». I ricercatori sono anche preoccupati per il dimezzamento degli scatti biennali previsto in Finanziaria: «A parte l’indubbio e oggettivo valore punitivo di questa norma, il Governo non ha capito che questo apparente automatismo era ed è parte essenziale dell’intera struttura retributiva e funzionale dello stato giuridico del docente universitario». Un intervento sulle retribuzioni «significherebbe rivedere tutto lo stato giuridico» ribadisce Merafina e quindi non può essere argomento di una manovra fiscale. Confermate, intanto, tutte le date della protesta prese di concerto con le altre organizzazioni e associazioni di docenti e studenti universitari: dal 23 al 27 ottobre la settimana di iniziative a livello locale, con assemblee di facoltà e di ateneo, il 27 l’assemblea nazionale a Roma che culminerà nella protesta del 17 novembre in uno sciopero nazionale con manifestazione nella Capitale. Le associazioni (Adu, Andu, Apu, Auri, Cisal università, Cisl università, Cnru, Cnu, Firu, Flc-Cgil, Snals università, Sun, Udu, Uilpa-Ur) hanno valutato in maniera «del tutto negativo» quanto finora previsto dal Governo. Pollice verso anche per l’introduzione con un decreto legge dell’Agenzia di Valutazione. La politica governativa sull’Università e la Ricerca «è deludente - lamentano le associazioni - sul piano delle risorse, il Fondo di finanziamento ordinario riceve meno della metà dell’inflazione reale, e viene mantenuto il taglio alle spese previsto dal Decreto Bersani; permane alto il numero degli studenti idonei che non beneficiano delle borse di studio; il reclutamento straordinario di ricercatori giovani è insufficiente; nuove assunzioni sono impossibili per il 2007, e fortemente limitate per gli anni successivi; agli Enti di Ricerca viene sottratta autonomia attraverso la modifica degli Organi di governo e di gestione»


Fonte: http://www.iltempo.it

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