''Luigi Rolando ci è arrivato quindici anni dopo'' spiega Alessandro Riva. La scoperta, per il professore emerito di anatomia dell’Università di Cagliari, vale il titolo di Fellow della Anatomical society inglese: è il primo italiano ad esserne insignito. Un tassello e un premio speciale per un carriera che coniuga ricerca, didattica e divulgazione di alto profilo
20 October 2021
Alessandro Riva, Fellow per gli anatomisti della Regina

Anatomia, scienza e storia della medicina. Dall'Università di Cagliari tra passato e futuro

Mario Frongia

“La mia piccola scoperta? Ha colto l’attenzione degli anatomisti inglesi” dice tutto d’un fiato. Alessandro Riva, emerito di anatomia dell’Università di Cagliari, è veloce e diretto. Il professore borbotta, annoda e scioglie concetti. Alcuni, di innegabile e insondabile profondità. Sorride. Si sincera di essere stato capito. Spiega e ripassa. Per poi, spiegare e ripassare. Ci fosse una moka che borbotta e l’aroma di una buona miscela ad impregnare l’aria, il set sarebbe perfetto. Si chiacchiera a distanza, al telefono. Il caffè? Sarà per la prossima. Scienza e storia che camminano di pari passo. Con quel filo che annoda confronto, competenze, intuito. Il tutto, condito da un quintale di garbata passione. Passione per la medicina e il corpo umano. Passione per cercare e trovare risposte alle patologie, al dolore, alle incertezze e alle fragilità umane. Passione per la ricerca, gli studenti, il confronto, i dettagli. Shakerate e avrete l’abituale terreno di caccia dell’anatomista. In città dal 1964, un ragazzino con l’animo del pioniere e una marcia spedita tra laboratori, aule, archivi. Che dopo sessant’anni si ritrova, come neanche un giovane specializzando cresciuto con indosso tweed e golfini in cachemire a Harvard o Eton, a mettere sul bavero della giacca, e sulla carta intestata, il Fas. Ovvero, un sigillo reale, che fa capo dalla notte dei tempi ai Windsor e ai decreti di Elisabetta II. Fellow anatomical society è la ragione dell’acronimo.

La cera n. 13. Il cartellino con firma del Susini del 1803, scoperto dal professor Riva. La cifra 8, scritta in orizzontale, è stata in parte disciolta dal solvente usato per rimuovere il tessuto di seta che ricopriva la tavola d'appoggio del modello
La cera n. 13. Il cartellino con firma del Susini del 1803, scoperto dal professor Riva. La cifra 8, scritta in orizzontale, è stata in parte disciolta dal solvente usato per rimuovere il tessuto di seta che ricopriva la tavola d'appoggio del modello

Le cere cagliaritane del Susini, gioielli dell’anatomia mondiale 

Teniamoci bassi, la Società di anatomia inglese la frequento da tanti anni. Fin dal ’66 ho partecipato ai loro convegni, sono intervenuto nel dibattito accademico, ha scritto diverse considerazioni. Nel loro ultimo congresso a Glasgow mi hanno comunicato che i miei studi e le mie carte erano a posto. E mi hanno insignito con il Fas. Mi dicono che nessuna altro italiano l’abbia mai ricevuto”. Mica male per uno che ha fatto a sportellate ovunque per rendere merito alle cere anatomiche di Cagliari. Le ha piazzate sui pannelli e sui treni della metro di Londra, in Giappone e in mezzo mondo. Con una risposta comune: docenti, esperti, scolaresche e tanta gente comune con il naso all’insù. E la scoperta che gli è valsa il Fellow? Il professor Riva la prende larga. Compaiono i Savoia, Napoleone, la malaria, i battelli Livorno-Olbia, Duilio Casula, le Cere e la Cittadella dei musei. C’è spazio per il bastione del Balice, il Teatro anatomico e le notti insonni all’Istituto di anatomia. Pausa. Con ripartenza spigliata: “Parliamo di medicina, certo. Ma se non si inquadra il periodo storico-sociale si capisce male e poco. Ho presentato questa piccola scoperta sulle cere di Cagliari: in quella con il cranio scalottato, che ho portato anche in Giappone, la numero 13, avevo visto da subito che c’era una delle più antiche rappresentazioni delle circonvoluzioni cerebrali come entità fisse. Oggi sappiamo che sono fisse perché nel 1828 Luigi Rolando, professore di anatomia a Sassari, ha pubblicato un lavoro in cui per la prima volta descriveva le circonvoluzioni come strutture stabili, molto importanti per il funzionamento del cervello, Ovvero, una configurazione fissa”.

