Al FestivalScienza una mattinata ad alto valore aggiunto con una tavola rotonda moderata da Maria Del Zompo e con la partecipazione di Sabrina Giglio, Annalisa Bonfiglio, Silvia Marchesan, Maria Chiara Di Guardo e Alfonso Damiano. Spunti, intuizioni scientifiche e progetti comuni a fare da sfondo ad una conversazione davvero fuori dal comune a partire dal titolo dell'edizione di quest'anno. Un confronto senza sconti su argomenti di grande impatto ha generato anche ipotesi di collaborazione tra diversi gruppi di ricerca
08 November 2021
Un momento dell'incontro: al centro, nel video, Annalisa Bonfiglio in collegamento da remoto

"La scienza tra speranze e scoperte": una tavola rotonda che ha dato voce al titolo dell'edizione del Festival di quest'anno organizzato dall'Associazione ScienzaSocietàScienza con contenuti e approfondimenti di altissimo valore scientifico

Sergio Nuvoli

Cagliari, 8 novembre 2021 - Una mattinata ad alto valore aggiunto, quella proposta al Cagliari Festival Scienza e magistralmente moderata da Maria Del Zompo, farmacologa e fino ad aprile scorso Rettore dell’Università del capoluogo. Palla lunga e pedalare, per un’iniziativa di divulgazione della scienza che ha potuto contare su un gruppo di relatori e relatrici competenti ed efficaci.

Si trattava di dar voce al titolo scelto per l’edizione di quest’anno dell’iniziativa: “La scienza tra speranze e scoperte”, di spiegarlo, di sminuzzarlo per i non addetti ai lavori E di speranze ha parlato Sabrina Giglio, la docente di Genetica medica che ha raccolto il testimone da Carlo Carcassi e che lavora con i sequenziatori di terza generazione con una attività svolta all’Ospedale Binaghi (“Maria mi ha convinto in cinque minuti a tornare in Sardegna e sono felice di essere tornata”, ha detto riferendosi alla chiamata dell’ex rettrice).

“La diagnosi precoce può salvare la vita, da sempre ci dicono che prevenire è meglio che curare”, ha tagliato corto la genetista in apertura di quella che è sembrata una accuratissima mini-lezione su tumori, diagnosi e terapie: “Negli ultimi cinque anni la tecnologia ci è venuta in aiuto nella ricerca e nella diagnostica. E se per tutto questo bastasse un’analisi del sangue? Ippocrate diceva che non esistono le malattie, ma i malati. Con la biopsia liquida la medicina sarà in futuro sempre più personalizzata. Si tratta certamente una innovazione tecnologica che, alla lunga, avrà una ricaduta economica positiva in termini di risparmio”.

Sabrina Giglio, ordinario di Genetica Medica alla Facoltà di Medicina e chirurgia di UniCa
Sabrina Giglio, ordinario di Genetica Medica alla Facoltà di Medicina e chirurgia di UniCa

Silvia Marchesan (UniTrieste): "La ricerca è sempre più multidisciplinare, serve una visione di squadra, direi olistica: mi ritengo fortunata per aver trovato collaboratori validi, come quelli dell’Università di Cagliari”

Musica e note suonate sullo spartito della multidisciplinarieta, “un merito, non una colpa”, ha precisato l’ex rettrice. Come dettagliato da Silvia Marchesan, docente all’Università degli studi di Trieste, dopo un’esperienza di ricerca in giro per il mondo: “Le più recenti scoperte nel nostro campo dimostrano davvero che l’unione fa la forza – ha rimarcato - In Italia ci sono tanti centri di eccellenza, e tanti altri che, pur non avendo questo riconoscimento, dispongono comunque di risorse scientifiche molto importanti. La ricerca è sempre più multidisciplinare, serve una visione di squadra, direi olistica: mi ritengo fortunata per aver trovato collaboratori validi, come quelli dell’Università di Cagliari”. In sala annuiscono Attilio Vargiu e Giuliano Malloci, i due ricercatori del Dipartimento di Fisica che danno del tu ai materiali nanostrutturati: “Interpretiamo da un punto di vista molecolare le interazioni che portano alla generazione dei materiali che studia il team della prof.ssa Marchesan”, hanno spiegato.

Crescita, condivisione, multidisciplinarietà: parole chiave per la ripartenza di tutto il sistema italiano, snocciolate per chi ha avuto la fortuna di essere in sala. E se Silvia Marchesan quasi si commuove quando parla del piacere della scoperta scientifica, Annalisa Bonfiglio spiega che “la bioingegneria è l’ingegneria della vita: raccogliamo input da campi diversi per poi sviluppare tecnologie. Abbiamo visto scoperte e invenzioni che ci permettono di sviluppare applicazioni in tempi tutto sommato brevi”.

