Sergio Rubini e la compagnia che ha messo in scena al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione del CeDAC l’adattamento teatrale di “Dracula” intervistati alla Fondazione di Sardegna da Antioco Floris nell'ambito di "Oltre la Scena" e de "I Pomeriggi della Fondazione". L’attore, regista e sceneggiatore ha spiegato come nasce il suo lavoro in scena e aggiunto: “Coniugare cinema e teatro è schizofrenia conclamata”. Luigi Lo Cascio, con lui interprete sul palco: “Mi ha attratto molto l’idea che a raccontare la storia sia uno scienziato”
23 December 2019
Sergio Rubini durante l'incontro-intervista con il pubblico, a destra Antioco Floris

Una buona parte della compagnia che sta portando in giro per l’Italia l’adattamento teatrale tratto dal fortunato romanzo epistolare di Bram Stoker ha risposto alle domande di Antioco Floris

Sergio Nuvoli

Cagliari, 23 dicembre 2019 - “Per me il teatro è uno spazio di ricerca, di libertà: mi dà la possibilità di studiare per poi tornare al cinema. Trovo vi sia contiguità tra questi due mondi, nonostante la dicotomia creata in Italia negli ultimi anni. Io non amo il teatro: penso sia un luogo di sofferenza. La polvere del palcoscenico mi fa venire l’orticaria. Per me è un luogo di sperimentazione”. Lo ha detto Sergio Rubini, attore e regista, conversando venerdì sera alla Fondazione di Sardegna con Antioco Floris, docente al Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali durante l’incontro organizzato a margine della rappresentazione di “Dracula” andata in scena al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione del CeDAC.

Con Rubini, a rispondere alle domande di Floris, buona parte della compagnia che sta portando in giro per l’Italia l’adattamento teatrale tratto dal fortunato romanzo epistolare di Bram Stoker. L'incontro si è svolto nell'ambito di "Oltre la Scena", l'ormai consueta serie di appuntamenti con i protagonisti della Stagione de La Grande Prosa organizzata al Teatro Massimo di Cagliari dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna e de "I Pomeriggi della Fondazione".

“Parto da un’idea anti-teatrale – ha rimarcato il regista e attore - Mi piacciono i microfoni, io parto da un’idea che non prevede la tradizione, la voce... In poche parole oggi il teatro va tradito, va pensato come una scatola magica in cui lo spettatore deve entrare come al luna park si entra nel castello degli orrori”.

Il pubblico in sala
Il pubblico in sala

In poco più di mezz’ora, grazie alle domande del responsabile del CELCAM, è stato possibile sentire dalla viva voce dei protagonisti parecchie riflessioni

In poco più di mezz’ora, grazie alle domande del docente, responsabile del CELCAM, è stato possibile sentire dalla viva voce dei protagonisti parecchie riflessioni: “Mi piace ricreare un flusso reale – ha spiegato Rubini - Parto da queste convinzioni: tutto ciò che non mi piace mi indica la strada. Così abbiamo deciso di prendere un filone preciso, senza per questo tradire il testo: penso che vada interpretato lo spirito del libro, il clima di base, il registro, ciò che è detto tra le righe”.

“Coniugare cinema e teatro è schizofrenia conclamata – ha aggiunto, ricordando anche la recitazione in "La stoffa dei sogni" di Gianfranco Cabiddu - il mestiere dell’attore è molto più complicato: lui lavora al buio, mentre il regista si muove alla luce. In scena, questo non sapere ci terrorizza: farsi portare in macchina da uno sconosciuto è complicato, mentre guidare l’auto ci dà la dimensione di quello che dobbiamo fare. Fare entrambe le cose è da matti. Io ho iniziato a farlo da ragazzino: per questo nei miei spettacoli ci sono sempre anche come attore. Quando faccio l’attore mi abbandono completamente, lascio i registi assolutamente liberi perché so quello che vuol dire”.

Luigi Lo Cascio ha sottolineato come “sia stata una bellissima occasione di ricerca grazie a Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi. Il lavoro che facciamo in scena è una cosa che non si interrompe mai: nel caso di ‘Dracula’ lo scrittore, il regista è presente sulla scena, è una sorta di drammaturgo in diretta che fa una costante rilettura di quello che si sta facendo. E' la scrittura che continua a montare: una cosa che non mi era mai capitata prima. Ogni giorno siamo messi alla prova, non ho mai visto un autore che soffra così tanto. Innanzitutto verso se stesso, perchè chiede sempre qualcosa di più vicino all'idea iniziale. Dracula è ormai un mito contemporaneo, ma se non ci fosse stato Rubini, non mi sarei avvicinato al vampirismo. Quest’opera ha dentro molte cose interessanti: mi attrae molto il fatto che la storia sia portata avanti da uno scienziato”.

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Il tavolo alla Fondazione di Sardegna con gli attori

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