Perché, qual era l’ipotesi contrastante?

Le avevano paragonate alle anse dell’intestino tanto che le chiamavano processi enteroidei: processi simili alle anse intestinali. Siccome queste sono mobili pensavano che anche le pieghe del cervello fossero mobili.

Dove e quando ha capito che qualcosa non quadrava?

Appena ho viste le cere le ho studiate. Nel mio primo libro ho scritto che la numero 13 aveva una delle prime rappresentazioni corrette delle circonvoluzioni cerebrali, codificate nel 1828 dal professor Rolando. Nei miei primi anni a Cagliari non sono riuscito a trovare la datazione della cera. Ma sapevo che Rolando era passato da Firenze, al museo della Specola, proprio quando Clemente Susini e Francesco Boi stavano lavorando alle Cere di Cagliari. Era arrivato alla fine del 1804 e pensavo fosse stato lui a suggerire ai due, impegnati nella realizzazione del calco della cera, le circonvoluzioni stabili.

Da cosa nasceva questa sua interpretazione?

Rolando è andato al museo della Specola a Firenze, ha contattato il direttore, Felice Fontana, e l’anatomico, Paolo Mascagni. Veniva logico pensare che fosse stato lui a influenzare Boi e Susini.

Tra re esiliati, atenei isolani e museo della Specola. Qual è il filo?

Nel 1804 il re di Sardegna Vittorio Emanuele I era in esilio a Roma. Ma fece comunque la nomina di Luigi Rolando a professore di Anatomia e medicina pratica all’Università di Sassari. Rolando è partito da Torino per andare a Livorno per potersi imbarcare verso la Sardegna. Intanto - spiega il professor Riva - è scoppiata la febbre gialla, i battelli non partivano per la Sardegna, né poteva rientrare in Piemonte. È andato a Firenze, allora il centro degli anatomisti al museo della Specola. Lì, avevano già fatto le cere di Firenze. E si sapeva che stavano lavorando alle Cere denominate di Cagliari. E tra queste c’era quella con le circonvoluzioni corrette come quelle che conosciamo oggi, rivelate al pubblico per la prima volta 25 anni dopo da Rolando.

Professore, quand’è che lei incrocia le Cere?

Appena sono diventato responsabile del museo delle Cere nel 1991. E devo ringraziare a Duilio Casula. Erano nell’Istituto di anatomia, ma il rettore ha voluto che le cere, su mia pressante richiesta, fossero messe nella Cittadella dei musei in piazza Arsenale.

Com’è che la certezza della sua scoperta è arrivata così tardi?

Di fatto, non avevo ancora trovato la data della cera. Tutte quelle di Cagliari hanno un cartellino con la data. Di recente, sollevando un lenzuolino bianco in seta che avvolge la cera, ho visto la data della numero 13: era stata fatta nel 1803, prima che Rolando arrivasse da Susini e Boi. Quindi, sono stati loro a fare il calco giusto. Gli altri anatomisti non erano stati così attenti. La data mi ha permesso di chiudere il cerchio alla mia scoperta.

Ma le cere nel frattempo che fine hanno fatto?

Le cere sono qui a Cagliari dal 1806. Sono state tenute in un’area del  museo vicereale costruito da Carlo Felice in piazza Palazzo. Un museo eterogeneo, con animali impagliati, minerali, i primi bronzetti valorizzati. Poi, il re è stato fregato e ha comprato anche bronzetti falsi. Ma questa è un’altra storia. Comunque, parliamo del primo museo nato a Cagliari.

Da piazza Palazzo per poi andare dove?

Le ha ricevute l’Università. Il canonico Spano ha dato le raccolte geologiche alla facoltà di geologia e in parte all’antropologia, gli animali a zoologia. Le cere sono state conservate nell’Istituto di anatomia, prima al Bastione del Balice in rettorato. Poi, hanno seguito il peregrinare della sede dell’Istituto, quindi in via Porcell. Qui le ha notate Luigi Castaldi, grande anatomico che ha capito quanto erano belle. Un antifascista feroce, confinato a Cagliari. Poi, dopo il bombardamento del ’43, Brotzu gli ha permesso di tornare a Firenze, sua città natale. Era molto malato.

Qual è stato il merito di Castaldi?