Maria Del Zompo e Silvia Marchesan
Maria Del Zompo e Silvia Marchesan

In pochi minuti scatta la scintilla tra scienziate: si intrecciano sguardi, conoscenze e competenze, si arriva a ipotizzare progetti di ricerca comuni perchè non ci si può fermare e il futuro non aspetta

“È necessario che la società investa in ricerca e conoscenza – ricorda la prof.ssa Bonfiglio, già Prorettrice all’innovazione e ai rapporti con il territorio - Mai come in questo periodo dovremmo esserne consci: usciamo dalla pandemia grazie ad ‘armi’ sviluppate in tempi molto brevi. La biotecnologia in questi anni ha fatto passi importanti per esempio nella sensoristica, che coinvolge l’ingegneria dei materiali, l’elettronica, l’informatica. Le tecnologie ingegneristiche che usiamo tutti i giorni hanno applicazioni importantissime in ambito biomedicale”.

Parole chiare che fanno sobbalzare la collega di Trieste. In pochi minuti si intrecciano sguardi, conoscenze, si ipotizzano progetti comuni: “La soft robotics è un campo interessantissimo – ha proseguito Annalisa Bonfiglio - Avere strumenti che per loro natura abbiamo proprietà biomimetiche, cioè si adattino ai materiali con cui si trovano in contatto è davvero molto interessante. Penso ai materiali che possono essere inviati all’interno del corpo umano dotati di quelle proprietà meccaniche che consentano di adattarsi all’ambiente. Non bisogna pensare ai robot non come enormi macchinari di acciaio, ma come piccoli nanorobot che non danneggino i tessuti. Strumenti che stanno dando risultati molto interessanti”.

Sabrina Giglio e Alfonso Damiano
Sabrina Giglio e Alfonso Damiano

Alfonso Damiano: "Abbiamo bisogno di energia per garantire questo livello, anche per lo sviluppo equo del Pianeta. Bisogna trovare la soluzione: noi l’abbiamo trovata, serve una trasformazione sociale, nell’uso e non nel consumo, dell’energia"

Tra speranze e scoperte si è mosso anche Alfonso Damiano, nel suo intervento: “La scoperta più recente – ha detto il docente del DIEE - è la consapevolezza che gli attuali modelli di produzione e gestione dell’energia sono sorpassati. Il sistema socioeconomico non ha ascoltato l’allarme degli scienziati: ora dobbiamo mitigare l’impatto del cambiamento climatico sul nostro Pianeta”.

La strada c’è, la speranza non svanisce: “Con l’utilizzo delle fonti fossili abbiamo per anni garantito lo sviluppo, ma anche un sistema che ha creato anche svantaggi – ha ammonito Damiano - Abbiamo bisogno di energia per garantire questo livello, anche per lo sviluppo equo del Pianeta. Bisogna trovare la soluzione: noi l’abbiamo trovata, serve una trasformazione sociale, nell’uso e non nel consumo, dell’energia e delle risorse, e nell’economia. Anche questo è un tema interdisciplinare. La speranza è nell’energia rinnovabile, principalmente quella del sole. Ma bisogna cambiare il sistema, rendendolo delocalizzato e in cui l’energia sia condivisa”.

Quindi l’illustrazione del progetto che potrebbe fare in un prossimo futuro della Cittadella di Monserrato un campus completamente sostenibile: “L’idea è produrre energia all’interno e stimolare docenti e studenti a cambiare approccio in modo sostenibile. L’energia sarà prodotta e consumata tutta in loco ma in modo interagente con l’uomo. Un primo passo che considera la struttura come un laboratorio a cielo aperto, attraverso la collaborazione tra docenti e personale che hanno lavorato in uno splendido gruppo di lavoro”

Maria Del Zompo, Silvia Marchesan e Maria Chiara Di Guardo
Maria Del Zompo, Silvia Marchesan e Maria Chiara Di Guardo

“Il problema è avere persone preparare capaci di mettere insieme i dati in modo da ragionarci sopra – ha avvertito Sabrina Giglio - Le tecnologie superano molto spesso le nostre conoscenze. Dobbiamo preparare l’università"

A chiudere la carrellata di interventi avvincenti, chiari e coinvolgenti, è stata Maria Chiara Di Guardo, docente di Economia aziendale e prorettrice all’innovazione e al territorio dopo Annalisa Bonfiglio: “La ricerca è uno scrigno da cui pescare opportunità per lo sviluppo – ha detto - La trasformazione delle idee passa attraverso la messa a terra che fanno le imprese: è dunque nostro dovere supportarle in questo lavoro. Oggi si parla tanto di terza missione, per creare opportunità, speranza, futuro. La chiave è l’interdisciplinarietà che nasce nella ricerca scientifica: per le imprese si parla di stress innovativo. Per questo oggi occorre insegnare un approccio di tipo aperto, l’open innovation”.

Stimolata dalle domande del pubblico e dalle osservazioni della prof.ssa Del Zompo, la mattinata è andata avanti per oltre due ore, con spunti, idee e progetti: “Il problema è avere persone preparare capaci di mettere insieme i dati in modo da ragionarci sopra – ha avvertito Sabrina Giglio - Le tecnologie superano molto spesso le nostre conoscenze. Dobbiamo preparare l’università al fatto che il medico di domani deve essere anche un po’ informatico, un po’ dirigente di azienda e deve avere una formazione multidisciplinare”.

L'intervento di Annalisa Bonfiglio, ordinario di Bioingegneria elettronica e informatica
L'intervento di Annalisa Bonfiglio, ordinario di Bioingegneria elettronica e informatica

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