Ha capito che le cere erano tutte firmate dal Susini. Da allora hanno cominciato a chiamarle Cere anatomiche di Clemente Susini e Francesco Boi. Castaldi ha pubblicato anche il primo libro sulle cere. Poi, in Istituto c’è stato anche il suo allievo Carlo Maxia. E nel 1964 compare il mio maestro Cattaneo. Ma va detto che le Cere erano in precarie condizioni, Cattaneo le ha trovate in un magazzino ricoperte da giornali: stavano costruendo il Teatro anatomico e le avevano messe in un sotterraneo.

Dimenticate o quasi.

Certo. Ma Cattaneo ci teneva. Ha insistito e ha avuto dal rettore Peretti una stanza dell’Istituto di via Porcell. A seguire, sono arrivato io. Ero assistente e ho cominciato a fare propaganda. Ho chiesto e richiesto attenzione a Casula. Fino a quando ha voluto fossero messe in Cittadella: nel 1991 era ancora chiusa e mancava il benestare del ministero.

Cagliari. Una delle cere in mostra in Cittadella dei musei
Cagliari. Una delle cere in mostra in Cittadella dei musei

Museo delle cere in Cittadella, una scommessa vinta


Il professore spiega: "Il Museo delle cere è stato il primo museo installato in Cittadella, prima dell’archeologia, della Soprintendenza, della Pinacoteca. Devo dire che per me è stato un passaggio soddisfacente anche dal punto di vista personale. Sono andato in cattedra molto presto e ho avuto la nomina a direttore dell’Istituto nel 1971: il più giovane direttore d’Italia. Non tutti l’hanno presa bene ma Casula e diversi altri mi hanno difeso. Tanto che nel 1975 sono diventato Ordinario. Un contesto che mi ha permesso di propagandare le cere. E di farle conoscere nel mondo.

Professore, qual è stato il segreto?

Mi sono sbattuto come un matto. Ho cercato agganci politici, ho trovato in assessorato disponibilità, e ricordo la dottoressa Del Pin. E ho convinto anche il Touring club ad inserirle nei circuiti dedicati a vacanzieri e visitatori.

Passo indietro. Qual è stato il ruolo del professor Casula?

Il rettore ha capito la portata delle cere e ha voluto che andassero in Cittadella, parliamo di uno dei posti più belli di Cagliari. E nel 1992 ho fatto anche il sito italiano-inglese su quello che è stato il primo museo scientifico in Italia.

Ripassiamo dalla scoperta. Come ha stregato gli anatomisti britannici?

Con una seconda prova. Ricapitolando, Rolando è arrivato a Sassari nel 1806 ed è andato via nel 1814, quando è caduto l’Impero Napoleonico. Ma ha lasciato, e ringrazio i colleghi di Sassari, due calotte di cervelli in cui si vedono le circonvoluzioni dall’alto, corrette. Nel libro che Rolando ha scritto sul cervello a Sassari, precisa in più capitoli che stava studiando la parte interna. Poi, nel 1828 ha completato lo studio della parte esterna. Questo conferma che le Cere di Cagliari sono le prima rappresentazione corretta delle circonvoluzioni umane.

Chiudiamo con il Fas. Orgoglioso?

Sì, sono il primo italiano a ottenerlo. Dopo che ho mandato a Glasgow la ricerca, la Società di anatomia mi ha inviato una lettera e un invito a presentare i miei titoli per diventare Fas. Per decreto si può mettere la sigla prima del nome. Hanno accettato all’unanimità e mi hanno dato il titolo. Che permette di avere alcune gratuità nelle attività della società. A stretto giro la comunità degli anatomisti si è fatta sentire con affetto anche perché la notizia l’Anatomical society l’ha data anche ai soci della Società italiana di anatomia e istologia.

In alto sezione orizzontale di calotta cerebrale lasciata da Rolando nel Museo Anatomico di Sassari al suo ritorno a Torino (2014). La frattura della calotta interessa proprio il solco e le circonvoluzioni pre e post-rolandiche
In alto sezione orizzontale di calotta cerebrale lasciata da Rolando nel Museo Anatomico di Sassari al suo ritorno a Torino (2014). La frattura della calotta interessa proprio il solco e le circonvoluzioni pre e post-rolandiche

Dal collegio Ghislieri al National science di Tokyo

Alessandro Riva (Milano, 25 agosto ’39) è a Cagliari dal 1964 dopo la laurea in Medicina e chirurgia all'Università di Pavia. Incaricato di Anatomia topografica, Istologia, Anatomia (1970), quindi Ordinario di Anatomia umana, ha fondato e promosso il Dipartimento di Citomorfologia, del Dottorato in Scienze Morfologiche e del Museo delle Cere delle Cere anatomiche. Per diciassette anni nel cda dell’Università di Cagliari, è stato presidente e docente di Anatomia del corso di laurea in Scienze infermieristiche Insegna Storia della medicina. Dal 2011 è professore emerito. Visiting professor dell’Università di Miyazaki (Giappone), membro di otto Società scientifiche Nazionali e internazionali, Presidente dell'Associazione Clemente Susini per la Storia della Medicina, Rappresentante dell'Italia nel Programma federativo internazionale per la Terminologia anatomica , socio onorario delle Società di Scienze microscopiche, di Istochimica, di Anatomia e Istologia, Emeritusm Member di 1) Anatomical Society of Great Britain and Ireland, 2) The American Anatomical Society, 3) Histochemical Society (Usa), 4) European Society of Experimental Morphology, 5) Rumenian Anatomical Society. Si interessa di mitocondri, ghiandole salivari ed esocrine, Storia dell'Anatomia, Ceroplastica anatomica. Il laboratorio di microscopia elettronica applicata alla biomedicina, l’unico tuttora funzionante a Cagliari organizzato dal èrpfesspr Riva dal 1973, ha varie collaborazioni con noti studiosi europei, giapponesi e americani. Ha coordinato vari progetti nazionali di ricerca. Nel 2009 gli è stato conferito a Miami dalla International Association of dental research il Salivary research distinguished scientist award, premio mai, fino ad allora, conferito a ricercatore italiano. I Rotary club di Cagliari gli hanno conferito il premio internazionale Alberto La Marmora per l’attività accademica a Cagliari e per aver promosso e fondato il Museo delle cere Anatomiche. Nel 2017 ha ricevuto il Premio alla carriera dalla Società Italiana di Anatomia e Istologia quale “Maestro delle Scienze morfologiche”. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste internazionali, editor e membro dell'editorial board e referee di numerose riviste internazionali. Visiting professor in prestigiose Università europee, Usa e Giappone, è stato relatore, per invito, in oltre cinquanta congressi internazionali. Ha organizzato decine di convegni internazionali. Il volume in italiano e inglese sulle cere anatomiche, Cere, Flesh &Wax, Ilisso: Nuoro, 2007) è stato incluso tra gli eventi dell’anno dal ministero dei Beni culturali: Ha curato un’audioguida italiano-inglese e due cd-rom sul museo di Cagliari. Ha pubblicato sul web nel 1993 un sito plurilingue che illustra il museo virtuale e contiene anche una breve Storia della Medicina vista dalla Sardegna. Per i 400 anni dell’Università di Cagliari, con Marcello Trucas e Marina Quartu ha scritto il volume di 500 pagine “Anatomia Clavis et Clavus Medicinae” sulla Storia dell’Anatomia Umana a Cagliari dalla preistoria ai giorni nostri. Ha promosso l’esposizione di alcune cere anatomiche cagliaritane in mostre tenutesi a la Villette di Parigi, Hayward Gallery di Londra, Triennale di Milano, National science museum di Tokyo, La Marciana di Venezia. (m.fr.)

Il professor Riva è autore di oltre duecento pubblicazioni
Il professor Riva è autore di oltre duecento pubblicazioni

Un team multidisciplinare per un lavoro scientifico che ha colto nel segno

Alessandro Riva ha intitolato il suo lavoro più recente “Il lungo cammino di Rolando dai processi enteroidei ai solchi e le circonvoluzioni del cervello umano”. La ricerca è stata presentata all’Università di Glasgow, al convegno dell’Anatomical Society lo scorso luglio. Oltre al professore, firmano il lavoro Marcello Trucas (professore a contratto di Anatomia, Università Cagliari, bibliofilo e Storico dell’Anatomia), Francesco Loy (anatomico, responsabile del Museo e delle Cere anatomiche di Susini-Boi, Università Cagliari), Alessio Pirino (anatomico, responsabile museo Luigi Rolando e dei calchi Rolandici, Università Sassari) e Andrea Costantino Montella (presidente facoltà di Medicina e chirurgia, anatomico, studioso di Luigi Rolando, Università Sassari). La lettera che consegna il Fas al cattedratico cagliaritano acquisito è firmata dal segretario onorario dell’Anatomical society-Lancaster medical school, Adam Taylor. Le congratulazioni degli anatomici inglesi all’Emeritus Alessandro Riva, è del marzo scorso. La nomina a “Full Member of the Anatomical Society for at least seven consecutive years” si chiude con i “Best Regards” del Regius Professor Simon H. Parson, President of the Anatomical Society.

L'immagine di una delle cere che hanno stupito Londra
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